Il ritorno di Fini dopo anni di assenza: il messaggio a Giorgia Meloni

L'ex leader di Alleanza Nazionale torna in TV e ammette alcuni errori del passato. E parla della svolta di Fiuggi, dello strappo con Berlusconi e non lesina qualche consiglio alla Meloni

A volte ritornano. Dopo quasi dieci anni di silenzio, Gianfranco Fini torna a parlare e a far parlare di sé tramite un’intervista rilasciata a Lucia Annunziata. Uscito di scena dopo il disastroso naufragio di Futuro e Libertà nelle elezioni del 2013, l’ex presidente della Camera bagna il suo ritorno in TV parlando, naturalmente, del Governo guidato da Giorgia Meloni tra consigli e mea culpa sulla parabola del Popolo della Libertà.

E un mea culpa sottaciuto anche sulla considerazione dell’attuale presidente del Consiglio, che nel 2015 aveva definito “mascotte di Matteo Salvini” nel panorama politico di due destre: quella liberale di Forza Italia di Silvio Berlusconi e quella sovranista della Lega.

Cosa ha detto Gianfranco Fini

L’ex presidente di Alleanza Nazionale parte col definire la politica “un virus”, del quale però non sembra superare il contagio. Ben conscio di voler evitare un ritorno in campo (“si può lavorare anche senza avere incarichi”) anche per via della fama di “traditore” che più di un collega non ha lesinato ad affibbiargli per via della sua scelta, durante il celebre Congresso di Fiuggi del 1995, di aggiornare le istanze post-fasciste del Movimento Sociale Italiano diluendole nel liberismo moderato repubblicano di AN.

Non poteva mancare una stoccata alla sinistra: “La sinistra deve essere chiara: l’antifascismo deve essere un valore condiviso, ma ha anche posizioni antidemocratiche”. La stoccata a questo punto si sdoppia, pur addolcendosi, con riferimento chiaro alle dichiarazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa, a proposito del 25 aprile (chi è Ignazio La Russa e quanto guadagna). La seconda carica dello Stato, infatti, era finito al centro delle polemiche per un’intervista in cui spiega che, in occasione della Liberazione, non sfilerà “nei cortei per come si svolgono oggi, perché lì non si celebra una festa della libertà e della democrazia, ma qualcosa di completamente diverso, appannaggio di una certa sinistra”. Quest’ultima, secondo Fini, “non può accendere l’interruttore dell’antifascismo” in modo strumentale. “Chiedono da sinistra il riconoscimento dell’antifascismo come un valore. La risposta non può essere che sì, perché l’abbiamo riconosciuto a Fiuggi”.

Una prima “ammissione di colpa” arriva proprio in riferimento ai cambi di schieramento politico. Dopo Fiuggi, Fini fu protagonista di un altro passaggio storico per la destra del nostro Paese, concretizzatosi con lo strappo con Silvio Berlusconi. “Il Popolo della Libertà fu un errore, non lo perdono a me stesso“, ammette.

Il messaggio e i consigli a Giorgia Meloni

Fini non lesina poi consigli alla Meloni capo del Governo, ma ancora prima leader di quei Fratelli d’Italia che hanno rivoluzionato il centrodestra, sorprendendo anche lui. Arriva un’altra “ammissione di colpa” da parte dell’ex presidente di Montecitorio: “Avevano ragione loro e avevo torto io. Quando nacque FdI manifestai uno scetticismo totale“. Scetticismo accantonato del tutto, visto che Fini ha votato con convinzione per la formazione del presidente del Consiglio alle politiche del 25 settembre (qui avevamo detto chi ha vinto e chi ha perso).

E a chi sottolinea che la Meloni si sia ispirata politicamente a lui, Fini risponde: “Non ha bisogno di essere ispirata”. Tuttavia non disdegna di offrire consigli non richiesti all’inquilina di Palazzo Chigi: “Il Governo farebbe meglio a non occuparsi di temi come quello legato ai diritti civili e a lasciare che se ne occupi il Parlamento”. Quella dei diritti civili, afferma, è “una materia delicata, soprattutto quando si agisce sulla famiglia e sui diritti degli omosessuali. L’atteggiamento delle istituzioni deve essere laico. In Italia si è sempre divisa l’opinione pubblica”.