Addio a Lidia Menapace, il Covid si porta via un’altra figura storica del Novecento

Il Coronavirus si è portato via un'altra straordinaria protagonista del secolo breve. Ecco chi era, e perché la ricorderemo per sempre

Addio a Lidia Menapace. Il Covid si è portato via un’altra straordinaria protagonista del secolo breve. Volto storico del femminismo e dell’antimilitarismo, ex staffetta partigiana, Lidia è morta all’ospedale di Bolzano, dove era ricoverata nel reparto di malattie infettive per le complicazioni causatele dal Covid. Aveva 96 anni.

Nei giorni scorsi l’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, aveva dato la notizia del suo ricovero precisando che le sue condizioni erano “molto gravi”. L’annuncio della scomparsa, avvenuto nella notte, è stato dato dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

“Lidia non ce l’ha fatta. Il dolore è grande. È scomparsa una grande donna, coerente con quello che pensava” ha detto all’Adnkronos Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi. “È un lutto per l’Anpi, è un lutto per il Paese. Ciao Lidia, partigiana della democrazia, della pace, dell’uguaglianza, dei diritti delle donne, cioè dell’umanità. Resterai nella coscienza e nell’impegno di tutte e tutti noi”, è il messaggio del presidente Pagliarulo sul sito dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Chi era Lidia Menapace: dal cattolicesimo al comunismo

Nata a Novara il 3 aprile 1924, Lidia Brisca, questo il suo vero nome, giovanissima prese parte alla Resistenza come staffetta partigiana. Entrò in una formazione della Val d’Ossola diventando sottotenente con il nome di battaglia di “Bruna”.

Nel dopoguerra si impegnò nei movimenti cattolici, in particolare con la FUCI – Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Nel 1952 si trasferì in Alto Adige e nel 1964 fu, quale candidata della Democrazia Cristiana, la prima donna eletta nel consiglio provinciale di Bolzano, insieme a Waltraud Gebert Deeg. In quella stessa legislatura fu anche la prima donna ad entrare nella giunta provinciale, come assessora effettiva per affari sociali e sanità.

All’inizio degli anni Sessanta prese servizio anche all’Università Cattolica del Sacro Cuore con l’incarico di lettore di Lingua italiana e metodologia degli studi letterari, incarico che però nel 1968 non le fu rinnovato a seguito della pubblicazione di un documento intitolato “Per una scelta marxista”.

L’esperienza al Manifesto

Uscita dalla DC con una lettera polemica, nel 1969 si unì al gruppo degli eretici comunisti fondatori della rivista “Il Manifesto”. Luigi Pintor, Rossana Rossanda (scomparsa anche lei da poco, il 20 settembre scorso), Luciana Castellina, Lucio Magri, Filippo Maone, Eliseo Milani, Valentino Parlato, tra gli altri, divennero le compagne e i compagni di una lunga parte della sua vita.

Sul mensile poi diventato “quotidiano comunista” scriverà regolarmente fino alla metà degli anni Ottanta. A seguito di un conflittuale rapporto con Rossanda, anche a causa della distanza dal movimento femminista, lascerà poi il collettivo del Manifesto.

Nel 1973 fu tra le promotrici del movimento Cristiani per il Socialismo ed entrò a far parte del Comitato per i diritti civili delle prostitute come membro laico.

La militanza politica

Aderì a Rifondazione Comunista fin dalla fondazione e nelle elezioni politiche del 2006 venne eletta al Senato. Poco dopo la nascita del governo Prodi fu proposta alla presidenza della Commissione Difesa al Senato, una proposta contestata da alcuni elementi della Casa delle Libertà visto il suo antimilitarismo.

A scatenare le polemiche fu una sua intervista al Corriere della Sera, nella quale descrisse “inutilmente costose e inquinanti” le Frecce Tricolori. Al posto suo, fu eletto a sorpresa il senatore Sergio De Gregorio dell’Italia dei Valori, sostenuto dall’opposizione. Successivamente venne criticata da alcuni settori del movimento pacifista per la sua scelta di votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan.

Dal 6 febbraio 2007 al 28 aprile 2008 ricoprì la carica di presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito.

Nel 2009 Lidia Menapace si candidò alle elezioni europee nella lista anticapitalista PRC-PdCI nella circoscrizione Nord-Est senza essere eletta a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale. Stesso destino nel 2018, quando si candidò al Senato con Potere al Popolo.

Lidia Menapace è stata autrice di numerosi libri, tra cui: “Il futurismo. Ideologia e linguaggio” (1968); “L’ermetismo. Ideologia e linguaggio” (1968); “Per un movimento politico di liberazione della donna” (1973); “La Democrazia Cristiana” (1974); “Economia politica della differenza sessuale” (1987); “Nonviolenza” (2004); “Io, partigiana. La mia Resistenza” (2014); “Canta il merlo sul frumento. Il romanzo della mia vita” (2015).

Nel 2019 le viene conferito il Premio Margherita Hack-Personaggio laico dell’anno. “Amo la vita e la vita mi ama perché mi offre sempre qualcosa”, diceva, sorridendo, Lidia.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Addio a Lidia Menapace, il Covid si porta via un’altra figura st...