Letizia Moratti prossima governatrice della Lombardia? Cosa farà con Calenda, Renzi e Pd

Dopo lo strappo con la giunta Fontana, Letizia Moratti annuncia la sua candidatura alla presidenza della Regione Lombardia nelle prossime elezioni regionali 2023

Dopo lo strappo con la giunta Fontana, Letizia Moratti annuncia la sua candidatura alla presidenza della Regione Lombardia nelle prossime elezioni regionali 2023. Supportata da quale partito? Non certo a sorpresa, dal Terzo Polo. “Insieme con Carlo Calenda e Matteo Renzi ho condiviso l’avvio di un percorso che mi vedrà candidata alla presidenza di Regione Lombardia” scrive in una nota l’ex vice presidente e assessore al Welfare.

Moratti parla di “un progetto forte ed attento ai territori, orientato ad offrire una visione del futuro lombardo e nazionale capace di interpretare i mutamenti in atto ed affrontare le nuove sfide in arrivo”. Una collaborazione – spiega ancora – che nasce sostenuta dall’”ampia e consolidata” rete civica a lei vicina e dal Terzo Polo, ampiamente aperta all’adesione di tutti gli interlocutori politici, culturali, del terzo settore e delle associazioni, con i quali è certa potrà realizzerà “interessanti e positivi” confronti per la costruzione di una coalizione vincente.

“Ringrazio Carlo Calenda e Matteo Renzi per l’appoggio”, conclude, sottolineando che “inizia oggi un nuovo appassionante cammino per dare le risposte che la Lombardia merita”.

Qui perché lo strappo con Fontana rappresenta un duro colpo per il governo Meloni e qui perché il governo è già a rischio.

Perché Letizia Moratti si è dimessa dalla Regione Lombardia

Lo scorso 2 novembre Letizia Moratti si è dimessa dalla giunta della Regione Lombardia, comunicandolo con una nota stampa in cui ha spiegato che, di fronte al venir meno del rapporto di fiducia con il presidente Attilio Fontana, annunciava la decisione di rimettere le deleghe di vicepresidente e di assessore al Welfare di Regione Lombardia. “Un forte segnale rispetto alle lentezze e alle difficoltà nell’azione di questa amministrazione, che a mio avviso non risponde più all’interesse dei cittadini lombardi”.

Una “scelta di chiarezza” di cui si fa pienamente carico, anche in considerazione dei “provvedimenti contraddittori assunti in materia di lotta alla pandemia”, Moratti spiega che per rispetto dei cittadini, con senso di responsabilità e in considerazione del delicato momento socio-economico del Paese, ha voluto attendere l’esito delle elezioni politiche e la formazione del nuovo Governo per rendere nota la sua posizione.

Ma quali sono i motivi che hanno portato la lady di ferro lombarda a lasciare Palazzo Lombardia. Prima di tutto, la gestione della pandemia. Nonostante infatti sul Covid sia passata la linea da lei stabilita per i cittadini lombardi di seguire il parere degli esperti della Cabina di regia lombarda che ha attivato sull’obbligo delle mascherine in ospedali e Rsa, Moratti di dice preoccupata della scelta di anticipare il reintegro dei medici e degli altri professionisti della sanità non vaccinati, nonché del condono sulle multe ai no vax e la diversa sensibilità sull’importanza dei vaccini.

Qui tutto sulla svolta Covid del governo Meloni.

“Si tratta di tre esempi, emblematici di una diversa impostazione politica in questo ambito” spiega. “Credo infatti che, se oggi il Paese è in sicurezza per quanto riguarda il Covid, lo dobbiamo senza alcun dubbio all’adesione massiccia alla campagna vaccinale dei mesi scorsi. Che è riuscita grazie allo straordinario senso di responsabilità civica dei cittadini lombardi, così come all’enorme impegno di medici, infermieri, militari, Protezione civile e volontari, protagonisti di un processo che ha portato la Lombardia ad essere tra le prime aree al mondo per adesione e copertura. Un successo di cui essere fieri e che ora viene messo in discussione da provvedimenti che non condivido”.

Perché Moratti ha deciso di candidarsi con il Terzo Polo di Calenda e Renzi alle Regionali della Lombardia 2023

“La mia candidatura nasce a partire dalla lista civica Lombardia Migliore, naturalmente dal Terzo Polo di Calenda e Renzi, ma anche da molte realtà civiche che hanno scelto di far parte del progetto. Agli amici del Pd dico solo questo: è cambiato lo scenario. Non c’è più il centrodestra, c’è una destra-destra al governo del Paese e questo obbliga tutti noi – me stessa in primis ma anche loro – a una ‘revisione’ del nostro posizionamento” spiega in una intervista a Repubblica.

Il centrodestra non c’è più, dunque, “lo si è visto anche con i primi provvedimenti del governo”. Questa è una destra che, dice, “a furia di alzare muri, ci chiude tutti in un recinto”, per questo invitando tutti, in particolare il Pd, a cambiare paradigma: “Serve un approccio nuovo, una sintesi innovativa tra riformismo e pragmatismo. Mi rivolgo anche al Partito democratico e a tutte le altre forze politiche che vogliono interpretare questa fase nuova di cambiamento. Ci vuole un approccio nuovo, più laico, una sintesi innovativa tra riformismo e pragmatismo”.

Dopo le dimissioni e la sua nuova candidatura, Moratti sta ricevendo molte richieste, tantissime proprio da esponenti del Partito democratico, “e non parlo solo di quelli che si immagina più facilmente” chiarisce. C’è chi come Calenda sogna un ticket con Carlo Cottarelli come candidato del Pd alle Regionali. “Stimo molto Cottarelli, sono in contatto con lui così come con tanti altri interlocutori – spiega Moratti – . Ma sono scelte che non mi competono, si tratta di decisioni che deve prendere il Pd”.

Moratti si è detta comunque disponibile a restare a disposizione della Regione Lombardia per il passaggio di consegne dello stato di avanzamento dei progetti che ha attivato. In particolare, quelli su temi e politiche che le stanno particolarmente a cuore, oggetto delle sue ultime proposte di delibere, che riguardano importanti investimenti pubblici per la salute dei cittadini, per la realizzazione di ulteriori Case di Comunità e per ridurre drasticamente le liste di attesa negli ambulatori.

Guido Bertolaso nuovo assessore al Welfare in Regione Lombardia al posto di Moratti

Dal canto suo, Attilio Fontana ha replicato che i dubbi che aveva espresso sul posizionamento politico di Letizia Moratti erano fondati. “E’ chiaro che guarda verso sinistra e non da oggi”, ha commentato il governatore lombardo.

“E’ sorprendente che l’assessore al Welfare dichiari oggi che l’azione della Giunta non sia sufficiente. Ne fa parte da un anno e mezzo e non mi pare che abbia sollevato mai problemi. Ciò che però conta oggi è che l’eccellente lavoro sulla campagna vaccinale e sul recupero delle prestazioni frenate dal Covid, non può fermarsi”. Su questo “sono impegnati i direttori generali di tutte le Ats e Asst della Regione ed è necessario non perdere nemmeno un attimo”.

Fontana ha proceduto immediatamente alla nomina di un assessore al Welfare che “si occupi esclusivamente dei bisogni dei cittadini, senza distrazioni politiche, a partire dagli interventi sulle liste di attesa”. Per questo, dopo aver informato i leader del centrodestra, ha deciso di affidare la delega del Welfare a Guido Bertolaso, che definisce “protagonista della campagna vaccinale in Lombardia e profondo conoscitore della macchina operativa della sanità lombarda”.