Al governo dal Tg2 arriva Sangiuliano: scossone in Rai

Il nuovo titolare del dicastero è un giornalista di fama nazionale, con un passato molto vicino alla destra: la sua nomina provoca un risiko di incarichi

Erano mesi che assaporava questo incarico. Non ne faceva mistero con amici e colleghi che gli chiedevano informazioni, vista la vicinanza sempre più esplicita con il partito di destra. Alla domanda che gli veniva posta, lui ha sempre risposto che sì, gli sarebbe piaciuto prendere il posto che negli ultimi tempi è stato occupato in pianta stabile da Dario Franceschini. Una casella di grande rilievo e assoluto prestigio, per un personaggio abituato ai palcoscenici con grande visibilità ma non ai ruoli di governo.

Che Gennaro Sangiuliano, attuale direttore del Tg2 e giornalista di lungo corso, volesse fare parte della squadra di Giorgia Meloni non è un mistero per chi ha seguito i suoi spostamenti negli ultimi tempi. Il momento che ha reso evidente a tutti la sua aspirazione è stata la convention che Fratelli d’Italia ha tenuto a Milano lo scorso maggio, l’appuntamento che ha permesso all’unica forza di opposizione in Parlamento di accreditarsi in maniera ufficiale come il partito che avrebbe garantito l’interesse delle industrie e delle imprese del Nord Italia, sottraendo questo spazio ad una Lega in forte declino.

Gennaro Sangiuliano nuovo ministro della Cultura: una carriera da giornalista vicino alla destra

Nelle settimane precedenti, a Sangiuliano era arrivato l’invito personale da parte degli organizzatori. D’altronde la sua presenza veniva data per certa negli ambienti della destra radicale, dove lui naviga ormai da sempre, ossia da quando ha iniziato a fare il suo mestiere. Oggi di anni ne ha 60, ma era poco più che un ragazzo quando decise di avvicinarsi al Movimento Sociale Italiano. Politicamente è quella la sua area e lì è rimasto nel corso degli anni, arrivando a diventare uno degli ideologhi di Alleanza Nazionale. Per il partito guidato da Gianfranco Fini scrisse diverse mozioni e partecipò a tanti i congressi che ne hanno segnato la storia, stringendo un rapporto molto stretto (dal punto di vista umano prima ancora che lavorativo) con Ignazio La Russa, oggi divenuto presidente del Senato.

Nel mondo del giornalismo, la carriera di Sangiuliano vede una svolta nel 2003, quando viene chiamato a Libero per fare il vicedirettore. Si dice che il feeling con Vittorio Feltri non sia mai sbocciato e difatti lascia la redazione solo dodici mesi più tardi per entrare in Rai. Per anni fa l’inviato e il caposervizio a Napoli, città dove è nato e cresciuto e dove rimane in quella posizione fino al 2009, quando le decisioni del quarto governo di Silvio Berlusconi lo riportano a fare il vicedirettore, ma quella volta fu al Tg1.

Da Libero alla Rai, sempre al fianco del centrodestra: ora Gennaro Sangiuliano è ministro con Giorgia Meloni

L’interesse di Sangiuliano per l’attuale centrodestra non è infatti un’esclusiva di Giorgia Meloni, emersa nel panorama politico solamente negli ultimi tempi. Tredici anni fa, infatti, il vento soffiava tutto a favore del fondatore di Forza Italia. E così, nelle vesti di numero due del primo telegiornale d’Italia, il giornalista lo ringrazia della nomina ricevuta trattandolo con i guanti, in un periodo molto complicato da gestire per il Cavaliere, sotto attacco da parte dei giudici (per le vicende del Lodo Mondadori e il risarcimento a Carlo De Benedetti), dell’opinione pubblica (per le feste private) e delle cancellerie internazionali (preoccupate per i conti pubblici del nostro Paese).

Trascorso relativamente nell’ombra il periodo successivo di Mario Monti a Palazzo Chigi e la legislatura targata centrosinistra, Gennaro Sangiuliano capisce che la brezza è cambiata e si avvicina alla Lega di Matteo Salvini. L’approdo nel 2018 al Tg2 – questa volta da capo della redazione – è frutto di una rivendicazione proprio in quota Carroccio, che del primo governo di Giuseppe Conte è stato parte integrante e azionista decisivo. Anche con l’esecutivo giallorosso e poi con quello guidato da Mario Draghi, il giornalista rimane al suo posto, nonostante i tanti stravolgimenti che puntualmente avvengono in Rai in occasione dei cambi istituzionali.

Cambi di redazione, promozioni e ridimensionamenti: cambia tutto in Rai dopo l’approdo di Sangiuliano alla Cultura

Un rimescolamento delle carte che avverrà anche adesso, data la poltrona lasciata libera proprio da Sangiuliano. Al suo posto potrebbe sedersi, con ogni probabilità, Nicola Rao, attuale vice al Tg1. Per lui si tratterebbe di un salto in avanti, ma non è scontato che il diretto interessato sia poi così contento. Il suo nome, infatti, rimane ancora nella lista dei candidati per occupare lo scranno più alto ma proprio al Tg1, dove la giornalista Monica Maggioni pareva pronta a levare le tende, vista la travagliata gestione degli ultimi tempi, culminata con l’ultima querelle con Rosario Fiorello per la sovrapposizione dei rispettivi programmi nel palinsesto mattutino.

Ora però Maggioni potrebbe rimanere al suo posto, mentre il suo vice andrebbe a prendere quello di Sangiuliano. Molto più fredda la pista che porterebbe ad Andrea Vianello, che al momento gestisce Radio1. Il suo è un profilo visto come troppo vicino all’area del Partito Democratico e non è escluso che per lui scatti un ridimensionamento. Nonostante ciò, nella nuova maggioranza tutti sanno che ci sarà bisogno di un’apertura alla opposizioni, soprattutto se le direzioni dei due telegiornali principali dovessero essere entrambe espressione del centrodestra. Per questo non è escluso un rientro di Giuseppe Carboni, che ha preceduto Monica Maggioni su indicazione del Movimento 5 stelle.

Le direzioni dei telegiornali e non solo: tutti i nodi della Vigilanza Rai dopo la scelta di Sangiuliano al governo

Discorsi che prenderanno corpo e sostanza una volta che si saranno insediati i nuovi componenti della Commissione di Vigilanza Rai. Un organo parlamentare da sempre molto ambito e che, per prassi istituzionale, vede sedersi al vertice una persona che milita nell’opposizione. Al momento, le voci più insistenti danno per candidata in pectore la deputata grillina Chiara Appendino, già sindaca di Torino e donna divenuta molto vicina all’ex premier Giuseppe Conte. Non è da escludere del tutto che al suo posto venga eletta Maria Elena Boschi, ma l’intesa tra i cinquestelle e il PD per escludere i profili del Terzo Polo (materializzatasi durante il voto per le vicepresidenze delle Camere) fa scendere le sue quotazioni.

Che la questione si risolva in un verso o nell’altro, certo è che il giro di poltrone in Rai non riguarderà solo la componente giornalistica del Servizio pubblico. Ad interrogarsi sul prossimo futuro è infatti anche tutto il parterre di conduttori e artisti che lavora per viale Mazzini. Proprio in virtù delle pressanti richieste degli alleati, Giorgia Meloni potrebbe arrivare a fare pressione per modificare lo status quo, magari dando meno spazio a figure invise al centrodestra come Fabio Fazio, Lucia Annunziata e Serena Bortone.