Crisi di governo, perché Sergio Mattarella ha scelto Mario Draghi

Mario Draghi è stato convocato al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella: avrà il compito di formare il quarto governo tecnico della storia della Repubblica

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato Mario Draghi al Quirinale. Preso atto del naufragio in fase embrionale dell’eventuale Conte ter, il Capo dello Stato ha deciso di affidare all’ex numero uno della Banca centrale europea il compito di dare vita a un nuovo governo, in piena crisi sanitaria ed economica.

Crisi di governo, perché Sergio Mattarella ha scelto Mario Draghi

Imprudente, secondo Mattarella, andare al voto in piena pandemia, in un Paese che conta quasi 90 mila morti a causa del coronavirus. Impossibile, poi, lasciare il Paese senza una maggioranza stabile mentre è messo a dura prova da quelle che il Capo dello Stato ha definito “gravi emergenze non rinviabili”.

Rischi di contagio a parte, entro aprile l’Italia dovrà presentare un piano per ottenere i fondi del Next Generation Eu. Fondi che un governo ad attività ridotta, secondo il presidente, riuscirebbe a gestire. All’orizzonte c’è anche la scadenza del blocco dei licenziamenti, che rischia di gettare il Paese nel buco nero della disoccupazione.

La figura di Draghi, autorevole in Italia e in Europa, è un segnale che il presidente della Repubblica vuole dare non solo ai cittadini, ma anche ai mercati. La stima internazionale di cui gode è altissima: da direttore generale del Tesoro (col ministro Carlo Azeglio Ciampi) a presidente della Bce, passando per Goldman Sachs, Banca d’Italia e Financial Stability Board.

Un curriculum che l’ha portato, nel 2011, a essere visto come l’uomo che ha salvato l’Europa: facile pensare che i mercati reagiranno bene alla notizia che possa diventare il nuovo premier italiano in piena crisi. Ci si aspetta anche l’immediata e sensibile riduzione dello spread.

Quello di Draghi sarà il quarto tecnico: quali sono i precedenti

Quello di Draghi, se otterrà la fiducia, sarà il quarto governo tecnico nella storia della Repubblica. E, per l’ennesima volta, a guidarlo sarà un economista. Una scelta ormai scontata, visto che in tempi di crisi ci si è sempre affidati a dei tecnici per sistemare i conti.

Il primo governo tecnico è stato presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, incaricato da Oscar Luigi Scalfaro. Ciampi, ex governatore della Banca d’Italia, ha giurato il 28 aprile 1993 e si è dimesso il 13 gennaio 1994, dopo l’approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria, il Mattarellum. I ministeri sono stati guidati in parte da politici, in parte da tecnici di alto profilo.

Il secondo esecutivo è stato quello guidato da Lamberto Dini, dopo la caduta del governo Berlusconi I, sempre su mandato di Scalfaro. Dini, che nel governo Berlusconi era stato il ministro del Tesoro, in passato era stato Direttore generale di Bankitalia: dopo aver giurato il 17 gennaio 1995, con una squadra composta solo da tecnici (tenendo per sé il Mef), si è dimesso l’11 gennaio 1996.

Il terzo governo tecnico è di 10 anni fa: nel 2011, quando la crisi dello spread ha spinto alle dimissioni del Berlusconi IV, il presidente Giorgio Napolitano ha dato l’incarico Mario Monti, appena nominato  senatore a vita, di formare un nuovo esecutivo. L’ex commissario europeo ha giurato il 16 novembre 2011, con la sua squadra di soli tecnici, chiudendo il suo mandato il 28 aprile 2013.

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