Fase 2, il piano di Sala: Milano riparte in 3 mosse

Per ripartire serve reinventarsi. Con una buona dose di “fantasia”: l'annuncio del sindaco di Milano per far ripartire la città, ma a 3 condizioni

Per ripartire serve reinventarsi. Con una buona dose di “fantasia”, e convinti che non ci si possiamo arrendere di fronte al virus. In un videomessaggio sui social, il sindaco di Milano Beppe Sala insiste sulla necessità di sperimentare per poter far partire la fatidica fase 2. Milano riparte, prestissimo, e per farlo in massima sicurezza ha bisogno di un grande sforzo di creatività.

Proprio per la gravità della situazione a Milano, e in tutta la Lombardia, e l’appello del commissario Arcuri a non ripartire se non in totale sicurezza, “serve la capacità di gestire la complessità e un po’ di fantasia”, perché “o troviamo vie diverse o con le nostre rigidità, con i nostri “non si può” e le nostre abitudini, perdiamo”.

Le 3 condizioni per far ripartire Milano

“Stiamo lavorando a un progetto per la riapertura che presenteremo la settimana prossima, ma per riaprire sono necessarie tre condizioni” spiega: la data esatta (“Ci venga comunicato con un certo anticipo perché non si possono riorganizzare i servizi in 48 ore”), la sicurezza (“Noi facciamo la nostra parte riorganizzando, per esempio, i trasporti e le metropolitane, ma se anche gli altri non fanno la loro parte diventa tutto inutile”), e soprattutto una nuova regolamentazione degli orari di scuole e negozi.

Come cambia la scuola

Sulla rivoluzione che ha in mente, Sala parte dalle scuole. Serve scaglionare ingressi e uscite, dice. Tradotto: i ragazzi non devono entrare tutti alle 8, ma dalle 8 alle 10. E quindi si dovranno immaginare doppi turni “perché le classi non potranno essere più così numerose come adesso”. Un’ipotesi, questa, sostenuta anche dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, che ha anticipato una nuova organizzazione della nostra vita: “Non ci saranno più orari di punta in tutte le fasi della vita quotidiana” ha dichiarato.

E poi ancora, se uno dei problemi è l’inadeguatezza delle classi per via degli spazi ristretti, “perché non portiamo la scuola nei teatri, nei cinema, in altri spazi?», si chiede il sindaco di Milano. E se invece la questione è l’impegno eccessivo per i professori, è necessario “abilitatene altri, o pagarli in maniera diversa o che facciano solo le lezioni, e il ricevimento dei genitori sia in via digitale come le lezioni”.

Come cambiano i trasporti

Altro tema centrale, i trasporti. L’idea di fondo è mettere in sicurezza il trasporto pubblico con un sistema che controlla gli ingressi nelle stazioni della metropolitana e li blocca quando si supera un certo numero. Sul pavimento delle carrozze verranno disegnati dei cerchi per garantire la distanza. Questo però, come ovvio, ridurrà al 30% la capienza dei vagoni nelle ore di punta.

Sui trasporti Sala fa sapere che andrà anche avanti nel potenziare e migliorare lo sharing e la mobilità dolce, come bici elettriche e monopattini. “Mi sembra di capire che dopo il mio appello il Governo si stia muovendo per dei finanziamenti”. E su area B e C il Comune, assicura, “non intende fare cassa”: le telecamere resteranno spente per tutta la fase critica. Certo però che se l’inquinamento dovesse aumentare, “saremmo costretti a cambiare linea”.

Come cambiano le aziende e il commercio

Infine, le aziende e il commercio. Posto che la Lombardia sarà l’ultima Regione d’Italia probabilmente a registrare lo stop dei contagi, “le aziende mi preoccupano di meno in quanto sono abituate a una certa flessibilità e sono in grado di garantire ingressi scaglionati o continuare nello smart working“, sottolinea il sindaco di Milano.

Che si dice invece più preoccupato per il commercio, perché prevede la presenza fisica del personale nei negozi. “Non possono avere gli stessi orari di adesso. Il Comune non avrebbe nessun problema a immaginare di avere i negozi aperti la sera. Ci facciano una proposta” sollecita.

Riguardo a bar e ristoranti, se in estate possono riaprire e hanno la possibilità di mettere dei tavoli all’esterno “non gli facciamo pagare la tassa d’occupazione del suolo pubblico”.

Infine, bisognerà pensare poi anche alle tante persone in difficoltà che vogliono tornare al lavoro e a quelle “che mi chiedono di intervenire perché non riescono a pagare l’affitto“.

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