Fase 2, parte monitoraggio regioni: cosa prevede il decreto firmato dal Ministro Speranza

Arriva il decreto del Ministro Speranza: la Fase 2 parte con il monitoraggio delle regioni

A meno di 15 giorni dall’inizio della Fase 2, il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il decreto ministeriale con il quale sono stati definiti, per tutto il territorio nazionale, i criteri per la gestione del monitoraggio delle regioni. L’obiettivo è quello di valutare, di volta in volta, l’effetto che le riaperture avranno sui contagi, procedendo – se necessario – con un allentamento o ulteriore inasprimento delle misure contenitive.

Cosa prevede il decreto ministeriale firmato dal Ministro Speranza: come funziona il monitoraggio delle regioni

Sarà una Fase 2 lenta e graduale, questo è sicuro. Per gestire la seconda fase del lockdown, infatti, il Governo sta prendendo tutte le precauzioni per far rientrare del tutto l’emergenza Coronavirus. Così, mentre le regioni chiedono più autonomia e il numero dei contagi è lontano dalla curva massima raggiunta qualche settimana fa, il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato ieri sera un apposito decreto ministeriale, stabilendo come – a partire dal 4 maggio – funzionerà il monitoraggio a livello regionale.

I principali fattori di cui si terrà conto nell’analizzare la situazione sono:

  • il grado di tenuta del sistema sanitario;
  • il numero di cittadini con obbligo di quarantena (con tracciamento dei contatti e un’adeguata e tempestiva esecuzione dei tamponi);
  • il raccordo tra assistenza sanitaria primaria e ricovero ospedaliero;
  • i dati degli impiegati per l’emergenza in corso (con un costante e tempestivo aggiornamento degli archivi informatici).

Tutte queste informazioni, nel loro insieme, permetteranno alle autorità competenti di definire il quadro della situazione, decidendo quindi di volta in volta se sia il caso di procedere verso un’eventuale Fase 3 (e successive) oppure – nella peggiore delle ipotesi – valutando un nuovo lockdown.

Regioni a rischio elevato

Il monitoraggio servirà a definire il rischio di ogni regione, dove per rischio si intende la possibilità – più o meno alta – di far aumentare di nuovo il numero dei contagi.

Più i dati relativi al sistema sanitario o alle persone in quarantena oppure a quelle contagiate saranno allarmanti, più una regione sarà considerata a rischio. Le conseguenze in questo caso, come anticipato sopra, potrebbero comportare un’ulteriore chiusura e/o ritorno alla Fase 1.

Come specificato nel decreto del Ministro Speranza, in fine, saranno considerate regioni a rischio anche quelle non in grado di fornire dati certi, chiari e puntuali sui monitoraggi.

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