Governo, il metodo Draghi che ha spiazzato i partiti alle consultazioni

Incontri segreti, grande ascolto e massimo riserbo: nelle consultazioni Mario Draghi si è contraddistinto per le sue procedure

Massima riservatezza, grande ascolto, pochi margini e indicazioni mirati. Adesso che l’esecutivo di Mario Draghi si è ufficialmente insediato, con il giuramento dei 23 ministri della sua squadra di governo, il passaggio della campanella dalle mani del premier uscente Conte e il primo Cdm, emergono i particolari dello sfondo nel quale si sono condotte le consultazioni.

Governo, il metodo Draghi: gli incontri alla foresteria

Incontri per la formazione del governo come quelli tenuti dall’ex presidente della Bce sarebbero un inedito nella storia della Repubblica. Nei giorni frenetici che hanno preceduto lo scioglimento della riserva, le delegazioni dei gruppi parlamentari non sono stati incontrati soltanto dentro Montecitorio: alcune fasi dei colloqui con i leader dei partiti sarebbero stati infatti tenute anche in altre luoghi.

La sede principale di questi summit paralleli sarebbe stata la foresteria del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, in zona Parioli, a pochi passi dalla casa di abitazione del presidente incaricato.

Governo, il metodo Draghi: grande ascolto e massima riservatezza

In queste occasioni l’atteggiamento di Draghi sarà forse risultato inconsueto per buona parte dei rappresentati delle forze politiche al suo cospetto: ascoltare molto, registrare e scrivere in privato le sue riflessioni.

Quando poi doveva parlare con i suoi interlocutori utilizzava poche parole, sempre ben pesate. Nessuno stupore, per chi lo conosce, se fino a alla sera dell’accettazione dell’incarico su nomi e programmi del suo nuovo governo non è trapelato nulla.

Nella sua residenza a Città della Pieve, in provincia di Perugia, dove ha trascorso la domenica tra il primo e il secondo giro di consultazioni, poi non ha incontrato nessuno.

Draghi, d’altronde, anche al Capo dello Stato Sergio Mattarella, aveva anticipato il suo sistema. Durante i giorni del mandato esplorativo affidato, senza successo, al presidente della Camera Roberto Fico, ci sarebbe stata già qualche anticipazione di come il nuovo presidente del Consiglio si sarebbe mosso durante le consultazioni.

Secondo le indiscrezioni, in quei frangenti Draghi avrebbe aspettato nei dintorni del Quirinale, nel suo ufficio dentro la Banca d’Italia, a Palazzo Koch che dal Colle non dista più di duecento metri. E da là attendeva i messaggi che arrivavano, consegnati a mano da persone fidate.

Un metodo probabilmente figlio dell’educazione gesuitica ricevuta in gioventù, condiviso con Papa Francesco, col quale ha in comune il modello educativo: ascoltare tutti, decidere da soli.

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