Governo Draghi, c’è il sì del M5s: il toto-ministri

In attesa del passaggio al Quirinale si stringe il cerchio sui ministri che faranno parte del nuovo esecutivo

La base del M5s chiamata ad esprimersi sulla piattaforma Rousseau ha votato sì al governo di Mario Draghi, mettendo un punto definitivo alla fase delle consultazioni e aprendo la strada al nuovo esecutivo. Ricevuto il via libera della forza politica più rappresentata in parlamento, per l’ex presidente della Bce non resta che salire al Colle per riferire a Sergio Mattarella e, insieme al Capo dello Stato, stilare la lista dei ministri.

Governo Draghi, i punti fermi nella creazione del nuovo esecutivo

Un passaggio questo molto atteso dai partiti, per capire con quale peso saranno rappresentati del prossimo Consiglio dei ministri, a chi verranno affidati dicasteri chiave per la gestione dei fondi del piano Next Generation Ue come l’Economia o per le riforme strutturali da attuare come la Giustizia.

Cresce quindi l’attesa a questo punto su chi entrerà nella nuova scena politica, chi verrà confermato e chi verrà bocciato dall’ultima esperienza di governo.

Dopo le tante indiscrezioni che si sono inseguite nelle ultime settimane, dai due giri di consultazioni tenuti dal presidente incaricato Draghi sono emersi pochissimi suggerimenti sulla nuova squadra.

Innanzitutto è stato confermato più volte al termine dei colloqui che, durante gli incontri con le delegazioni, non si è fatto esplicito riferimento a nomi indicati dai rappresentanti politici come candidati ai ministeri. D’altronde è apparso ormai chiaro che Mario Draghi non avrebbe comunque ceduto alle richieste dei partiti.

Di sicuro c’è che il premier incaricato ha preso come unico interlocutore per la creazione del nuovo governo il solo Sergio Mattarella, col quale deciderà i titolari dei tre ministeri economici (Economia e Finanza, Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti) e dei dicasteri degli Esteri, Interno, Difesa e Giustizia.

Altra certezza è l’istituzione di un ministero della Transizione ecologica, caldeggiato dal Beppe Grillo come pegno per riuscire a convincere e confermato su concessione dello stesso Draghi dalla presidente di Wwf Italia Donatella Bianchi, all’uscita dell’incontro con le associazioni ambientaliste

L’ipotesi è che l’esecutivo sarà composto per metà da tecnici che godono della stima del futuro premier e per metà da esponenti espressione delle forze parlamentari. Stesso rapporto nella divisione di genere tra uomini e donne. Ai partiti politici dovrebbero andare un massimo di due ministri ognuno, uno soltanto per le compagini minoritarie.

Governo Draghi, il toto-ministri

A partire dal ministero della Transizione ecologica, sono decine i nomi circolati per occupare i posti in Cdm. Per la nuova posizione Draghi starebbe pensando a Catia Bastioli, AD di Novamont e presidente di Terna, dal 2009 a capo dell’organizzazione ambientalista Kyoto Club. Oppure a Enrico Giovannini, co-fondatore dell’alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile.

Ma i terreni contesi dai partiti sono altri. L’Economia, a meno di un’improbabile conferma di Roberto Gualtieri, dovrebbe essere molto probabilmente il primo tra i ministeri di peso fuori dalla disponibilità delle forze politiche: per il Mef Draghi avrebbe in mente, infatti, Daniele Franco direttore generale di Bankitalia ed ex ragioniere dello Stato. In alternativa Dario Scannapieco vicepresidente della Banca europea degli investimenti o l’economista Lucrezia Reichlin.

Al ministero dell’Interno si va verso la conferma della ministra Luciana Lamorgese a meno di inserimenti politici dell’ultima ora.

In serata il leader della Lega Matteo Salvini si è sbilanciato durante la registrazione della trasmissione di Bruno Vespa “Porta a Porta” su Rai 1. “Spero di fare il ministro perché lo facevo prima e ho detto basta perché non c’erano più le condizioni per farlo. Io ho detto a Draghi: `la nostra fiducia è in lei´, non ho presentato una lista di ministri, sottosegretari. Ovviamente come Lega, se diamo fiducia, contiamo di partecipare alla rinascita del Paese” ha dichiarato Salvini. Per il suo partito sono in pole position anche Giancarlo Giorgetti, già sottosegretario a Palazzo Chigi e l’avvocato Giulia Bongiorno, ex ministra per la pubblica amministrazione, entrambi nel primo governo Monti

Anche Luigi Di Maio, esponente di punta del M5s, preme per quella che sarebbe una sua riconferma agli Esteri, dove rimangono candidate forti Elisabetta Belloni, segretario generale del ministero dello stesso ministero oppure Marta Dassù, già viceministro alla Farnesina ai tempi di Enrico Letta.

Al ministero della Giustizia quasi certo l’approdo della presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. All’istruzione dovrebbe andare il prof. Patrizio Bianchi, docente universitario che ha guidato la task force per la ripartenza della scuola durante la pandemia in ballottaggio con Cristina Messa, già rettrice dell’Università Bicocca di Milano.

Possibile la conferma di Roberto Speranza al ministero della Salute se Leu dovesse rimanere dentro la maggioranza. Eventualmente pronta Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza.

In cerca di sistemazione per il Pd il vicesegretario Andrea Orlando, il ministro della Difesa uscente Lorenzo Guerini e quello dei Beni culturali Dario Franceschini.

Dentro Forza Italia, infine, ci sarebbe la convergenza di tutti i parlamentari sul nome dell’ex presidente del Europarlamento Antonio Tajani.

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Governo Draghi, c’è il sì del M5s: il toto-ministri