Impianti sci, chi apre e con quale precauzioni: i protocolli anti-Covid in Europa

Germania, Italia e Francia favorevoli alla chiusura degli impianti, ma Austria e Svizzera temono danni economici

I leader europei stanno facendo fatica a trovare un accordo sull’apertura degli impianti sciistici durante il periodo natalizio. Mentre Germania, Italia e Francia sono favorevoli alla chiusura, Austria e Svizzera temono i danni economici dello stop a dicembre. Si tratta di un giro di affari che vale miliardi e che, proprio per questo motivo, sta dividendo le potenze in Europa: tra chi chiede a Bruxelles di sospendere le attività rimandandole a gennaio, per evitare lo scoppio di nuovi focolai tra Natale e Capodanno (periodo di maggiore afflusso) e chi, invece, chiede di salvare un settore che, di fatto, è un trainante dell’economia nazionale.

Conte chiede chiusura degli impianti sciistici di tutta Europa: Merkel, Macron e Söder appoggiano il premier

Il premier Giuseppe Conte, insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, giovedì 26 novembre ha chiesto a Bruxelles di chiudere gli impianti sciistici in tutta Europa fino al 10 gennaio 2021 per scongiurare una nuova ondata di coronavirus.

Conte, inoltre, ha chiesto ai cittadini di non scendere affatto sulle piste durante le vacanze di Natale e ha invitato tutti gli altri paesi europei a trovare un accordo per evitare la concorrenza sleale e la dipartita degli italiani verso gli impianti oltre confine (facilmente raggiungibili) che invece potrebbero rimanere aperti. In questo caso, è stato spiegato, si rischierebbe di imporre agli operatori sciistici italiani un sacrificio che – di fatto – non assicurerebbe i benefici sperati. Nonostante la chiusura delle piste italiane, infatti, si potrebbe comunque verificare l’importazione di casi dall’estero.

Va ricordato, a tal proposito, che i cluster di coronavirus nelle località alpine come Ischgl, in Austria, hanno svolto un ruolo chiave nella diffusione del virus durante la prima ondata, con i vacanzieri provenienti da diversi paesi europei che hanno poi riportato a casa il Covid al rientro. Per questo motivo Markus Söder, premier dello stato più meridionale della Germania, la Baviera, ha appoggiato la proposta di Conte, consapevole del fatto che le vacanze sulla neve potrebbero “vanificare tutti gli sforzi compiuti dalla popolazione in generale” e avere un effetto devastante sulla salute pubblica.

Impianti sci, chi apre e con quale precauzioni

Nonostante le raccomandazioni di Conte e le pressioni in Europa, non tutti i paesi hanno appoggiato la linea del primo ministro italiano.

In Svizzera, per esempio, alcune stazioni sciistiche hanno già riaperto. I protocolli di sicurezza anti-Covid in questo caso impongono distanziamento sociale durante le code, divieto di assembramenti e un numero di persone ridotto nelle funivie. A queste misure, poi, si aggiunge l’uso obbligatorio della mascherina sugli impianti di risalita.

Decisa a non chiudere gli stabilimenti anche l’Austria. “Se l’UE costringe effettivamente le aree sciistiche a rimanere chiuse, ciò causerà perdite fino a 2 miliardi di euro”, ha detto il ministro delle finanze, Gernot Blümel, riferendosi allo stop del periodo natalizio che gli altri leader europei vorrebbero imporre. “Se le stazioni sciistiche devono rimanere chiuse, l’UE deve offrire un risarcimento”, ha poi aggiunto lo stesso.

Per questo motivo in Austria, salvo intervento di Bruxelles, si sta pensando di far coincidere l’apertura della stagione sciistica con la fine del blocco nazionale, ovvero il 7 dicembre. “Le vacanze invernali in Austria saranno sicure”, ha affermato il ministro del turismo, Elisabeth Köstinger. I protocolli di sicurezza in questo caso prevedrebbero la chiusura dei bar après-ski e norme igieniche rigorose da rispettare per gli impianti di risalita.

La Polonia, nel frattempo, ha fatto sapere che le sue piste da sci riapriranno durante la stagione invernale, ma saranno accessibili solo ai residenti, in zone dove hotel e ristoranti  resteranno chiusi.

Francia divisa

Seppur il presidente francese Emmanuel Macron abbia ufficialmente appoggiato Conte, chiedendo la chiusura degli impianti sciistici in tutta Europa, in Francia i rappresentati politici appaiono divisi su questo punto. Il ministro Jean Castex, per esempio, ha chiarito che le località francesi dovrebbero rimanere accessibili, una volta venuto meno il blocco nazionale, per coloro che “desiderano beneficiare della nostra aria pura di montagna”.

Per rendere tutto questo possibile in totale sicurezza – ha spiegato lo stesso – gli impianti di risalita, le funivie e altre infrastrutture sciistiche rimarrebbero però chiusi, così come i caffè, i bar e ristoranti.

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