Grecia-Turchia, le vere ragioni della crisi: si rischia una nuova guerra nel Mediterraneo?

Tra Grecia e Turchia è di nuovo crisi. Nelle ultime settimane le tensioni tra i due Paesi si sono fatte sentire nelle acque del Mediterraneo orientale. Ecco le ragioni vere dello scontro

Tra Grecia e Turchia è di nuovo crisi. Oltre al nodo migranti, nelle ultime settimane le tensioni tra i due Paesi si sono fatte sentire nelle acque del Mediterraneo orientale. Alla base dell’escalation c’è soprattutto una grossa rivalità per le risorse energetiche. Ma non solo.

La Turchia ha perseguito un’azione definita aggressiva di esplorazione del gas, “scontrandosi”, metaforicamente parlando, con navi greche rivali. Un terzo paese Nato, la Francia, è stato coinvolto, schierandosi con i greci. Più recentemente è stato anche annunciato che un piccolo numero di aerei da guerra F-16 degli Emirati Arabi si sta schierando in una base aerea a Creta per esercitazioni con le controparti greche.

Di fatto, nulla di così strano o preoccupante. E allora perché si parla di profonda crisi e qualcuno ipotizza persino venti di guerra? Corriamo davvero il rischio che il Mediterraneo orientale, e lo scacchiere geopolitico in quell’area, si trasformi in una polveriera? La risposta è: forse. Ma non solo a causa del gas.

Il gas e i suoi paradossi

Diversi Paesi della regione hanno scoperto giacimenti di gas significativi o stanno portando avanti missioni esplorative per trovarli, il che può innescare conseguenze molto contrastanti.

Da un lato questo sovralimenta le rivalità nazionali, con battaglie in corso sulla delimitazione dei confini marittimi. Gli accordi per riconoscere i rispettivi diritti avevano già provocato un’escalation di tensione. L’anno scorso, la Turchia ha firmato un accordo marittimo con il governo libico e ha avviato una nuova esplorazione del gas in aree che la Grecia considera sua zona economica esclusiva. All’inizio di questo mese, la Grecia e l’Egitto hanno firmato un accordo sui confini marittimi, scatenando la rabbia di Erdogan, con tanto di nuova esplorazione e schieramenti navali.

Ma ciò che è paradossale è che, mentre l’esplorazione energetica quasi inevitabilmente esacerba la tensione e nel lungo termine potrebbe alimentare una corsa agli armamenti aerei e navali regionali, se si vogliono ottenere benefici economici dal gas sarà necessaria in realtà un’azione concertata.

Sarà necessario creare tutta una serie di infrastrutture, come i condotti, che attraversano il territorio sottomarino di diversi Paesi se davvero si vuole approdare ai mercati europei più strategici. Di fatto si sta realizzando una nuova infrastruttura internazionale per i potenziali produttori di energia del bacino del Mediterraneo e questo potrebbe aiutare a ridurre le tensioni, magari offrendo anche un percorso per la risoluzione dell’annoso problema di Cipro.

Le radici profonde dello scontro

Ma non è solo questione di rivalità sulle risorse energetiche. Le radici della crisi sono certamente più profonde. Tra Turchia e Grecia c’è da sempre una competizione latente, regionale e geostrategica, che mette la Turchia, oggi molto più forte, contro molti altri attori internazionali. Il “campo di battaglia” si estende dalla Libia, attraverso le acque del Mediterraneo orientale, alla Siria e oltre.

Una preoccupazione è che, mentre gli altri Paesi si uniscono nella loro opposizione alle ambizioni regionali di Ankara, la stessa Turchia si senta più isolata. Il che rischierebbe di diventare molto pericoloso.

La politica estera aggressiva di Erdogan

Un altro elemento cruciale del puzzle è la politica estera molto più aggressiva perseguita da Erdogan, che alcuni analisti hanno persino paragonato a una rinascita del vecchio impero ottomano. Gli orizzonti geografici del presidente si sono certamente ampliati. La posizione strategica della Turchia è cambiata notevolmente dalla fine della Guerra Fredda, con la scomparsa dello stato fermamente laico e l’imposizione, da parte di Erdogan, di un taglio decisamente più islamista alla sua politica.

Il partito al governo AKP ha capito che un’economia turca dinamica e in crescita ha contribuito a stabilire la nazione. Nonostante alcuni segnali recenti di crisi, Erdogan non molla e tira dritto. La cosiddetta dottrina “Blue Homeland” del governo, che prevede esplicitamente un ruolo marittimo molto più grande per Ankara all’interno di quelle che considera le proprie acque strategiche, sembra pagare.

Le guerre in Siria e Libia

La Turchia ha sentito minacciati quelli che percepisce come i suoi interessi nazionali vitali, non da ultimo in Siria, dove si sente delusa da molti dei suoi alleati occidentali della Nato, tra cui gli Stati Uniti. Per questo ha adottato una sua linea, giocando a fianco di altri attori, come Russia e Iran. Oggi sfrutta una notevole autonomia strategica e sta cercando di espandere la sua forza regionale.

Come tante battaglie nella regione, come la stessa Siria, anche la Libia è diventata una sorta di guerra per procura, con vari attori esterni che si schierano l’uno contro l’altro. La Turchia, qui, è osteggiata da attori potenti come l’Egitto e gli Emirati Arabi.

La Turchia è intervenuta pesantemente a fianco del governo libico sostenuto dalle Nazioni Unite, mentre gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto appoggiano le milizie orientali del generale Khalifa Haftar. Il conflitto in Libia ha così anche acuito l’inimicizia tra Turchia ed Egitto. Idem con la Francia. Sicuramente, in questo momento il Mediterraneo orientale potrebbe esplodere, ma è ancora impossibile sapere come e quando.

Il disinteresse degli Usa

Come spiega bene l’esperto della Bbc Jonathan Marcus, le tensioni nel Mediterraneo orientale evidenziano anche un altro cambiamento nella regione: il declino del potere degli Stati Uniti o, meglio, il declino dell’interesse strategico dell’amministrazione Trump per ciò che accade lì.

The Donald ha sospeso la Turchia dal programma di aerei da guerra F-35 dopo l’acquisto di missili terra-aria russi avanzati. Ma non c’è stata alcuna reale pressione degli Stati Uniti sulla Turchia per far fronte ai problemi che ha creato per la politica statunitense all’interno della Nato, in Siria e altrove.

In assenza di un’azione chiara degli Stati Uniti, la Germania ha cercato di mediare tra Grecia e Turchia, con la Francia che, come detto, pende più dalla parte della Grecia. Di fatto, i motivi della crisi sono quindi molteplici.

Il nodo di Cipro

Infine, c’è l’annosa questione di Cipro. Cipro è oggetto di una controversia tra Grecia e Turchia da quando le forze turche hanno invaso l’isola in risposta a un colpo di stato militare appoggiato dalla Grecia nel 1974 e alla successiva dichiarazione unilaterale di una Repubblica turca di Cipro del Nord. Ma tutto in realtà nasce molto prima, da una lunga antipatia tra greci e turchi che risale a prima della fondazione del moderno stato turco.

I molteplici sforzi diplomatici hanno fatto sperare che con l’avvicinarsi della Turchia all’adesione all’Unione Europea la questione di Cipro potesse essere più facile da risolvere, e invece così non è stato. Ora non ci sono prospettive realistiche che la Turchia aderisca all’Ue.

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