Conte, la polemica sulla scuola del figlio e i numeri che non tornano

Nel primo giorno di scuola al centro della polemica non c'è solo la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, ma anche il premier e la preside della scuola di suo figlio

Nel primo giorno di scuola al centro della polemica non c’è solo la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, per tutti i ritardi, le mancanze, i dietrofront, i cambi di rotta e la perenne crisi della scuola, acuita dalla chiusura forzata per Covid. Oggi, tutti parlano anche del premier Giuseppe Conte e della querelle che si è accesa con la preside della scuola di suo figlio.

Le parole di Conte sulla scuola

Durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi proprio sulla scuola, il premier Conte aveva svelato che oggi avrebbe accompagnato proprio lui il figlio a scuola: “Non solo sono fiducioso nel mandarlo di nuovo a scuola, ma lo accompagnerò io stesso cercando di trasmettergli l’importanza di questa ripartenza e, in generale, dello studio”. E ancora: “Le famiglie italiane non devono dubitare: abbiamo fatto il massimo per dare ai ragazzi il meglio e per regalare alla scuola un nuovo inizio”.

Il figlio di Conte frequenta una scuola media nel quartiere Prati di Roma, la scuola Belli dell’istituto comprensivo Parco della Vittoria, una di quelle dove le cose non vanno benissimo, come peraltro in tantissime altre in tutta Italia. La stessa dirigente dell’istituto, Carla Costetti, ha scritto un messaggio ai genitori comunicando che la situazione della scuola è davvero drammatica. E non solo per gli orari, ma perché mancherebbe di tutto.

“Non sono arrivati i banchi monoposto, abbiamo ancora troppe cattedre libere per cui dovremo limitare le ore di lezione, mancano i docenti di sostegno, i collaboratori scolastici e devono essere ancora svolti gli usuali interventi manutentori previsti per l’inizio dell’anno scolastico, l’organico della segreteria è ancora incompleto e non sappiamo se e quali docenti avranno diritto ad assentarsi in quanto rientranti nella categoria fragili”, ha tuonato. Anche Conte, come gli altri genitori, avrà ricevuto sul registro elettronico la comunicazione.

I numeri che non tornano

Ciò che non torna, oltretutto, sono i numeri. La ministra Azzolina ha dichiarato il ritorno in classe, oggi, di 5,6 milioni di studenti, di 12 Regioni e la provincia autonoma di Trento, su 8,3 milioni, ma non ha tenuto affatto conto delle defezioni finali di primarie e medie in Sicilia, di un terzo delle scuole del Lazio e di diverse località della Liguria, tra cui La Spezia.

Come sottolineato da Repubblica, a questi numeri vanno aggiunti, poi, gli alunni di Val D’Aosta e della Provincia di Trento, non contemplati nelle tabelle del MIUR perché perlopiù iscritti a scuole paritarie e regionali. Anche gli 860mila dichiarati dagli uffici ministeriali per gli istituti paritari potrebbero essere nella realtà inferiori, e non di poco, viste le dichiarazioni di chiusure “causa crisi” avanzate dalle associazioni cattoliche in questi mesi. Ecco che il numero di studenti al via, in presenza e a distanza, oggi sarebbe dunque inferiore a 5 milioni, e non pari a 5,6 milioni.

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