La Fase 2 per ospedali, studi medici, dentisti: come ripartiranno

Anche il sistema sanitario dovrà gradualmente tornare alla normalità e riprendere le prestazioni sospese: ecco come

Mentre il Governo si prepara a lanciare la Fase 2 dal 4 maggio, con graduali riaperture delle attività e un cauto allentamento delle norme sul distanziamento sociale, c’è un altro settore che deve necessariamente tornare verso la normalità: quello sanitario. Sì, perché oltre al coronavirus, che in questi mesi ha necessariamente assorbito le attenzioni del sistema, gli italiani hanno bisogno di essere curati anche per altre patologie, che nulla hanno a che fare con il Covid-19. 

La Fase 2 della sanità, insomma, dovrà ritornare ad occuparsi delle esigenze che, in queste settimane, sono state messe “in pausa”. Sono diverse migliaia le prestazioni rinviate, a partire da esami, visite specialistiche, operazioni chirurgiche non urgenti. Che, piano piano, dovranno tornare ad essere garantite.

Separare i percorsi: strutture Covid dedicate

Come indicato dal ministero della Salute, dunque, sarà innanzitutto necessario separare le prestazioni per Covid-19 da tutto il resto, da tenere il più protetto possibile dall’infezione per evitare di far riesplodere focolai negli ospedali. La soluzione potrebbe passare dalla medicina di territorio, che in alcuni casi, specialmente in Lombardia, si è dimostrata carente nella prima fase: intercettare, cioè, i pazienti Covid fin da subito e trattarli in strutture a loro dedicate. In questo modo, gli altri ospedali, cliniche, ambulatori e altri presidi resterebbero a disposizione della cura di altre patologie e all’approfondimento diagnostico. 

Secondo il ministro Speranza, un primo passo per arrivare all’obiettivo sarà che le Regioni individuino, e creino se necessario, ospedali Covid. Saranno quelle le strutture, che dovranno avere anche letti in rianimazione, preposte ad accogliere i casi intercettati sul territorio e trattarli. 

Centralità della medicina di territorio

Ruolo centrale avrà la medicina di territorio: medici di famiglia, dipartimenti di prevenzione e Usca (le unità composte da medico e infermiere nate durante l’emergenza) dovranno occuparsi di monitorare la situazione, facendo tamponi a tutti i sintomatici ed eventualmente decidere per il trasferimento in ospedale per i casi più gravi.

Visite spalmate, niente visitatori

Le altre strutture torneranno sì operare, ma nel rispetto di precise misure di sicurezza: si pensa di misurare la temperatura con termoscanner all’entrata e di spalmare nell’arco di tutta la giornata i vari appuntamenti, in modo da evitare occasioni di affollamento. Alcune Regioni ipotizzano di fissare visite ed esami anche nel pomeriggio o nel weekend, e le visite dovranno essere fatte con la massima puntualità, per evitare che le sale d’attesa si riempiano.

I visitatori, verosimilmente, non potranno accedere alle strutture (anche nel caso di interventi chirurgici), salvo casi eccezionali, per limitare il numero di persone in circolazione. Per i casi straordinari, dovranno indossare la mascherina e usare gel igienizzanti. E per i ricoveri, l’ipotesi è quella di effettuare tamponi o test seriologici sui pazienti prima dell’accettazione. Per quanto riguarda la diagnostica, tutta la strumentazione verrà igienizzata dopo ogni esame.

Per i pronto soccorso pretriage e precauzioni

Attenzione anche ai pronto soccorso, luoghi dove negli ultimi tempi si è misurato il calo dei pazienti Covid, fondamentali anche per altri pazienti. Alcuni di loro, in questo periodo, potrebbero aver ritardato cure anche necessarie, per paura di essere contagiati. Cruciale sarà dunque la separazione dei percorsi, realizzata attraverso il pretriage. Alcune Regioni ipotizzano l’uso di test alla porta della struttura. Anche in questo caso, ci saranno restrizioni per gli accompagnatori, che verosimilmente non potranno accedere alle sale di attesa.

Interventi chirurgici

Quanto agli interventi chirurgici, potrebbe essere utile sottoporre a tampone i pazienti prima dell’ingresso in sala operatoria, ma ancora non si sa se sarà fattibile. E naturalmente, i chirurghi indosseranno tutte le protezioni del caso.

Telemedicina per i medici di famiglia

Altro punto fondamentale, la telemedicina, sulla quale il Governo ha stanziato 235 milioni di euro. I medici di famiglia dovranno quindi ridurre le visite in loco, utilizzare le ricette elettroniche e, se possibile, condurre le visite tramite tablet o telefono. Le visite saranno effettuate su appuntamento, in modo da svuotare le sale d’aspetto. Si pensa anche a visite a domicilio per casi di tosse e febbre, che torneranno ad aumentare in autunno. E in qualunque caso, la regola di base sarà trattare tutti i pazienti come possibili portatori di contagio.

Per quanto riguarda i dentisti, prima degli appuntamenti (necessariamente diradati) si verificheranno le condizioni di salute del paziente tramite una telefonata. E anche in questo caso, sarà vietato farsi accompagnare. I dentisti, spesso a contatto con sangue e saliva dei pazienti, indosseranno maschere filtranti e visiere. Tutte le pellicole di protezione per l’ambiente saranno cambiate tra un paziente e l’altro.

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