Mossa a sorpresa di Enrico Letta: quando ci saranno le primarie del PD

Il segretario reggente ha svelato la deadline per presentare le candidature: tutte le tappe del congresso per arrivare all’elezione del nuovo leader dem

Il programma è tracciato, con tanto di dettagli sulle modalità di partecipazione, i tempi delle varie tappe e la data in cui verrà individuato il profilo che dovrà risollevare le sorti del più grande partito italiano di centrosinistra. D’altronde è sotto gli occhi di tutti come il lavoro da fare per una riflessione profonda sia imponente, di quelli che farebbero tremare i polsi anche alle figure più navigate ed esperte della politica italiana.

La svolta che gli elettori si attendono dal Partito Democratico, dopo l’ennesima debacle, potrebbe così arrivare nel giro di pochi mesi, almeno secondo quanto dichiarato dall’attuale segretario in carica. Stiamo parlando di Enrico Letta, che ha vestito i panni del candidato premier durante tutta la campagna elettorale fino elezioni dello scorso 25 settembre. La sua decisione di rimanere alla guida del partito nonostante il responso delle urne sia stato ben al di sotto delle aspettative è frutto di una scelta ben precisa. Lo ha fatto “per evitare che la nomina di un reggente facesse perdere altro tempo”, rinviando un confronto interno che mai come oggi pare indispensabile per evitare l’estinzione.

Da Renzi a Letta, la parabola discendente del PD

Richiamato nel marzo del 2021 per rianimare un partito dilaniato della correnti e dalle divisioni interne, l’ex presidente del Consiglio non ha saputo rinnovare l’immagine di uno schieramento visto sempre di più come un contenitore pieno di politici riciclati, ma vuoto di idee e programmi. A testimonianza di questo non c’è solo il risultato elettorale dell’ultima tornata, che ha visto i dem scendere sotto il traguardo minimo dichiarato del 20%, distanziato di oltre sette punti percentuali dai vincitori di Fratelli d’Italia. A pesare sulla sconfitta c’è anche il paragone con il risultato (anche allora molto deludente) di quattro anni e mezzo fa.

A quei tempi il segretario e candidato premier era Matteo Renzi, ritornato in sella dopo l’addio del 2016 a seguito del referendum costituzionale da lui voluto. Anche in quell’occasione il PD arrivò secondo (alle spalle del Movimento 5 stelle) e si assestò ad un mesto 18,8%. Silurato il leader fiorentino, al Nazzareno i vertici giurarono che mai più si sarebbe ripetuto uno scenario così desolante. Avevano torto.

Letta annuncia la data delle primarie PD: quando si svolgeranno

Durante l’ultima direzione convocata proprio per definire tempi e modi del congresso, Enrico Letta ha voluto iniziare il suo intervento attaccando proprio il senatore di Rignano sull’Arno e fondatore di Italia Viva. “Saremo sempre disponibili a coordinarci con le altre opposizioni, ma non a farci prendere in giro o a inseguire chi ha altre agende. Mi riferisco a quella parte di opposizione che ha già spostato le tende accanto alla maggioranza” ha detto Letta, che ha voluto richiamare le parole pronunciate da Renzi pochi giorni prima al Senato in occasione della fiducia al nuovo governo di Giorgia Meloni. “Chi fa un discorso di opposizione, ma poi passa tre quarti del tempo a parlare male delle altre forze che militano nell’opposizione, credo che sia solo una stampella della maggioranza“, ha rincarato senza l’uso di mezzi termini.

Che tra i due non scorra buon sangue lo sanno tutti sin da quando, nel lontano 2014, Renzi volle rassicurare Letta sulla stabilità del suo governo (“Enrico stai sereno“), per poi scalzarlo da Palazzo Chigi nel giro di pochi giorni con il benestare dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sembra passata un’eternità da quel periodo, un sentimento sempre più ricorrente all’interno delle nuove dinamiche politiche italiane, in cui ascesa e caduta di un frontman (ultimo in ordine di tempo Matteo Salvini) si avvicendano nel giro di pochi mesi. Per questo la data che Letta avrebbe individuato per le primarie del PD, ossia il 12 marzo 2023, viene vista da molti come troppo distante, soprattutto da chi si aspettava una resa dei conti immediata.

Le tappe del congresso PD per arrivare alle primarie

Tra di loro c’è anche Nicola Zingaretti, governatore della regione Lazio e neodeputato. Anche lui è stato alla guida del PD, subito prima di Letta, nel periodo di massima collaborazione con i cinquestelle, quando entrambe le forze sostenevano il secondo esecutivo della legislatura guidato da Giuseppe Conte. Fu proprio a causa delle faide interne che decise di lasciare la segreteria, richiamando dalla Francia quel professore universitario che sperava potesse ridare unità ad un partito dilaniato. Così non è stato e ora l’intento di Letta è proprio quello di evitare che anche il suo successore, per l’ennesima volta, si ritrovi sotto il costante logoramento del fuoco amico.

Per questo il segretario crede che prima sia indispensabile “elaborare un manifesto dei valori e dei principi e far sì che poi, subito dopo, ci si confronti fra gli aderenti per votare i candidati e le candidate“. Un percorso che partirà nei prossimi giorni e che raggiungerà il culmine nei primi mesi dell’anno nuovo. “Il 7 novembre cominceremo con l’appello, poi a metà novembre si terrà l’assemblea per votare gli aggiustamenti allo Statuto. Solo allora si potrà dare il via al regolamento congressuale“. Le candidature alla segreteria nazionale dovranno essere presentate entro il 28 gennaio 2023, anche se i nomi che circolano sono già molto numerosi, così come quelli che invece hanno già annunciato la loro partecipazione.

Primarie PD, chi sono i candidati al dopo-Letta

Tra di essi la prima è stata Paola De Micheli, già ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti durante il governo giallorosso e rieletta in Parlamento un mese fa in Emilia Romagna. Erano passate solo poche ore dalla scottatura elettorale del suo partito quando ha annunciato di volersi candidare per prenderne la guida. Per molti il fatto che sia una donna è un segnale incoraggiante, visto che proprio in questi giorni celebriamo la prima presidente del Consiglio nella storia della Repubblica italiana. Su questa scia, c’è un’altra figura femminile che pare voler concorrere per la segreteria nazionale: si tratta di Elly Schlein, anche lei approdata a Montecitorio dopo aver trascorso gli ultimi due anni come vicepresidente dell’Emilia Romagna.

In una sfida che si preannuncia tutta “in famiglia” (ma si attendono nuove adesioni da altre parti d’Italia), il profilo più gettonato rimane senza dubbio quello del numero uno della regione, Stefano Bonaccini, che però non ha ancora ufficializzato la propria candidatura. Forte dell’appoggio di Base riformista (la corrente che fu proprio di Matteo Renzi), il governatore ha in mente un futuro in cui il PD torni ad avere un ruolo principale nel campo del centrosinistra, pur senza precludersi il dialogo con le altre forze di opposizione. Un modo per arginare la continua ascesa di Giuseppe Conte, che sui temi come la pace e il salario minimo si sta ritagliando l’immagine di nuovo leader del campo progressista. Al Nazzareno, come dice Letta, non c’è più tempo da perdere.