Letizia Moratti, chi è e cosa ha fatto la berlusconiana doc che ora invoca i vaccini in base al Pil

La neo assessora alla Sanità della Regione Lombardia ha chiesto al super commissario Covid Arcuri di ripensare l'attuale approvvigionamento delle dosi di vaccino anche in base "alla densità delle imprese"

Difficile fare peggio di Giulio Gallera, ma nessuno si aspettava il ritorno di Letizia Moratti. Nel bel mezzo di un pantano mediatico e politico che si porta dietro strascichi economici evidenti, e che vede la Lombardia colpevolmente indietro nella gestione della pandemia, ecco che viene chiamata lei, per volontà diretta di Silvio Berlusconi, alla guida della sanità lombarda.

La proposta di Letizia Moratti sui vaccini che fa discutere

Ed è subito polemica. Non tanto per il suo profilo politico, quanto per una dichiarazione resa in una lettera indirizzata al super commissario Covid Domenico Arcuri. Parlando dei gravi ritardi sui vaccini e dei criteri che hanno spinto la Lombardia in zona rossa, con serafica semplicità Letizia Moratti chiede di ripensare l’attuale approvvigionamento delle dosi anche in base “alla densità delle imprese”. Tradotto, più Pil hai più vaccini avrai.

La lettera della neo-assessora contiene la richiesta di quattro nuovi parametri per l’approvvigionamento delle dosi vaccinali: mobilità, incidenza della pandemia, densità della popolazione e Pil. Il riferimento al Pil come criterio per distribuire i vaccini tra le Regioni, precisa l’assessorato al Welfare, non si riferisce alla “ricchezza” di un territorio, e quindi dei suoi abitanti, ma al numero delle sue imprese e quindi alla capacità di favorire “un riavvio del motore economico del Paese”.

Una distribuzione dei vaccini capace di far ripartire le imprese a pieno ritmo sarebbe funzionale a migliorare lo stato di salute dell’economia di tutto il Paese: questo il pensiero della Moratti che sottende a questa uscita infelice, ma che esprime limpidamente l’impianto concettuale, sociale ed economico, del liberalismo berlusconiano.

Confidando nell’italico oblio perenne, dopo le polemiche, la Moratti ha corretto in parte il tiro spiegando che “non ho mai pensato di declinare vaccini e reddito. La salute è indiscutibilmente un diritto prioritario e costituzionale di tutti i cittadini senza differenza alcuna”.

La storia della Moratti, dalle assicurazioni a SanPa

La “lady di ferro” del centrodestra milanese, che poi tanto di ferro non è visti gli innumerevoli scivoloni politici (memorabili quelli ai tempi in cui ricopriva la carica di ministro dell’Istruzione), nominata vicepresidente della Regione Lombardia e assessora al Welfare, è stata la prima presidente donna della Rai, nonché unica sindaca donna di Milano per cinque lunghissimi anni, dal 2006 al 2011.

Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, questo il suo vero nome, 71 anni, ex broker assicurativo, figlia di un partigiano – sì, avete letto bene – che chiamavano “bianco” per via dell’appartenenza aristocratica, è cognata dell’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti e moglie del petroliere Gian Marco, scomparso nel 2018, con cui si è a lungo occupata della comunità di San Patrignano che tutti oggi ricordiamo benissimo.

Costante e protettiva la presenza della famiglia Moratti nei confronti della comunità di recupero per tossicodipendenti fondata da Vincenzo Muccioli. Particolarmente cospicue le donazioni elargite nel corso degli anni, per un totale di 286 milioni di euro, secondo quanto racconta Muccioli jr. nella discussa docu-serie di Netflix “SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano”.

Dopo la morte del marito, oltre a portare avanti l’impegno per San Patrignano, ha svolto il ruolo di presidente di E4Impact Foundation, che si occupa di formazione di giovani imprenditori africani. Dall’aprile 2019 all’ottobre 2020 è stata anche presidente di UBI Banca, incarico da cui si è dimessa dopo il successo dell’Opa lanciata da Intesa Sanpaolo.

Ministro dell’Istruzione e sindaca di Milano

Da ministro dell’Istruzione, nel secondo e nel terzo governo Berlusconi, dal 2001 al 2006, ha varato la riforma della scuola che porta il suo nome. Contestatissima, la nuova legge prevedeva alcune modifiche nell’ordinamento scolastico italiano, abolendo la riforma Berlinguer varata nel 2000. La riforma Moratti è stata poi cancellata e sostituita dal governo Prodi.

Milano, con lei, ha avuto l’Expo, l’Ecopass, il ticket per l’ingresso a pagamento in centro nella famosa Area C, e il nuovo skyline di Porta Nuova, destinato a diventare, tra banche e grattacieli, una delle più grandi aree verdi centrali d’Europa.

Le “consulenze d’oro”

Ma ancor più tristemente famose solo state le sue capovolte e consulenze d’oro. Travolta dall’accusa di aver licenziato senza giustificato motivo una decina di dirigenti del Comune, affidò quasi contemporaneamente 54 incarichi a consulenti esterni, spesso senza requisiti. Uno spoil-system in piena regola, che l’ha portata ad essere condannata dalla Corte dei conti a risarcire il Comune.

Nel 2007 era stata iscritta nel registro degli indagati per presunto abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sugli “incarichi d’oro” avviata dalla Corte dei Conti e dalla Procura di Milano. L’accusa era che avesse assunto, tramite incarichi esterni, ben 63 persone, di cui almeno 49 con qualifica dirigenziale, per una spesa di 8 milioni l’anno, in contrasto con il Testo Unico degli enti locali che prevede che i contratti con dirigenti esterni non debbano superare il 5% del totale. Con lei, arrivavano al 25%.

Proprio per la condanna delle consulenze d’oro l’allora prima cittadina milanese, con la sua giunta e i dirigenti, in tutto 22 persone, hanno dovuto versare allo Stato 1.082.674 euro. Nel 2017, da sola, ha dovuto versare oltre 591mila euro per due voci di spesa: 11 incarichi dirigenziali esterni a non laureati per quasi 1,9 milioni, e retribuzioni ritenute troppo costose, più di 1 milione, di alcuni addetti stampa.

Per i giudici contabili, l’operato di Letizia Moratti avrebbe avuto il connotato della “grave colpevolezza, ravvisabile in uno scriteriato agire, improntato ad assoluto disinteresse dell’interesse pubblico alla legalità e alla economicità dell’espletamento della funzione di indirizzo politico-amministrativo spettante all’organo di vertice comunale”.

I magistrati avevano confermato anche la “grave colpevolezza della condotta” in capo a tutti gli assessori che allora votarono le delibere con cui furono conferite queste consulenze d’oro, per le quali era anche stata avviata un’inchiesta da parte della Procura, poi archiviata.

Le reazioni alla proposta sui vaccini

Una gestione economica per così dire disinvolta, che stride ancora di più oggi ascoltando la proposta di legare i vaccini anti-Covid al Pil.

Tantissime le critiche che le sono piovute addosso. In primis direttamente dal ministro della Salute Roberto Speranza, che certifica il principio di universalità e gratuità del vaccino: “Tutti hanno diritto al vaccino indipendentemente dalla ricchezza del territorio in cui vivono. In Italia la salute è un bene pubblico fondamentale garantito dalla Costituzione. Non un privilegio di chi ha di più”.

Il Movimento 5 Stelle lombardo ha bollato la proposta come “discriminatoria”. “Merita una discussione immediata in Consiglio: i criteri elencati al momento ci sembrano discutibili se non discriminatori“, ha sottolineato il capogruppo in Consiglio regionale Massimo De Rosa. “Abbiamo preteso che di qui in avanti le decisioni siano trasparenti, chiare, legate ai bisogni reali dei territori e che sia il Consiglio, e non altre sedi, il luogo delle decisioni nell’interesse dei cittadini”.

Anche il sindaco di Milano Beppe Sala ci è andato giù, inevitabilmente, pesante: “Ci sono mattine in cui ti possono cadere le braccia”, ha scritto su Instagram. “Il tuo Paese in preda a una crisi politica difficile da decifrare e nel momento sbagliato. La tua Regione che chiede l’assegnazione dei vaccini in base al Pil”.

Nell’incontro con la Moratti, tra l’altro, emerge che non sarebbe stata ottenuta nessuna risposta rispetto al contro-dossier annunciato dal governatore Fontana per riportare la Lombardia in zona arancione sulla base di presunti dati Covid in miglioramento.

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