Draghi da Erdogan non solo per l’Ucraina: gli affari tra Italia e Turchia

In vista dell’incontro ipotizzato da Mario Draghi con Erdogan, le rappresentanze diplomatiche si preparano a rafforzare i rapporti commerciali miliardari

Anche se le chance di una ripresa dei negoziati fra Russia e Ucraina sono al momento ridotte al lumicino, come altri attori internazionali anche l’Italia cerca di non trascurare nessuno spiraglio possibile per arrivare ad un accordo di pace. In questo senso la diplomazia italiana, su input di Palazzo Chigi, sta organizzando un vertice fra Roma ed Ankara, allargato alle compagini governative dei due Paesi.

Ovviamente non si tratterà soltanto di un vertice per rilanciare la cooperazione internazionale, anche se il primo argomento sul tavolo saranno proprio i futuri (eventuali) colloqui tra Kiev e Mosca. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è al momento l’attore più vicino e più equidistante rispetto ai due Paesi in guerra, non per nulla ha finora ospitato diversi round dei negoziati.

Asse tra Roma e Ankara: forte asse commerciale tra i due paesi

Ma i rapporti tra Italia e Turchia sono ben altri e non potranno essere esclusi del tutto dal confronto, a partire dagli interessi commerciali. Con Ankara vige infatti un interscambio industriale che, prima del Covid, sfiorava i 18 miliardi di euro (elaborazioni Istat) e che anche nel 2020, nonostante la frenata determinata dalla pandemia, aveva comunque un valore di oltre 15 miliardi. Tanto valgono, per le aziende italiane, quei rapporti di “cooperazione” (come li ha definiti il premier Mario Draghi) che il nostro Paese ha stretto nel corso degli anni con il leader turco.

Il picco delle esportazioni italiane si è registrato nel 2017, con oltre 10 miliardi di euro di beni made in Italy venduti in Turchia. Nel 2018 c’è stata una brusca frenata (-13,2%), seguita da un ulteriore calo nel 2019 (-4,9%) e nel 2020 (-7,4%). Viceversa le importazioni di beni da Ankara verso Roma – soprattutto per il mercato degli autoveicoli e dei prodotti tessili – sono andate progressivamente aumentando negli ultimi dieci anni, con un record di 9,45 miliardi di euro raggiunti nel 2019, a cui ha fatto seguito il crollo del 2020 (-21,2%) fortemente condizionato dalla pandemia.

I settori più interessati dagli scambi commerciali con la Turchia sono quello dei macchinari e delle apparecchiature (oltre 1,7 miliardi di euro di esportazioni nel 2020), che anche nell’anno del Covid ha visto crescere l’export dell’11,2% e vanta un saldo commerciale attivo di 1,2 miliardi di euro. Poi come detto ci sono le automobili (oltre un miliardo di export nel 2020) e l’industria chimica (918 milioni nel 2020).

Le imprese italiane in Turchia e l’interesse di Erdogan verso l’Ue

In generale generale, l’Italia è il quinto partner commerciale della Turchia a livello mondiale e il secondo tra i Paesi europei dietro la Germania. Il mercato turco è dunque uno sbocco importante per il business internazionale delle nostre imprese. Al suo interno sono attive oltre 1.500 aziende italiane, una presenza consistente sottolineata dalla presenza nel Paese di alcuni tra i principali gruppi della nostra industria, tra cui Salini-WeBuild, Astaldi, Barilla, Ferrero, Benetton, Luxottica, Piaggio, Iveco, Stellantis, Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Al contempo, si registra anche una costante crescita di investimenti turchi nel nostro paese. L’Italia, infatti, rappresenta sempre più per la Turchia la porta d’accesso verso il mercato unico europeo che conta circa 500 milioni di potenziali consumatori. Gli investimenti diretti di Ankara hanno così raggiunto i 523 milioni di euro nel 2018 (ultimo dato disponibile).