Dove è presente e quanto è pericolosa la variante indiana del Covid

La tripla mutazione preoccupa per il possibile collegamento con il boom di positivi: la diffusione in Italia e cosa sappiamo sulla pericolosità del nuovo ceppo

La variante indiana preoccupa anche l’Italia. La mutazione del virus è stata rilevata nel Regno Unito, in Belgio, in Germania e, dal 10 marzo, anche tra i cittadini (fiorentini) del Belpaese. In tutto sono un centinaio i casi in Europa. Nel mondo, invece, circa mille.

Nonostante gli scienziati non siano ancora riusciti a stabilire se la variante indiana è più contagiosa, più trasmissibile o più resistente ai vaccini, la tripla mutazione del Coronavirus preoccupa per l’elevatissimo numero di positivi registrati in India negli ultimi giorni.

Accertamenti in corso, quindi, mentre prende il via lo stop precauzionale ai rientri dall’India, messo per iscritto dal ministero della Salute in un’ordinanza. Secondo i primissimi dati raccolti in Israele e riguardanti l’efficacia del vaccino Pfizer-BioNTech sulla variante indiana, il preparato tedesco-americano offrirebbe una protezione ridotta nei confronti della mutazione isolata nello stato asiatico.

Nello specifico, la variante consisterebbe in una tripla mutazione generatasi in seguito alla combinazione tra tre ceppi del Covid-19. I ricercatori temono che la sua nascita sia all’origine dei numeri fuori controllo in India e in particolare alla base dei picchi nelle regioni del Maharashtra, di Delhi e del Bengala occidentale.

L’India nella morsa del Covid traina la crescita dei numeri su scala mondiale

Mentre in Europa la campagna di vaccinazione lascia intravedere ai cittadini la luce delle riaperture, negli ultimi giorni i casi di coronavirus in India sono cresciuti al punto da trainare la crescita mondiale nel numero di contagi (e nonostante un andamento della profilassi che lasciava ben sperare). È un tragico record quello segnato dalla popolosa nazione negli ultimi giorni, quando il numero di positivi non soltanto si è mantenuto costantemente al di sopra dei 300mila giornalieri, ma è stato molto probabilmente sottostimato di un’ordine di circa 200mila unità. Il dato si ricava dalla frenetica attività dei campi crematori, superiore a quanto si potrebbe dedurre dalle cifre ufficiali (che parlano di circa 2mila casi ogni 24 ore).

La situazione degli ospedali in India e la polemica dopo il maxi raduno religioso

Nei giorni scorsi ha generato polemiche e indignazione la decisione del premier nazionalista Narendra Modi di autorizzare un festival religioso Hindu sulle rive del Gange. Migliaia di fedeli si sono radunati nell’impossibilità di rispettare le misure di distanziamento e senza dispositivi di protezione. Nei giorni successivi all’evento, un picco di contagi si è registrato nelle vicinanze dei siti in cui si è tenuta la celebrazione.

Faticano gli ospedali. Il 21 aprile, un incidente in una struttura situata nello stato occidentale del Maharashtra ha provocato la morte di 22 pazienti rimasti a corto di ossigeno.

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