Fase 2, scontro Regioni-Governo su riaperture: cosa rischia chi non rispetta il dpcm

Le Regioni di Centrodestra chiedono di riaprire l'attività, ma il Governo invita alla prudenza

Scontro aperto tra Regioni e Governo che, a 15 giorni dall’inizio ufficiale della Fase 2, non riescono a trovare un punto d’accordo sulle riaperture. Da una parte, infatti, c’è chi chiede di procedere con una differenziazione per territori, mentre l’Esecutivo sembra intenzionato a rimanere fermo su una partenza graduale e uguale per tutti.

La lettera delle Regioni al Presidente Mattarella

Nella lettera indirizzata dalle Regioni di Centrodestra al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e all’Esecutivo, quello che è stato chiesto al governo centrale è di rivedere la gestione della Fase 2.

In concentro, quello che i presidenti regionali vogliono è avere maggiore autonomia nelle decisioni, tant’è che hanno fatto appello alla Costituzione pur di vedere questo loro diritto riconosciuto.

È essenziale che si ritorni progressivamente ad un più pieno rispetto dell’assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni – si legge nella lettera -, sempre in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione.

L’obiettivo, come è stato specificato, è giungere ad una “normalizzazione dell’emergenza“, dove alle Regioni sia permesso di prendere delle decisioni che tengano conto della situazione territoriale. Se il numero di contagi risulta essere contenuto in molte parti d’Italia, hanno spiegato, non avrebbe senso continuare ad applicare ovunque le stesse misure restrittive di quelle Regioni dove l’emergenza sanitaria è ancora nel pieno della sua evoluzione.

Fase 2, le Regioni chiedono più autonomia

Durante la Fase 2, quindi, quello che chiedono le Regioni al Governo è maggiore autonomia, così che i presidenti siano in grado di adottare misure ed interventi che tengano conto di ogni realtà. Tutto questo, come accennato sopra, sarebbe possibile nel pieno rispetto della Costituzione, che riconosce nel suo Titolo V potestà concorrente a Stato e Regioni.

La Fase 1 dell’emergenza Covid ha visto un “accentramento dei poteri normativi in capo al Governo” è stato scritto, creando “problemi di compatibilità con la Costituzione, sia con riferimento al coinvolgimento parlamentare, sia con riferimento al rispetto delle competenze regionali”. Tutto questo è stato “responsabilmente accettato” dalle Regioni per via dello stato di emergenza straordinaria, ma si tratta di un assetto dei poteri che le stesse non sono più disposte a riconoscere.

Questa è la presa di posizione dei presidenti di Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, ma anche dal presidente della provincia autonoma di Trento, poiché da loro è stata firmata la lettera.

Dura la replica di Boccia: regioni a rischio diffida

All’appello che le Regioni hanno rivolto all’Esecutivo e al Presidente della Repubblica ha voluto replicare, duramente, il ministro per le Autonomie e gli Affari regionali Francesco Boccia. Quest’ultimo, senza mezzi termini, ha dichiarato che il Governo centrale è disposto a procedere con una diffida se e qualora le Regioni decidessero di emanare ordinanze che non rispettino quanto disposto dal dpcm del 26 aprile 2020.

Qualsiasi ordinanza regionale in contrasto con il dpcm del Governo, dunque, potrà essere impugnata. Prima di procedere con l’impugnazione, ha affermato Boccia, si darà comunque alla regione la possibilità di ravvedersi (attraverso l’invio di una lettera di diffida dove vengono indicati i punti incoerenti e la richiesta di rimuoverli).

La decisione di procedere in maniera differenziata, così come auspicato, verrà pertanto rimandata al 18 maggio. I primi 15 giorni della Fase 2, infatti, serviranno per monitorare la situazione. Se con le riaperture il numero di contagi non sarà aumentato vertiginosamente (per esempio come è successo in Germania) e le strutture sanitarie reggeranno, allora si valuterà un eventuale avvio della Fase 3.

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