Germania, virus già sotto controllo. Merkel e la matematica dei contagi

"Le misure restrittive stanno dando i loro frutti", ha detto il ministro della Salute Spahn. Ecco i numeri che rassicurano la Germania

Berlino “modello” per l’Europa. L’approccio teutonico al contenimento del coronavirus, a giudicare dai numeri e dai dati, sembra essere un caso da studiare nel resto del Continente. Al punto che nelle ultime ore, il ministro tedesco della Salute, Jens Spahn, ha annunciato: “Siamo riusciti a mettere sotto controllo il virus. Le misure restrittive del lockdown stanno dando i loro frutti”. 

Più guariti che nuovi contagi

Un dato decisamente rassicurante è che, dal 12 aprile scorso, il numero di nuovi contagi è inferiore a quello dei guariti. Il 17 aprile, i nuovi casi sono stati 3.699 contro le 6.114 guarigioni. Il numero dei decessi diminuisce, anche se non in modo costante: il 17 aprile, ce ne sono state 300. 

Il dato più positivo: il fattore “R0”

Non solo: dal 7 aprile scorso, il numero di “casi attivi”, cioè di persone infette in un dato momento, sta cominciando a calare: al 17 aprile, sono 53.931 persone. E il dato che più deve essere tenuto in considerazione è il rapporto tra gli infetti e il numero di nuovi casi, che è allo 0,7 (il cosiddetto fattore “R0″).

Questo significa che ogni paziente positivo infetta meno di un’altra persona, condizione fondamentale  – come ha spiegato la stessa cancelliera Angela Merkel – per evitare il sovraccarico del sistema sanitario. E come spiegano gli scienziati, quando questo fattore è sotto l’unità, è in corso una tendenza decrescente del contagio e che il contenimento è stato efficace.

Casi totali e letalità

Al 17 aprile, il numero totale di casi in Germania è pari a 141.397, mentre i decessi totali sono 4.352: il Paese teutonico ha insomma uno degli indici di letalità più bassi, insieme a Giappone e Corea del Sud. E secondo l’ufficio statistico Destatis, tra gennaio e febbraio, fino alla metà di marzo, il numero totale dei decessi registrati non è stato superiore a quello degli anni precedenti: il Paese è insomma riuscito a contenere l’epidemia nelle sue prime fasi. 

Le prime riaperture

Questo fa sì che la Germania possa pensare concretamente a come ripartire: già lunedì, in quasi tutte le regioni potranno riaprire gli esercizi commerciali con una superficie di vendita inferiore agli 800 mq, i giardini zoologici, gli orti botanici e le librerie. Le scuole, invece, dovrebbero riprendere già il prossimo 4 maggio. Del resto, nel Paese le fabbriche non sono mai state chiude del tutto.

Il caso Volkswagen

Non è un caso che Volkswagen abbia annunciato la riapertura di alcuni stabilimenti da lunedì, seppure con orario ridotto. Il presidente del Consiglio sindacale di fabbrica, Bernd Osterloh, ha spiegato che le catene di montaggio saranno modificate per garantire il metro e mezzo di distanziamento minimo prescritto. “Dove non si potrà rispettare quella distanza – ha sottolineato – i lavoratori indosseranno mascherine”.

La riapertura sarà graduale: i primi saranno le fabbriche di Zwickau (Germania) e Bratislava (Slovacchia), mentre gli altri siti in Germania, Portogallo, Spagna, Russia e Stati Uniti ripartiranno nella settimana del 27. Negli stabilimenti verrà imposto un rigido monitoraggio sanitario, con controllo quotidiano della temperatura, utilizzo di tute da lavoro e mascherine e l’obbligo di portarsi da casa il cibo.

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