Draghi bis sì o no? Cosa succederà dopo le elezioni

Il premier risponde in maniera netta a chi gli chiede se sarà possibile un secondo governo guidato da lui. Ma qualcuno non ci crede

Un Paese “forte”, che sa “mantenere la parola data” e portare a termine gli impegni presi. Questa l’immagine dell’Italia che Mario Draghi porta a New York per il suo secondo e ultimo viaggio negli USA da presidente del Consiglio. L’atteso intervento all’Assemblea generale dell’ONU sarà l’occasione per ribadire l’assoluta fedeltà italiana all’asse euro-atlantico, e l’importanza della risposta unitaria a favore dell’Ucraina contro l’invasione della Russia di Putin. Un modo, ancora una volta, per presidiare i valori europei.

In arrivo governo Draghi bis?

Alla vigilia del voto che decreterà la nuova compagine governativa dopo il 25 settembre, Mario Draghi chiarisce subito un punto: “No, non ci sarà un Draghi bis”. Durante la conferenza stampa di presentazione delle nuove misure contenute nel decreto Aiuti ter, il premier in carica è perentorio: non intende, dice, ritornare.

In una campagna elettorale dai toni spesso troppo accesi, lui prende le distanze dai partiti spiegando che “sto in alto, sono stato precipitato, catapultato dall’alto, quindi non è neanche giusto che io dia un giudizio sui toni della campagna elettorale. La campagna elettorale si svolge come tutte le campagne elettorali. Con grande varietà di toni, dal più alto, al più basso, al più sommesso anche. La cosa importante però è che tutti vadano a votare. Questa è la cosa più importante di tutte” (qui le novità sulla scheda elettorale).

Quale futuro per l’Italia

Dopo l’esito delle urne, un eventuale Governo di unità nazionale potrebbe essere un limite o potrebbe funzionare ancora per il nostro Paese, gli domanda un giornalista. “Non ho idea di quello che il voto produrrà e quindi tutte queste valutazioni potranno essere importanti dopo” risponde lui. “Per il futuro io sono ancora molto fiducioso, ho gran fiducia negli italiani”.

I governi devono essenzialmente creare le condizioni perché gli italiani producano, crescano, stiano meglio e i più deboli siano aiutati e le diseguaglianze vengano affrontate – prosegue -. Bisogna far molto di più sulle diseguaglianze, c’è ancora tantissimo da fare. Ricordando che il suo governo ha avviato numerose misure a tutela di famiglie e imprese, ha affrontato delle emergenze, “ma c’è molto lavoro da fare per il prossimo governo”.

Poi ci sono i rapporti internazionali, dove “occorre essere trasparenti. Se non si è trasparenti gli altri Paesi non sanno come il nostro Paese la pensa. Quindi anche qui ci vuol coerenza nelle posizioni internazionali, non capovolgimenti, giravolte”.

Il riferimento va dritto all’Ucraina e all’invio delle armi: “Non si può votare l’invio e poi dire ‘no, non sono d’accordo’ oppure, ancora peggio, inorgoglirsi dell’avanzata ucraina dopo che si è votato contro l’invio delle armi. Si voleva forse che l’Ucraina si difendesse a mani nude? Forse era quello che si voleva. Ecco, questo fa il prestigio internazionale di un Paese: la coerenza, la trasparenza. La mancanza di trasparenza, la mancanza di coerenza indeboliscono il Paese e quando si indebolisce di fuori si indebolisce anche di dentro. Ed è lì che viene a mancare quell’atmosfera, quell’ambiente che serve per la crescita” (qui i 100 candidati impresentabili che partecipano al voto del 25 settembre).

Obiettivo PNRR

L’obiettivo, qualunque sarà il governo che si formerà, deve necessariamente proseguire con il PNRR e con le riforme, ma sappiamo bene che in Consiglio dei Ministri la Lega non ha votato la riforma sulla concorrenza e sui balneari. Anche perché è già stato quasi tutto bandito.

“Quello che si può rivedere è ciò che non è stato bandito e siccome è stato quasi tutto bandito, c’è poco da rivedere. Se ci sono dei progetti che possono essere sostituiti con altri progetti, io penso che una revisione del genere non dovrebbe incontrare grossi ostacoli, ma suggerirei di affrontare la questione non come un fatto ideologico, ma più come fatto abbastanza pragmatico”.

Draghi sottolinea come da quando ci è stato dato il PNRR è cambiato tutto. “Ciononostante, anche grazie agli stanziamenti che abbiamo fatto per adeguare i costi dei lavori pubblici, delle materie prime, molti di questi progetti sono andati avanti. Detto questo, si vede. Non riesco a capire come possa diventare una questione così dirimente per il futuro politico del Paese. Chiaro che quello che è stato fatto, è stato fatto e non c’è granché possibilità da fare. Bisogna guardare quello che c’è. Sulle questioni delle riforme, la legge delega è stata votata e questo è un decreto legislativo che attua questa”.

E sulla dichiarazione del rappresentante della Lega, “parlava di disaccordo non nel merito ma nel metodo, in altre parole quello che si sarebbe desiderato è approvare questo decreto legislativo dopo le elezioni. Ecco, questo è un metodo che questo governo non capisce molto. Qui ci sono dei bisogni dei cittadini, bisogna trovare una risposta, bisogna fare le cose quando sono pronte. Non è che cominciamo a slittare o a non far niente. Con questo ragionamento avremmo combinato molto, molto meno. Se avessi dovuto aspettare i risultati delle elezioni e poi quelle prima, le elezioni regionali o comunali, ogni sussurro di qualunque connotato politico, alla fine succede che non si riesce più a combinare niente. E questo sarebbe stato invece, a mio avviso, il fallimento di questo governo che è stato creato per fare e non per stare”.

Difendere gli interessi degli italiani

Draghi rivendica la sua visione d’Europa: “Noi difendiamo lo stato di diritto assieme ai nostri alleati, che sono Francia, Germania…. Cosa farà il futuro governo non lo so, ma mi son chiesto ‘com’è che si scelgono i propri partner?’. Sulla base di una certa comunanza ideologica certo, ma un’altra considerazione che andrebbe fatta è quella di scegliersi partner che consentano di difendere gli interessi degli italiani. Quali sono i partner che mi aiutano a proteggere gli interessi degli italiani? Quali sono questi partner? Ecco, datevi delle risposte voi” dice ai giornalisti, e agli italiani tutti, spingendo ad andare a votare.

Renzi spinge per il Draghi bis

Niente governo Draghi 2, dunque, ma qualcuno non è convinto della presa di posizione del premier. Matteo Renzi, ad esempio, che in un’intervista a La Stampa ha detto che “ove si creassero le condizioni e Mattarella glielo proponesse, sono certo che Mario Draghi accetterebbe”. Renzi, alla guida con Carlo Calenda del Terzo Polo, che sta risalendo rapidamente nei sondaggi, iniziando quasi a spaventare il centrodestra, non dubita che, nel caso dalle urne non uscisse un chiaro vincitore, sarebbe possibile un governo Draghi bis.

Questa è una delle grandi sfide su cui si gioca il futuro del nostro Paese, di fronte a una Europa incredula che l’Italia si sia fatta scappare un “deus ex machina” come Draghi.