Italia in guerra? Berlusconi lancia l’allarme dopo le armi inviate

Il Cavaliere ha lanciato l'allarme sul coinvolgimento dell'Italia nel conflitto in Ucraina, ma il governo ha secretato gli atti delle armi inviate al fronte

La guerra in Ucraina ormai è il focus principale delle discussioni nel mondo della politica, internazionale e non solo. Mentre tra Kiev e Mariupol, tra il Donbass e le altre regioni ucraine proseguono gli scontri tra l’esercito che fa capo a Kiev e quello del Cremlino, giorno dopo giorno si ragiona su quelle che possono, o potrebbero, essere i modi per far sì che il conflitto armato possa cessare definitivamente nel più breve tempo possibile.

A oggi, quando i mesi di guerra in archivio sono ormai tre, non si è giunti a un punto di incontro che riesca a soddisfare le parti in causa nel conflitto, ma c’è chi a parole ha provato a fare ragionare Zelensky da un lato e Putin dall’altro. Ci ha provato anche Silvio Berlusconi, che nelle scorse ore ha provato a convincere l’amico, richiamandosi però un vortice di critiche e polemiche per alcune parole mal interpretate.

Italia in guerra, l’allarme

Presente a Napoli per la seconda tappa della convention di Forza Italia, il Cavaliere ha infatti trattato l’argomento spinoso sulla guerra in Ucraina, provocando l’ira dei partiti di centrosinistra e centrodestra. Le parole dell’ex premier, però, non sono altro che la prosecuzione di quanto dichiarato nei giorni passati, in cui il leader azzurro ha sottolineato più e più volte che l’Italia è parte in causa della guerra per le armi mandate in Ucraina per l’esercito di casa (guerra che rischia di trasformarsi in nucleare, come vi abbiamo spiegato).

“Adesso dopo le armi leggere mi hanno detto che gli mandiamo carri armati e cannoni pesanti, lasciamo perdere, cosa significa tutto questo?” si è chiesto Berlusconi, che poi sorprendendo tutti ha ribadito: “Temo che questa guerra continuerà, siamo in guerra anche noi perché gli mandiamo le armi”.

Nelle parole di Berlusconi poi non è mancato l’attacco al leader americano Joe Biden, l’unico che avrebbe potuto tentare la via della pace: “Un leader mondiale che doveva avvicinare Putin al tavolo della mediazione gli ha dato del criminale di guerra e ha detto che doveva andare via dal governo russo. Un altro, segretario della Nato, ha detto che l’indipendenza del Donbass non sarebbe mai riconosciuta. Capite che con queste premesse il signor Putin è lontano dal sedersi ad un tavolo“.

Quali e quanti armi ha inviato l’Italia

Dagli Usa alla Spagna, dal Regno Unito al Canada, diversi sono stati i Paesi in giro per il mondo che hanno deciso di appoggiare e finanziare l’Ucraina con le armi. Aiuti concreti, che insieme ai milioni provenienti da tanti Stati, stanno provando a dare a Zelensky e al suo paese energia per resistere agli attacchi russi (l’esercito del Cremlino può contare su “armi mai viste).

Rispetto ai paesi citati, però, l’Italia è uno dei pochi che ha deciso di secretare gli atti sulle armi inviate. In poche parole, non si ha certezza del numero di armi inviate al fronte ucraino, né tantomeno quali siano. In un recente resoconto citato da Ansa, sembra che l’Italia abbia inviato all’Ucraina missili spalleggiabili Stinger e Milan, mortai anti-carro, mitragliatrici pesanti e leggere, giubbotti antiproiettile, elementi, razioni k e proiettili in grande quantità. Ci sono poi i cingolati M113 impiegati per il trasporto pubblico. Tra i mezzi più leggeri ci sono i Lince di produzione italiana, presenti in quantità adeguata nelle casere dell’Esercito.