Gas russo, l’Italia può farne a meno? Quanto tempo per sostituirlo

La guerra in Ucraina e la crisi petrolifera hanno fatto schizzare alle stelle il prezzo del gas di Mosca, ma l’Europa ad oggi non ha soluzioni alternative

Tutti ne parlano, le famiglie ne soffrono, le imprese ne risentono, ma sono pochi quelli che sanno rispondere alla domanda che tutti si fanno in questo periodo: perchè è salito il prezzo del gas? Un quesito che milioni di cittadini italiani hanno visto balenare nella propria mente leggendo le notizie sui quotidiani, sentendo i commenti in tv ma soprattutto scartando le bollette dal prezzo mai visto prima per il mantenimento delle spese.

Caro bollette, ecco perchè il prezzo del gas è salito come mai prima d’ora

Una prima risposta va cercata alla fine del 2021. L’estate scorsa la ripresa post-pandemia ha fatto salire domanda e prezzi, e i trader hanno preferito vendere per realizzare i guadagni invece che rimpinguare le scorte. In più in autunno la società russa del gas, la multinazionale Gazprom, ha costantemente mantenuto al minimo consentito dai contratti gli afflussi in Europa (in gennaio si è arrivati ad un meno 40%).

La richiesta ha fatto salire i prezzi a breve termine (i cosiddetti prezzi spot) che sono stabiliti al mercato di Amsterdam – conosciuto come mercato Ttf – e che servono come riferimento (tariffe e bollette incluse). La centralità dell’Olanda all’interno delle dinamiche internazionali in materia è ben chiara al primo ministro Mark Rutte, che è finito al centro di un’aspra polemica con il presidente italiano Mario Draghi (a cui si è contrapposto anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz) proprio sulla questione della speculazione sui prezzi da parte dei Paesi dell’Europa del Nord.

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Sganciarsi da Mosca, le prospettive dell’Europa per il futuro del gas

L’Unione europea – per voce della presidente della Commissione in carica, Ursula von der Leyen – punta a eliminare la sua dipendenza dal gas russo entro la fine del decennio, ma in particolare prima del 2027. Il piano delle istituzioni Ue sarà presentato entro fine maggio e sarà
“elaborato in stretto coordinamento con gli Stati membri“, come si legge nella bozza delle conclusioni del Consiglio europeo che si è svolto questa settimana a Bruxelles (contestualmente ai vertici della Nato e del G7).

Sarebbero quattro le linee di intervento su cui punta la Commissione europea: gli stoccaggi di gas comuni, fare acquisti in maniera condivisa su base volontaria, puntare su Gnl e idrogeno “facendo un uso ottimale del peso politico e di mercato collettivo dell’Ue e dei suoi Stati membri per attenuare i prezzi nei negoziati”, e infine il completamento delle interconnessioni.

Dipendenza dal Cremlino, la situazione dell’Italia e le prospettive poco rassicuranti

Venendo strettamente alla situazione dell’Italia, non sarà possibile sostituire dall’oggi al domani tutto il gas russo a noi necessario, che copre in totale il 36% di tutto l’import (circa 28 miliardi di metri cubi su 76 miliardi complessivi). Secondo alcune stime, malgrado le contromosse, potrebbe mancare all’appello una quota compresa tra 10 e 12 miliardi di metri cubi già durante l’estate.

Il prossimo inverno potrebbero dunque essere necessarie nuove misure di contenimento della domanda, partendo dalle industrie ma interessando anche temperature e orari del riscaldamento delle abitazioni. Si prevedono tempi difficili per i cittadini del Bel Paese e di tutto l’Occidente.