Facebook, accusa di plagio da una società di Milano: com’è finito il processo

Dopo il risarcimento milionario deciso dal giudice, le due aziende digitali hanno trovato un altro accordo

Una piccola start up di Milano ha portato il colosso digitale Facebook in tribunale. Al centro della disputa, un presunto caso di plagio. Mark Zuckerberg è stato citato dalla software house meneghina Business Competence perché avrebbe copiato la sua app Faround del 2012. Pochi mesi dopo il gigante di Mountain View aveva lanciato la sua Nearby, molto simile a livello di funzioni.

Come funzionava Faround, l’app che Facebook ha plagiato per Nearby

L’app di Business Competence, nominata Faround, era stata pensata per trovare punti di incontro, deal e coupon geolocalizzati. Le informazioni venivano prese anche da Facebook stesso, selezionando in automatico i luoghi di interesse per l’utente nell’area registrata o in un punto di arrivo selezionato.

Grazie a recensioni da parte dei contatti sul social e la possibilità per le aziende di promuovere i propri prodotti con delle offerte ad hoc, la start up aveva messo in piedi una piattaforma davvero innovativa per il panorama delle applicazioni di quasi dieci anni fa.

Solo poco tempo dopo Facebook ha lanciato la sua Nearby, totalmente integrata all’interno del social, per scoprire amici e locali nelle vicinanze. A gennaio i giudici avevano dato ragione alla piccola società milanese, con un risarcimento calcolato in 3,8 milioni di euro.

Facebook accusato di plagio, trovato l’accordo per il risarcimento

La Corte di Cassazione ha dichiarato “estinto” il processo dopo un “accordo transattivo” tra le due aziende. Facebook e Business Competence avrebbero infatti trovato un accordo diverso, seppellendo l’ascia di guerra definitivamente.

Nel decreto della Suprema Corte si legge che le società hanno dato atto di aver raggiunto un’intesa, con integrale compensazione delle spese di lite e la rinuncia al ricorso e al controricorso che erano stati rispettivamente impugnati dal colosso digitale e dalla start up dopo la prima sentenza, che reputava Facebook colpevole di plagio.

I giudici hanno accolto la proposta di fare un passo indietro perché sussitono le condizioni per la dichiarazione di estinzione del giudizio, considerando anche che l’udienza alla Corte di Cassazione non era ancora stata fissata. Per questo motivo la Prima sezione civile ha decretato in tal senso, e “dichiara estinto” il processo “per rinuncia”.

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