Dpcm, Sgarbi e Codacons contro la chiusura dei musei: la sentenza del Tar

Le associazioni di ristoratori e il Codacons, insieme a Vittorio Sgarbi, hanno presentato due ricorsi contro le chiusure imposte dal Dpcm

Le limitazioni imposte dal Dpcm del 3 novembre scorso a locali e luoghi della cultura rimangono in vigore. Lo ha deciso il Tar del Lazio con due decreti monocratici cautelari che rimbalzano due richieste che chiedevano la sospensione urgente delle misure decretate dal presidente del Consiglio. Non c’è dunque il via libera alla riapertura dei servizi di ristorazione e dei musei, e sono fissate due udienze per discutere i due ricorsi.

Per entrambe le richieste, il Tar ha stabilito che “non sussistono le condizioni per disporre l’accoglimento della richiesta cautelare monocratica”.

Il primo, che riguarda bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, è stato firmato da una serie di esercizi commerciali, molti di Roma. L’udienza di discussione in camera di consiglio davanti al Tribunale in composizione collegiale è stata fissata per il 18 novembre prossimo, perché sono stati riconosciuti i motivi di urgenza.

Il ricorso per musei, fondazioni, istituti e altri luoghi della cultura è stato invece presentato dal Codacons e firmato da Vittorio Sgarbi. L’udienza si terrà il 2 dicembre.

Dpcm, il testo del ricorso del Codacons per la riapertura dei musei firmato da Sgarbi

“Col cosiddetto ‘decreto Colosseo’, l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura è considerato servizio pubblico essenziale, come la scuola, la sanità e i trasporti, ai quali si applicano i livelli delle prestazioni essenziali. Il servizio pubblico essenziale è quello di cui la collettività non può in nessun caso fare a meno, difatti lo stesso ordinamento ne vieta l’interruzione”, si legge nel ricorso per riaprire i musei.

“È evidente che il Dpcm del 3 novembre 2020, che prevede la sospensione delle mostre e dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura contrasti con le disposizioni che qualificano come servizio pubblico l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura. In alternativa, lo stesso avrebbe dovuto essere regolamentato in base alla suddivisione delle aree rossa, arancione e gialla, assegnate in relazione al grado di rischio al quale i cittadini sono esposti. Di conseguenza, il decreto in parola avrebbe dovuto differenziare le modalità di fruizione del servizio in base al colore assegnato a ciascuna regione”, sottolinea il Codacons.

“Il Dpcm impugnato non considera che l’accesso ai musei, se regolamentato con ingressi contingentati e termini temporali di accesso, nel rispetto delle raccomandazioni del Comitato Tecnico Scientifico, nonché delle relative linee guida, se applicate con severità e controllo, non possono contribuire alla diffusione del coronavirus”. Nel ricorso vengono menzionate “le gravi disparità di trattamento introdotte dal Dpcm, laddove per gli spettacoli televisivi aperti al pubblico non prevede alcuna sospensione, così come non chiude le scuole che, giustamente, essendo luoghi di produzione di cultura e formazione al pari dei musei, restano aperte nelle classi iniziali pur essendo rischiosissime per i contagi”.

 

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