Governo Draghi: ci aspetta un Monti bis? Le diverse politiche dei due “Super Mario”

Gli italiani temono il governo tecnico, memori della manovra economica attuata dall'esecutivo guidato da Mario Monti. Anche Mario Draghi potrebbe attuare politiche di austerity simili?

La possibilità che quello di Mario Draghi possa essere un governo tecnico, dunque composto in maniera esclusiva da professori e professionisti, spaventa molti italiani. Non è ancora lontano il ricordo della drastica manovra economica voluta dall’esecutivo guidato da Mario Monti, a cui è collegata la riforma delle pensioni portata avanti dall’allora ministra al Lavoro e alle Politiche sociali Elsa Fornero.

Presentando agli italiani il decreto legge Salva Italia, l’esperta scoppiò a piangere, spiegando che le decisioni prese dal Consiglio dei Ministri e la sua stessa riforma delle pensioni avrebbero richiesto “lacrime e sangue“. Fu immediatamente chiaro ai cittadini che per uscire dalla peggiore recessione dell’età moderna fino a quel momento storico sarebbero stati necessari i sacrifici di tutti.

A quasi 10 anni dal giuramento dei ministri di Mario Monti, la memoria collettiva degli italiani associa un governo di tecnici a un periodo di forti privazioni. Poco importa se quelle strategie possano effettivamente aver funzionato per salvare l’Italia. La strada intrapresa per far riprendere il Paese dopo il crollo dell’Eurozona nel 2008, d’altronde, è ancora argomento di dibattito tra i grandi economisti.

L’unica certezza è che il popolo non ha visto di buon occhio l’austerity, e l’ombra di un nuovo esecutivo di professori spaventa i più. Molti si chiedono se Mario Draghi ripercorrerà il sentiero delle lacrime e sangue, viste anche le tante affinità con il collega.

Draghi e Monti a confronto: le somiglianze tra i Super Mario dell’economia

I due Super Mario, così li ha definiti in periodi diversi la stampa internazionale, condividono una formazione simile. Nati entrambi negli anni ’40, hanno frequentato il liceo dai gesuiti per poi proseguire la formazione nelle due università più prestigiose delle rispettive città: Mario Draghi a La Sapienza di Roma e Mario Monti alla Bocconi di Milano.

Entrambi specializzati in economia, hanno continuato a studiare nei più importanti atenei del mondo, diventando a loro volta docenti e nomi di punta del settore. Ed entrambi hanno ricevuto la chiamata dal mondo della politica durante periodi di forte crisi per l’Italia. Nel 2011 Giorgio Napolitano, dopo averlo eletto senatore a vita, convocò Mario Monti al Colle. Scenario visto all’inizio del 2021 con Sergio Mattarella e Mario Draghi.

Il bocconiano venne chiamato a superare la crisi dell’Euro, con il Paese sull’orlo del default. L’ex presidente della Banca Centrale Europea e governatore della Banca d’Italia, invece, dovrà affrontare le difficoltà dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid, e la gestione del denaro pubblico all’inizio di quello che si sta rivelando essere indubbiamente il peggiore crollo economico a memoria d’uomo.

La crisi innescata dal coronavirus è molto peggiore di quella della moneta unica, ma è necessario sottolineare che le condizioni in cui si è sviluppata sono molto diverse. Si respira oggi un clima di cooperazione con Bruxelles, con Mario Draghi che potrà usufruire non solo dei 209 miliardi che arriveranno all’Italia grazie al Recovery fund, ma anche della sospensione dei paletti stabiliti dal Trattato di Maastricht. La speranza è quella che il premier incaricato non metta le mani nelle tasche degli italiani.

Mario Draghi contro l’austerity: la strategia per uscire dalla crisi

In più occasioni lo stesso Mario Draghi ha suggerito all’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte di non attuare politiche di austerity, ma anzi continuare a immettere liquidi nel sistema attraverso bonus e detrazioni. Consiglio che l’esecutivo giallorosso ha seguito, nonostante le tante critiche, spesso motivate, mosse da cittadini e opposizioni. Il governo Conte bis è stato tacciato a più riprese di inutile assistenzialismo, ma l’economista oggi chiamato a Palazzo Chigi ha spiegato la necessità di dare soldi agli italiani. Un atto che ha poco a che fare con lo spreco di fondi pubblici.

In un editoriale apparso a marzo 2020 sul Financial Times il premier incaricato prevedeva una profonda recessione dovuta alla pandemia. Pur approvando la decisione del governo di mettere sotto chiave l’Italia con il lockdown, spiegava che ne sarebbero conseguiti enormi costi economici, con il rischio per i cittadini di perdere non solo la vita ma anche la principale fonte di sostentamento.

La strategia proposta era quella di aiutare le imprese e gli autonomi per evitare emorragie nel mondo del lavoro, aumentando il debito pubblico e arrivando idealmente alla cancellazione del debito privato. Mario Draghi sottolineava che per uscire dalla crisi lo Stato avrebbe dovuto trovare i fondi in posti diversi dal gettito fiscale, assorbendo i danni economici per cittadini e aziende. Nessun aumento delle tasse, quindi, e nessuna penalità per gli italiani.

Mario Draghi: investire sui giovani per eliminare le diseguaglianze

Non solo Mario Draghi teorizzava in tempi non sospetti la strategia di ripresa del “debito buono“. Al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione che tenuto ad agosto 2020 il discorso dell’economista si era concentrato sulla necessità di investire sulle nuove generazioni proprio in questo momento di emergenza.

Privare i giovani del futuro, aveva spiegato Super Mario, “è una delle forme più gravi di diseguaglianza“. Agli italiani del futuro spetterà infatti ricostruire sulle ceneri della pandemia, ed “è nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre”.

Mario Draghi al governo: quali politiche economiche attuerà

Non sono ancora note le politiche che Mario Draghi attuerà durante il suo mandato e con la collaborazione di un esecutivo, per cui è partito il toto-ministri, che potrebbe essere composto tanto da tecnici quanto da personalità del mondo della politica. Ma è evidente che il Draghi-pensiero si discosta in maniera netta dalle politiche dell’austerity e dalle lacrime e dal sangue che hanno segnato la memoria degli italiani.

Proprio nel 2012, in piena crisi dell’Eurozona e in qualità di presidente della Banca Centrale Europea, Super Mario pronunciò le parole “Whatever it takes”, con l’obiettivo di salvare l’Euro “a qualunque costo”. La frase divenne il simbolo delle politiche Ue degli anni successivi, avviando una stagione che per gli esperti ha contribuito a evitare speculazioni negli gli Stati membri particolarmente colpiti dalla crisi, che li avrebbero condotti velocemente al default.

In seguito Mario Draghi rimase fedele alla linea, presentando un piano di risanamento dell’economia europea con l’acquisto di titoli di Stato dei Paesi in sofferenza, attuando misure di allentamento quantitativo per combattere e mettere fine alla crisi del debito sovrano europeo e evitando un crollo della moneta unica, che avrebbe pesato in maniera disastrosa sui cittadini di tutta la regione.

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