Putin adotta la “strategia afghana” per vincere in Ucraina

Il presidente russo Vladimir Putin starebbe aspettando la fine degli aiuti all'Ucraina da parte del blocco occidentale per sferrare l'attacco

Il sostegno del blocco occidentale all’Ucraina, prima o poi, verrà meno. E proprio quando i rifornimenti di aiuti umanitari e armi saranno interrotti, Vladimir Putin sferrerà l’attacco finale. È uno scenario che si sta facendo largo tra gli analisti politici di tutto il mondo, anche a fronte del fatto che il sentiment politico degli statunitensi sta lentamente cambiando. L’amministrazione guidata dal democratico Joe Biden ha annunciato lo stanziamento di 3 miliardi di dollari di pacchetti di assistenza all’Ucraina, ma mentre si avvicina l’anniversario dell’inizio dell’invasione da parte della Russia, il consenso degli americani non è più quello iniziale.

L’Ucraina lasciata sola come l’Afghanistan: la speranza di Vladimir Putin

La narrazione della guerra in Ucraina sembrava quella di una guerra lampo, che sarebbe finita nel giro di poche settimane grazie anche alla mediazione e agli aiuti da parte dei Paesi Nato. Sono passati già 11 mesi dall’inizio del conflitto, e tanto Mosca quanto Kiev non sembrerebbero più pronte al dialogo. Vladimir Putin è intenzionato a vincere e conquistare i territori occupati, mentre Volodymyr Zelensky continua a chiedere il supporto della comunità internazionale per cacciare l’invasore.

Solo gli Stati Uniti avrebbero già inviato a Kiev armi e aiuti umanitari e finanziari per circa 50 miliardi di dollari. Ma ora cresce il malcontento tra la popolazione, fomentato anche dal Partito Repubblicano, che ora ha la maggioranza alla Camera. I filoputiniani di Washington potrebbero cavalcare l’onda e lanciare una campagna che potrebbe portare alla fine degli aiuti. E a quel punto entrerebbe in gioco quella che viene definita la “strategia afghana“.

Il nome è stato sdoganato in Italia da Repubblica, che descrive parallelismi tra quanto avvenuto in Afghanistan, con il ritiro delle truppe americane, a quello che potrebbe accadere in Ucraina con la fine del sostegno occidentale. I talebani hanno messo in atto una strategia a lungo termine in attesa che il governo di Kabul rimanesse solo, puntando tutto sull’abbandono del campo da parte degli alleati occidentali, largamente anticipato dai malumori nella comunità internazionale. E sono riusciti a prendere il Paese.

In cosa consiste la “strategia afghana” di Vladimir Putin e cosa accadrà

Sebbene la situazione in Ucraina sia molto diversa, c’è il dubbio che Vladimir Putin non abbia ancora sferrato l’attacco finale nella consapevolezza che i mezzi forniti dall’Occidente permetterebbero comunque all’Ucraina di resistere. E nella speranza che anche Kiev, presto o tardi, possa rimanere sola contro il nemico. D’altronde Volodymyr Zelensky ha più volte esplicitato che, senza gli aiuti degli Stati Uniti e dell’Europa, il Paese potrebbe cadere sotto le bombe russe. E per questo in ogni intervento continua a chiedere sempre nuovi rifornimenti di armi, medicinali e denaro.

Difficile dunque prevedere con certezza quello che succederà, anche perché il blocco occidentale sta valutando l’invio di mezzi pesanti e armamenti in grado di far vincere la guerra all’Ucraina. Non è un caso che il Cremlino sia tornato alle minacce sull’utilizzo delle armi nucleari all’arrivo del prossimo giro di aiuti. La finestra per mettere in campo la strategia afghana potrebbe chiudersi con un intervento decisivo da parte degli Usa e degli alleati. E Mosca a quel punto potrebbe davvero decidere di usare la bomba atomica.

Nell’aria c’è anche un piano di Washington che prevede l’assassinio di Vladimir Putin, di cui vi abbiamo parlato qua. Non è chiaro se si tratti di un’accusa infondata da parte della Russia, che dal canto suo starebbe invece pensando di attaccare la Nato con una serie di attentati, come anticipato qua. Nel mentre lo Zar, come spiegato qua, ha iniziato a usare la parola guerra per definire quella che fino a poco tempo fa era solo una “operazione militare speciale” in Ucraina. Come a indicare l’inizio di una nuova fase del conflitto.