La mossa Usa che può cambiare la guerra. Draghi sente Putin: cosa si sono detti

Mentre prosegue l'avanzata russa a est, dove l'Ucraina è praticamente sguarnita di armi, arriva dagli Usa una notizia che potrebbe far svoltare la guerra

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Nel 93esimo giorno di guerra, mentre prosegue l’avanzata russa a est, dove l’Ucraina è praticamente sguarnita di armi, arriva dagli Usa una notizia che potrebbe far svoltare la guerra, bloccando i russi nel Donbass. Mentre il presidente ucraino Zelensky torna a parlare di genocidio, gli Stati Uniti, secondo quanto riferito dalla Cnn, si starebbero preparando ad inviare a Kiev missili a lungo raggio.

Il presidente Joe Biden avrebbe deciso di fornire all’Ucraina sistemi missilistici avanzati a lungo raggio – principale richiesta ora dei funzionari ucraini – come parte di un più ampio pacchetto di assistenza militare e di sicurezza, che potrebbe essere annunciato già la prossima settimana.

La Russia, i campi di filtrazione e il “genocidio culturale”

La situazione è ormai insostenibile. Mosca in diverse parti dell’Ucraina orientale sta rimuovendo con la forza migliaia di persone. Secondo diverse fonti vicine alle intelligence occidentali, centinaia di migliaia di ucraini sarebbero stati processati attraverso una serie di “campi di filtrazione” russi nell’Ucraina orientale e inviati in Russia proprio come parte di un programma sistematico di rimozione forzata.

Dai posti di blocco a Rostov e in altre città russe molti ucraini verrebbero trasferiti in angoli remoti della Russia. Alcuni sarebbero finiti sull’isola di Sakhalin, lingua nell’Oceano Pacifico all’estremo oriente della Russia, a 16mila km dal confine ucraino. Parlando di numeri, le stime occidentali variano da decine di migliaia a 1 milione di persone: insomma, un massiccio programma di dislocazione forzata.

Le condizioni nei campi sono spaventose, dicono fonti e testimoni oculari. La CNN all’inizio di questa settimana ha documentato controlli disumanizzanti, invasivi, e la totale mancanza di strutture sanitarie in quelle che sono vere e proprie tendopoli, ma anche in scuole e ospedali. C’è stata un’epidemia di tubercolosi in un campo, mentre in un altro gli ucraini sarebbero morti per mancanza di cure mediche.

Questo sarebbe parte dello sforzo di Putin di rafforzare il controllo politico sulle aree occupate, in parte eliminando gli ucraini ritenuti solidali con Kiev e in parte sminuendo l’identità nazionale ucraina attraverso lo spopolamento. Quello che alcuni attivisti per i diritti umani definisco “genocidio culturale”: un sistema indiscriminato che Mosca ha già utilizzato in precedenza, in particolare durante le due guerre in Cecenia.

Quali armi potrebbero inviare gli Usa all’Ucraina

Mentre dalla Danimarca arriva l’annuncio che arriveranno a Kiev i micidiali missili Harpoon (abbiamo spiegato qui cosa sono e perché sono così determinanti), se gli Usa invieranno missili a lungo raggio, dopo settimane di tentennamenti ci potremmo trovare a un punto di svolta concreto.

Nelle ultime settimane alti funzionari ucraini, incluso il presidente Zelensky, hanno chiesto agli Usa e ai loro alleati di fornire il cosiddetto Multiple Launch Rocket System (MLRS): sistemi d’arma fabbricati negli Stati Uniti in grado di sparare una raffica di razzi per centinaia di chilometri, molto più lontano di qualsiasi altro sistema già presente in Ucraina: questo, secondo gli ucraini, potrebbe essere un punto di svolta nella guerra contro la Russia.

Un altro sistema richiesto dall’Ucraina è il sistema missilistico di artiglieria ad alta mobilità, noto come HIMARS, un sistema a ruote più leggero in grado di sparare molti degli stessi tipi di munizioni dell’MLRS, che può sparare molto più lontano di qualsiasi altra artiglieria che gli Stati Uniti abbiano inviato fino ad oggi.

L’MLRS e la sua versione più leggera, l’HIMARS, possono lanciare fino a 300 km a seconda del tipo di munizione. Vengono sparati da un veicolo mobile contro obiettivi terrestri, il che consentirebbe agli ucraini di colpire più facilmente obiettivi all’interno della Russia.

L’artiglieria convenzionale russa, che ha una portata di circa 50 km, “non si avvicinerebbe” ai centri urbani ucraini se i sistemi MLRS fossero posizionati lì: questo significherebbe smantellare in modo rapido le loro tattiche d’assedio, dicono gli esperti.

A questo punto del conflitto per gli Usa conta solo la Realpolitik. Una soluzione alternativa potrebbe essere quella di fornire all’Ucraina sistemi missilistici a corto raggio, hanno affermato alcuni funzionari, anch’essi allo studio: per addestrare gli ucraini probabilmente basterebbero circa due settimane. Intanto anche Anche il Regno Unito sta valutando di inviare sistemi a lungo raggio, proprio insieme agli Stati Uniti.

Rischio ritorsioni per l’Occidente

Tante le preoccupazioni sollevate all’interno del Consiglio di sicurezza nazionale, riguardo alla possibilità che l’Ucraina possa utilizzare i missili per effettuare attacchi offensivi all’interno della Russia e che Mosca possa percepire l’invio di armi pesanti come una palese provocazione, con conseguenti ritorsioni anche contro Washington e tutto l’Occidente.

Funzionari russi hanno affermato pubblicamente che qualsiasi minaccia alla loro patria costituirebbe una escalation e hanno affermato che i Paesi occidentali si stanno rendendo un obiettivo legittimo nella guerra continuando ad armare gli ucraini. Si ritiene comunque che l’Ucraina abbia già effettuato numerosi attacchi transfrontalieri all’interno del territorio russo, che i funzionari ucraini non confermano né negano.

Oltre al fatto che i funzionari americani sono preoccupati che gli Stati Uniti cedano così tante armi parte del loro arsenale militare, uno dei principali problemi, spiega la Cnn, riguarda l’ampio raggio d’azione dei sistemi a razzo.

Cibo come arma? Il problema del grano e del gas

C’è anche un altro fronte caldissimo lungo il quale si sta combattendo questa guerra: quello delle risorse, energetiche e alimentari.

A Washington, il portavoce del Pentagono John Kirby ha accusato la Russia di “usare il cibo come arma”, motivo per cui Washington sta discutendo con i suoi alleati su come rispondere. Putin ha invece assicurato che le accuse occidentali secondo cui Mosca, dalla sua offensiva in Ucraina, blocca le esportazioni di grano ucraine sono “infondate”. Il leader del Cremlino si è detto pronto ad aiutare “a superare la crisi alimentare”.

Proprio di questo hanno discusso ieri in un colloquio telefonico Putin e il nostro premier Draghi. Secondo quanto fa sapere il Cremlino, Putin ha assicurato a Draghi che Mosca è determinata a “continuare a garantire forniture ininterrotte di gas all’Italia ai prezzi fissati nei contratti”.

Putin ha poi avanzato nuovamente la richiesta di revoca delle sanzioni, affermando che sono state le restrizioni imposte da Ue e Stati Uniti a “esacerbare” i problemi nel campo della sicurezza alimentare globale.

Mentre l’Ue avrebbe un piano per sequestrare parte dell’immenso patrimonio degli oligarchi russi in Europa e utilizzarlo per la ricostruzione dell’Ucraina (ne abbiamo parlato approfonditamente qui), Putin ha sottolineato che la Federazione russa è pronta a dare un contributo significativo al superamento della crisi alimentare attraverso l’esportazione di cereali e fertilizzanti, a condizione che “le restrizioni politicamente motivate siano revocate dall’Occidente”.

Putin ha richiamato l’attenzione sul fatto che le difficoltà sorte sono collegate, tra le altre cose, alle interruzioni delle catene di produzione e della logistica, nonché alla politica finanziaria dei Paesi occidentali durante la pandemia Covid. La situazione secondo lo zar sarebbe stata esacerbata dalle restrizioni anti-russe imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Putin ha anche accusato gli ucraini di “ostacolare” l’apertura di corridoi umanitari per la partenza “di navi civili” cariche di grano dai porti del Mar d’Azov e del Mar Nero.

Quali scenari possibili

Il premier Draghi commentato la telefonata spiegando che “non ho visto spiragli per la pace tra Russia e Ucraina. Ho cercato Putin, lo scopo della mia telefonata era chiedere se si potesse far qualcosa per sbloccare il grano che oggi è nei depositi ucraini, perché la crisi alimentare, in alcuni Paesi già presente, avrà proporzioni gigantesche e conseguenze umanitarie terribili”.

Ora occorre vedere se si può avviare una collaborazione Russia-Ucraina sullo sblocco dei porti in Mar Nero, dove ci sono molti milioni di tonnellate di grano fermi, spiega Draghi. Putin ha detto che “questo non è sufficiente” per risolvere la crisi alimentare, “perché il fabbisogno è più alto”, ma Draghi ha chiesto di procedere con lo sblocco, diversamente si rischia che questi depositi vadano a male e marciscano.

Draghi ha detto anche che Putin gli ha riferito che i porti sono bloccati perché sono minati dagli ucraini, e che li minano per impedire ai russi di attaccare.