Fare la scorta di cibo ci penalizza: cosa sta accadendo nei supermercati

Gli italiani (come il resto del mondo) fanno scorta di cibo. Quella che sembra una buona idea in realtà, a conti fatti, non lo è per niente

Gli acquisti compulsivi in piena pandemia hanno un nome preciso: si chiamano acquisti da panico. In Italia e nel resto del mondo l’annuncio dello stato di emergenza sanitaria ha spinto molti ad attrezzarsi rifornendosi di cibo e beni di prima necessità in quantità decisamente elevata rispetto ai soliti standard. Ma fare scorta di cibo è veramente una buona idea? La risposta è no, e quello che sta accadendo oggi nei supermercati ce lo dimostra.

Coronavirus, perché gli scaffali dei supermercati si sono svuotati

Le lunghe file davanti ai supermercati dopo il lockdown del Paese non sono scene che abbiamo visto solo in Italia. Le immagini degli scaffali vuoti dei supermercati in Germania, Inghilterra ma anche in Australia e in America hanno fatto il giro del mondo. Il Coronavirus, improvvisamente, ha spinto le persone a rivedere le loro abitudini e, quindi, anche i loro comportamenti di acquisto.

Così, se fino a qualche settimana fa molti erano soliti acquistare quello di cui avevano bisogno quotidianamente, magari al rientro da lavoro o mentre erano impegnati nel disbrigo di altre faccende, adesso la maggior parte delle persone entra in un supermercato ed esce con i carrelli della spesa pieni, di cose che è veramente improbabile che finiranno nel giro di pochi giorni.

Tutto questo, inevitabilmente, ha portato a problemi di approvvigionamento a breve termine, mettendo in difficoltà la catena di produzione che si basa sul concetto del just-in-time, meccanismo che permette ai supermercati di gestire gli ordini personalizzandoli in base alla domanda. In questo modo le scorte inutilizzate non rimangano nei magazzini e, quindi, si riduce lo spreco.

In circostanze normali, questo sistema è conveniente, ma in piena pandemia ha mostrato tutte le sue fragilità, tant’è che – come abbiamo visto – in molti supermercati sono venuti a mancare nel giro di poche ore beni di prima necessità (come la carta igienica) che raramente nel periodo pre-Coronavirus avremmo fatto fatica a reperire.

Coronavirus, il fenomeno dei prezzi in aumento

Come se la situazione non fosse abbastanza grave, a causa del Coronavirus alcuni venditori hanno iniziato ad aumentare vertiginosamente i prezzi di alcuni prodotti (specie di quelli più richiesti dai consumatori). Igienizzanti, mascherine, ma anche frutta e verdura – come denunciato da Codacons – hanno visto i prezzi schizzare alle stelle.

Quali saranno le conseguenze? Gli acquisti compulsivi da panico, in questo modo, finiranno per coinvolgere l’intera catena produttiva e così facendo non aumenteranno solo i prezzi dei beni di prima necessità, ma si registrerà un aumento dei costi costante e inevitabile di tutti i prodotti.

Altroconsumo, per esempio, ha segnalato una riduzione dei prodotti in offerta già a partire dall’8 marzo. Ci sono stati rincari anche per quanto riguarda la vendita di alcool e ammoniaca, che hanno raggiunto picchi di 36 centesimi a litro. I consumatori, da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria, stanno spendendo di più, con un aumento dei volumi di spesa del 17,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Emergenza sanitaria e scorte di cibo: una riflessione necessaria

La paura e lo stress, anche in tempi meno duri, hanno sempre spinto le persone ad accumulare, e adesso il timore che possa verificarsi un peggioramento della pandemia ha portato la gente a fare scorta di cibo in vista di chissà quale scenario apocalittico.

I consumatori di tutto il mondo stanno acquistando beni essenziali come se si dovessero preparare al peggio. Tutto questo, però, rischia di ripercuotersi sulle persone e la loro salute con delle conseguenze gravi. L’Organizzazione mondiale della sanità ha già spiegato che gli acquisti di panico e l’accumulo hanno generato una carenza globale di generi di prima necessità. Chi acquista più cibo di quello di cui ha bisogno, per esempio, non sempre pensa che facendo scorta di latte e svuotando lo scaffale del supermercato ha privato una famiglia che vive alla giornata dell’unica busta di latte che avrebbe potuto permettersi.

Ora, la riflessione che segue è quasi naturale: in un periodo in cui ci viene detto di essere più responsabili e riflessivi del solito, ha senso continuare a comportarsi così?

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