L’alternativa al gas russo: a chi potrebbe rivolgersi l’Italia

L'Europa e l'Italia possono davvero fare a meno del gas russo? Quali sono le alternative? La guerra in Ucraina cambia le carte in tavola e stravolge gli equilibri geopolitici

La Russia esporta ogni anno tra 150 e 190 miliardi di metri cubi di gas in Europa, soddisfacendo in genere il 30-40% della domanda in tutto il continente. Di fatto, però, gli ostacoli alla sostituzione delle forniture russe hanno innumerevoli sfaccettature di natura logistica, finanziaria e politica. E il superamento degli stessi, dopo l’invasione russa in Ucraina, stravolge di non poco gli equilibri geopolitici. Quindi, se l’Europa – e per estensione l’Italia – vuole ridurre la dipendenza dalle forniture di Putin, quali sono le opzioni e quanto sono fattibili, in particolare a breve termine?

Gas naturale liquefatto (in alternativa al gas russo): chi sono i principali esportatori al mondo

Il GNL è un gas naturale liquefatto (o gas super-refrigerato), condensato appunto in forma liquida, trasportato via nave e “rigassificato” presso terminali specializzati. Ad oggi, secondo gli esperti, rappresenta una possibile alternativa al gas russo e – qualora gli scambi con il Cremlino dovessero essere interrotti del tutto (qui il piano per isolare Putin) – le forniture di questa risorsa all’Europa, e quindi all’Italia, non ne risentirebbero.

Sulla carta, l’Europa ha la capacità di importare 147 miliardi di metri cubi in più di GNL all’anno, sufficienti per sostituire completamente il gasdotto russo, secondo un’analisi fornita da Wood Mackenzie – gruppo globale di ricerca e consulenza energetica.

Infatti, secondo i dati forniti da Argus – agenzia che monitora i mercati globali dell’energia e delle materie prime (inclusi petrolio, gas e carbone) – la Russia ha fornito il 16% del GNL europeo da febbraio 2020. In questo settore, Putin non si avvicina nemmeno lontanamente ai livelli raggiungi dai principali esportatori di GNL nel mondo, che vedono tra i primi fornitori gli Stati Uniti, il Qatar e Australia.

Inoltre, stando a quanto emerso negli ultimi giorni, il Qatar pare sia disposto ad aumentare le esportazioni di GNL in Europa, supportando la strategia di forniture alternative a quelle russe. La mancanza di infrastrutture sul territorio, però, potrebbe rallentare il passaggio al GNL che, secondo gli esperti, potrebbe richiedere fino a 10 anni.

Sanzioni e possibile blocco delle forniture, l’effetto sui mercati

Intanto, le nazioni occidentali stanno aumentando la pressione su Mosca, con l’approvazione di nuove sanzioni per isolare ulteriormente l’economia russa e il suo sistema finanziario, dopo che gli avvertimenti iniziali non sono riusciti a persuadere il presidente Vladimir Putin a ritirare le forze dall’Ucraina.

Ma la decisione di penalizzare la banca centrale russa ed escludere alcuni istituti di credito dal sistema SWIFT (qui cos’è e come funziona) esclude di fatto l’energia. I ministri dell’Energia dell’Unione Europea, comunque, si riuniranno per discutere della sicurezza energetica del blocco. Si teme che le sanzioni possano avere un impatto sul flusso di gas verso l’Europa o che la Russia possa decidere di chiudere i rubinetti per rappresaglia. Non a caso, gli ordini di gas russi hanno iniziato ad aumentare lo stesso giorno dell’invasione. Le principali società energetiche europee si sono affrettate ad acquistare perché temevano che le forniture sarebbero state interrotte.

Slancio o blocco delle energie rinnovabili?

Dopo i ripetuti allarmi relativi alla crisi climatica e ai suoi effetti, pochi sono i Paesi che vogliono tornare o incentivare la produzione di carbone. Tuttavia, il passaggio a energie rinnovabili richiede investimenti e interventi consistenti e un miglioramento dell’efficienza energetica – domestica e industriale – attraverso soluzioni ovvie ma a lungo termine.

L’Italia, dal canto suo, ha affermato che potrebbe riaprire alcune centrali a carbone chiuse. Il Governo, però, ha affermato che lavorerà per semplificare il processo di approvazione per nuovi siti di energia verde. In questo contesto, il Paese sta preparando misure “eccezionali” per aumentare l’incentivo allo stoccaggio del gas dati i potenziali rischi per le forniture (qui i bonus contro il caro bollette), una mossa che va ad aggiungersi ai requisiti nazionali di stoccaggio e all’annunciata possibilità di importare più GNL dagli Stati Uniti e gas dall’Azerbaigian, dall’Algeria, dalla Tunisia e dalla Libia attraverso i gasdotti esistenti.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha nel frattempo confermato che sospenderà il progetto del gasdotto Nord Stream 2, che doveva fornire gas naturale all’Europa direttamente dalla Russia.

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La situazione in Italia: si ritorna al carbone?

L’Italia è il secondo importatore di gas naturale in Europa dopo la Germania, del 90% della sua fornitura di gas il 45% proviene dalla Russia, rispetto al 27% di dieci anni fa.

Nel frattempo, a differenza delle vicine Germania e Francia, l’Italia non ha capacità di energia nucleare. Il paese ha anche iniziato a eliminare gradualmente l’energia a carbone, chiudendo tre impianti nel 2020 e nel 2021. Sebbene quindi il piano a lungo termine rimanga quello di aumentare la produzione nazionale di energia da fonti sostenibili, l’obiettivo finale – specie oggi, dopo il precipitare degli eventi – è ancora lontano dal diventare realtà. Come sottolineato da Mario Draghi in conferenza stampa, infatti, per l’Italia il gas “rimane essenziale come combustibile di transizione”.

Il Premier, mentre confermava gli interventi governativi volti a contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia, ha anche ribadito che l’Italia potrebbe aver bisogno di riaprire le centrali a carbone “per colmare eventuali carenze nell’immediato futuro”. L’Italia deve anche “aumentare la produzione interna a scapito delle importazioni”, ha detto Draghi, “perché il gas prodotto nel proprio Paese è più gestibile e può essere più economico”.

A chi potrebbe rivolgersi l’Italia? L’alternativa al gas russo

Mario Draghi, rivolgendosi ai giornalisti, ha infine affermato che l’Italia – così come molti altri alleati europei – intende aumentare le importazioni di gas naturale rivolgendosi ad altri fornitori, compresi gli Stati Uniti. Così il nostro Paese potrebbe fare a meno del gas russo.

“Il presidente americano, Joe Biden, ha offerto la sua disponibilità a sostenere gli alleati con più rifornimenti e voglio ringraziarlo per questo”, ha dichiarato il primo ministro italiano. Nel frattempo l’Esecutivo sta cercando di aumentare la forniture dei suoi gasdotti tra cui TAP dall’Azerbaigian, TransMed dall’Algeria e Tunisia e GreenStream dalla Libia. “Dobbiamo muoverci rapidamente sul fronte della diversificazione, per superare la nostra vulnerabilità il prima possibile ed evitare il rischio di crisi future – ha sottolineato Draghi a tal proposito – La fine dell’inverno e l’arrivo di temperature più miti ci consentono di guardare ai prossimi mesi con maggiore fiducia, ma dobbiamo agire per migliorare ulteriormente la nostra capacità di stoccaggio per i prossimi anni”.