Draghi a New York “miglior statista dell’anno”: cosa ha detto (prima dell’addio)

A pochi giorni dal suo addio al governo, il premier Mario Draghi è volato a New York per la 77° Assemblea generale delle Nazioni Unite

A pochi giorni dal suo addio al governo, il premier Mario Draghi è volato a New York per la 77° Assemblea generale delle Nazioni Unite, e ha partecipato al Perrine alla 57° Annual Award Dinner, nel corso della quale ha ricevuto il prestigioso “World Statesman Award 2022”, il premio come migliore statista dell’anno.

A consegnargli il premio è l’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, accompagnato da un videomessaggio di congratulazioni del Presidente Usa Joe Biden, che gli riconosce di essere “stato una voce potente nel promuovere la tolleranza e la giustizia”, e ringraziandolo per la sua leadership.

Una presenza fortissima quella di Draghi, internazionalmente riconosciuta, concreta, solida, che ha rialzato l’Italia dopo mesi di agonia, prima traghettando il nostro Paese fuori dalla pandemia, poi gestendo con grande abilità la crisi ucraina, con delicatissime – ma decisive – manovre, che gli hanno consentito di mettere in campo misure coraggiose contro il caro energia per le famiglie e le imprese (qui tutto ciò che prevede l’ultimo pacchetto approvato, il decreto Aiuti ter).

In una situazione drammatica come quella in cui ci troviamo, con una inflazione galoppante e i prezzi del gas fuori controllo a causa della guerra di Putin, il governo Draghi ha saputo garantire la tenuta del Paese, e anzi crescere, come non succedeva da anni: sono i dati economici a dirlo (qui abbiamo parlato dell'”effetto Draghi” e del perché l’Italia è cresciuta più di Francia e Germania).

Avendo ricoperto cariche prestigiose, dalla presidenza della Banca d’Italia a quella della BCE fino alla direzione esecutiva della Banca Centrale, Draghi ha messo d’accordo tutti, tanto che la caduta del suo governo è stata accolta con incredulità dagli analisti europei e oltreoceano.

Cosa ha detto Draghi

Draghi apre il suo intervento a New York rendendo omaggio a Shinzo Abe, l’ex primo ministro giapponese assassinato l’agosto scorso. Rimarca l'”importanza del dialogo”, “al centro” della sua “vita professionale come economista e come decisore politico”. E ricorda che “solo la cooperazione globale può aiutare a risolvere i problemi globali“.

Eppure, riconosce Draghi, oggi il mondo si trova a fronteggiare una sfida enorme. “L’invasione russa dell’Ucraina rischia di inaugurare una nuova era di polarizzazione, che non vedevamo dalla fine della Guerra Fredda”. Per questo, “la domanda su come affrontiamo le autocrazie definirà la nostra capacità di plasmare il nostro futuro comune per molti anni a venire”.

Draghi a New York lancia un potente messaggio di libertà, e continuità. E anche di autonomia. “Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare. Quando prendiamo un impegno, dobbiamo onorarlo. Le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione. Dovremmo evitare l’ambiguità, per non pentirsene in seguito” dice.

Per il premier “la soluzione sta in una combinazione di franchezza, coerenza e impegno. Dobbiamo essere chiari ed espliciti sui valori fondanti delle nostre società. Mi riferisco alla nostra fede nella democrazia e nello Stato di diritto, al nostro rispetto dei diritti umani, al nostro impegno per la solidarietà globale. Questi ideali dovrebbero guidare la nostra politica estera in modo chiaro e prevedibile”.

Le parole sull’Ucraina

Draghi sottolinea ancora una volta l'”eroismo dell’Ucraina, del presidente Zelensky e del suo popolo“, “un potente promemoria di ciò che rappresentiamo, di ciò che stiamo per perdere”. E, nonostante dica di restare ottimista, spera che ci sarà un futuro “quando la Russia deciderà di tornare alle stesse norme sottoscritte nel 1945”.

“L’Unione Europea e il G7 – insieme ai nostri alleati – sono rimasti fermi e uniti a sostegno dell’Ucraina, nonostante i tentativi di Mosca di dividerci. La nostra ricerca collettiva per la pace continua, come dimostra l’accordo per sbloccare milioni di tonnellate di cereali dai porti sul Mar Nero” (ne abbiamo parlato qui).

Draghi ribadisce ancora una volta che “solo l’Ucraina può decidere quale pace sia accettabile, ma dobbiamo fare tutto il possibile per favorire un accordo quando finalmente sarà possibile. Come mi è stato ricordato durante la mia recente visita allo Yad Vashem, l’indifferenza è il peggior nemico dell’umanità. Parlare apertamente non è solo un obbligo morale, è un dovere civico. A coloro che chiedono silenzio, sottomissione e obbedienza dobbiamo opporre il potere delle parole, e dei fatti. Oggi il mondo ha bisogno di coraggio, chiarezza, amore e speranza”.

La centralità della cooperazione internazionale

Il premier – che in casa ha detto chiaramente che non ci sarà spazio per un governo Draghi bis – parla anche del progetto Europa, che ha garantito pace e stabilità nel Vecchio Continente dopo secoli di conflitti, e delle istituzioni del sistema internazionale che, insieme, grazie alla cooperazione, aiutano ad affrontare i problemi globali, com’è stato per la pandemia e come sarà per i cambiamenti climatici.

“Il valore di una partnership di successo tra organismi multilaterali e istituzioni locali è stata una delle principali lezioni che ho imparato lavorando alla Banca Mondiale negli anni ’80” dice. “Riscrivere le regole della finanza globale, come abbiamo fatto nel Financial Stability Board sulla scia della crisi del 2008, ha richiesto fiducia reciproca, apertura mentale e capacità di compromesso”.

E conclude: “Il potenziale per la comprensione reciproca di essere una forza positiva è tanto più grande quanto più integrato è il nostro mondo. Per avere successo per tutti, e soprattutto per i più vulnerabili, la globalizzazione richiede un insieme comune di regole. Eppure, oggi affrontiamo una sfida significativa all’idea che possiamo lavorare insieme a beneficio di tutti i Paesi”.