Incrociatore russo a poche miglia dalla Puglia: cosa rischiamo

Minaccia diretta o mossa dimostrativa? La decisione di Mosca di avvicinarsi con il Varyag alle acque italiane è fonte di preoccupazione. Quali sono le sue intenzioni?

Il territorio ucraino non è l’unico fronte del quale si preoccupa la Russia. L’effetto domino scaturito dall’invasione del 24 febbraio si ripercuote anche (e soprattutto) verso Ovest coinvolgendo per forza di cose anche l’Italia, considerata cobelligerante di Kiev. Uno delle conseguenze dell’inasprimento delle tensioni internazionali è l’aumento del traffico di navi russe nel Mediterraneo.

L’ultimo episodio di questo tipo si è registrato nei giorni scorsi, quando l’incrociatore russo Varyag è stato avvistato a circa 150 miglia dal Golfo di Taranto, in acque internazionali (qui parliamo dell’attacco che la Russia pianificava contro l’Italia: ecco quando e perché). Minaccia diretta o mossa dimostrativa?

Nave russa di fronte alla Puglia: che cos’è il Varyag e dove è diretto

Il Varyag (o Varyak) è un incrociatore della classe slava, vale a dire di quel gruppo di natanti missilistici di fabbricazione sovietica impiegati fin dagli Anni Ottanta. Parliamo un’unità di 11mila tonnellate di dislocamento, non delle dimensioni di una portaerei ma comunque un’unità temibile dotata sia di missili antiaerei sia superficie-superficie.

Per tutto il tempo di navigazione, il Varyag è stato sorvegliato a vista dalla Marina militare italiana e dai mezzi della Nato. Si tratta di una nave “gemella” del Moskva, affondato dagli ucraini al largo di Odessa (ne avevamo parlato qui), che è stata accompagnata nel Mediterraneo dal cacciatorpediniere Ammiraglio Tributs.

L’incrociatore si è poi allontanato fino ad arrivare a 300 miglia di distanza dalle coste pugliesi, nel Mar Ionio, per proseguire la navigazione verso sud-est in direzione di Creta. La rotta della mini flotta di Vladimir Putin parte (e, col percorso inverso, arriva) dal Mar Baltico per giungere nel porto di Tartus, in Siria, l’unica base della Marina russa nel Mediterraneo.

La chiusura dello Stretto del Bosforo alle unità militari, decisa dalla governo turco, ha negato la possibilità alle navi russe di giungere nel Mar Nero e, dunque, di uscire dal bacino meridionale per la via più breve.

Cosa succede nel Mediterraneo

Nonostante il Varyag si sia allontanato dalla Puglia, i sonar della Marina restano in allerta. La presenza russa nel Mediterraneo è tutt’altro che un caso circoscritto all’avvicinamento di navi alle nostre coste. Al momento nel Mare nostrum si contano infatti ben 18 unità militari e due sommergibili (con capacità missilistiche strategiche) di Mosca. Nel 2016 ne era presente soltanto una.

I natanti russi restano tuttavia ben al di là delle acque territoriali italiane, agendo nella cosiddetta “zona economica esclusiva”, cioè quell’ampia fascia che si estende anche ai confini di altri Stati come la Grecia o la Libia in cui è ammesso, per convenzione, il passaggio e le esercitazioni di navi da guerra straniere. Le condizioni per transitare in questa zona sono poche e semplici: le unità militari non devono fermarsi o compiere manovre particolari, possono solo spostarsi da un punto all’altro.

Da un certo punto di vista questa presenza russa a poche miglia da casa nostra è considerata una minaccia, anche se è pressoché nulla la probabilità di un’escalation militare nel Mediterraneo. Da un’altra angolazione, questo dispiegamento può essere visto come un’ostentazione di forza con cui il Cremlino vuole mostrare agli alleati occidentali che la sua forza navale non è stata indebolita dalla guerra. E senza commettere (almeno in questo caso) alcuna violazione dei codici internazionali (di recente la Russia aveva invece sequestrato una nave italiana nel Mar Nero: ne abbiamo parlato qui).

Cosa vuole la Russia

Chiaramente l’intenzione di Putin non è quella di lanciare missili su Brindisi o Taranto. L’incrociatore Varyag si trova piuttosto in quel punto per seguire le mosse della portaerei americana “Harry Truman”, che è un’unità molto più grande (da 100mila tonnellate di dislocamento). Le navi russe si aggirano dunque nella zona economica esclusiva dell’Italia allo scopo di acquisire informazioni e sfidare le forze della Nato sul piano dimostrativo.

Ecco così che l’allarme paventato da più parti viene ridimensionato dagli esperti. Sebbene i russi si avventurino sempre più spesso vicino al limite delle acque nazionali e la loro presenza metta le autorità in stato di allerta, bisogna inquadrarne il dispiegamento come un atto non militare. Si tratta piuttosto di mosse di controllo reciproco fra Nato, in primis Stati Uniti, e Russia.

In questi giorni è infatti in corso una massiccia esercitazione dell’Alleanza Atlantica, con una grande presenza di navi americane nel Baltico per un totale di 45. Mosca non si è fatta pregare e ha risposto con altre manovre che hanno coinvolto una sessantina di unità.

Le forze navali di Nato e Russia: chi è più forte?

Al netto di tutto questo, va ricordato che sul piano tecnico la Marina russa non può competere con quella statunitense. La prima dispone di una singola portaerei con il dislocamento di 65mila tonnellate a propulsione convenzionale, mentre gli Stati Uniti possiedono 10 portaerei da 100mila tonnellate a propulsione nucleare. E non è la sola nello schieramento occidentale: la Gran Bretagna possiede due portaerei da 65mila tonnellate, la Francia una da 40mila a propulsione nucleare e anche l’Italia ha la sua “Cavour” da 30mila tonnellate.

Il rapporto di forza marittimo tra la Nato e la Russia è dunque nettamente a vantaggio dell’Alleanza. Putin non può e non vuole scatenare una guerra navale, perché la possibilità della sconfitta totale è la più probabile. Nel corso del suo governo, il presidente russo ha tuttavia dimostrato una certa ambizione: è riuscito in qualche modo a ricostruire la flotta russa a partire dall’inizio del Duemila, ha lanciato una serie di fregate più moderne e ha modernizzato i vecchi incrociatori risalenti all’inizio degli Anni Ottanta.

Ed è a questa categoria che appartiene il Varyag, la cui funzione è essenzialmente di “fastidio”, si potrebbe dire, di controllo delle mosse delle flotte americana ed europea. Il piccolo dispiegamento balzato agli onori delle cronache, di appena due unità (un incrociatore e una nave d’appoggio), si iscrive dunque nel gioco su una scala più ampia innescato dall’invasione dell’Ucraina. In poche parole Putin vuole dimostrare che è in grado di contrastare la Nato, alzando la voce in nazioni localizzate dove può dare fastidio non solo sulla terra, ma anche nelle operazioni marittime (sempre attraverso il mare, l’Ue ha pianificato la sua missione impossibile per trasportare il grano ucraino: ecco come).

Cosa intende fare l’Italia

La postura aggressiva della Russia anche nel cosiddetto fianco Sud della Nato non possono tuttavia essere ignorati dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che ha da poco firmato una direttiva sulla “Strategia di sicurezza e difesa per il Mediterraneo”. Al mare, ha dichiarato, è legata “a doppio filo la nostra sicurezza”.

La Marina italiana continua quindi a rafforzare l’azione di controllo e deterrenza, svolta principalmente dalle fregate della classe Fremm.