Cosa rischia adesso, davvero, Donald Trump

Quali sono le possibilità che il presidente Donald Trump venga nuovamente messo sotto accusa? Rischia davvero l'impeachment?

Mentre l’America fa i conti con il violento assedio del Campidoglio, un vero e proprio assalto da parte dei sostenitori di Trump che ha causato cinque morti, la crisi che sta accompagnando gli ultimi momenti della presidenza di Donald Trump si sta allargando sempre di più. A meno di due settimane dal suo addio alla Casa Bianca, il partito democratico si sta muovendo per mettere sotto accusa il Presidente, e sono pochi i membri del partito repubblicano pronti a prendere le sue difese. Ma Donald Trump rischia davvero l’impeachment?

Cosa comporterebbe l’impeachment di Donald Trump

Se la Camera decidesse di procedere con l’impeachment, l’azione renderebbe Trump il primo Presidente della storia a essere messo sotto accusa due volte durante il suo mandato. Era infatti già successo nel dicembre del 2019, quando il Presidente USA era stato accusato di abuso di potere e ostruzionismo nei confronti del Congresso. Qualora, prima della sua dipartita, questa volta si arrivasse ad una messa in stato d’accusa, a Trump potrebbe essere imposto il divieto di ricoprire cariche pubbliche, impedendogli di candidarsi – di nuovo – per le elezioni nel 2024.

Ma, oltre all’eventualità di non potersi più candidare, ci sarebbero altre conseguenze per Trump? Di fatto, l’impeachment potrebbe finire esattamente come l’ultima volta, con un segno nella sua fedina penale a seguito dell’azione intrapresa da parte della Camera dei Rappresentanti, lui però potrebbe rimanere in carica fino a fine mandato. In alternativa, il processo per la messa in stato di accusa potrebbe essere aperto in un secondo momento, dopo il giuramento di Joe Biden, quando cioè i Democratici avranno la maggioranza al Senato, ma in questo caso è necessaria l’approvazione del governo per procedere, e questo comporterebbe un rallentamento dei lavori, facendo slittare gli impegni in agenda del nuovo Presidente, come la redazione di un piano preciso per fronteggiare l’emergenza Coronavirus e l’approvazione del pacchetto di aiuti destinati a chi è stato colpito dalla crisi. Essendo queste delle priorità del programma elettorale di Biden, la domanda da porsi a questo punto è: è davvero disposto a farlo, nnostante le priorità del Paese?

I tempi stretti

“Dobbiamo agire”, questo ha dichiarato venerdì 9 gennaio la presidente della Camera Nancy Pelosi durante una teleconferenza privata con i democratici. L’argomento della discussione? Le dimissioni di Trump prima del previsto. Per questo motivo ha intenzione di procedere con l’impeachment, che dovrebbe arrivare alla Camera lunedì 11 gennaio, con l’indizione di una votazione fissata per il mercoledì successivo. Tuttavia, ci sono poche possibilità che il Senato, attualmente con maggioranza repubblicana, dia l’ok a un processo che porti alla condanna di Trump in meno di due settimane.

Da calendario, inoltre, il Senato non riprenderà i lavori fino al 20 gennaio, che è il giorno dell’Inauguration Day. Occorrono due terzi del Senato per arrivare ad una condanna di Trump, e i tempi stretti rendono il tutto al quanto improbabile, anche se i lavori della Camera riprendessero appositamente in anticipo. Per di più, seppur molti senatori repubblicani abbiano screditato le azioni di Trump nell’ultima settimana, diversi di loro hanno già affermato di ritenere che l’impeachment dividerebbe ulteriormente il paese poco prima dell’insediamento di Biden, esprimendo così la loro contrarietà a procedere.

Un’indagine di impeachment richiede l’invio di prove alla Commissione giudiziaria della Camera, a cui dovrebbero poi seguire udienze apposite e la redazione di articoli tali da giustificare poi le decisioni, a loro volta devono poi essere rese note. Come è successo nel 2019, quando la Camera ha messo sotto accusa Trump, e in quel caso ci sono voluti 3 mesi.

Quello che potrebbe succedere questa volta, però, è che con così pochi giorni di tempo per muoversi, Pelosi potrebbe tenere una votazione senza udienze o muoversi con un’azione del comitato, che richiede la sola approvazione da parte della maggioranza per procedere. Va detto, a tal proposito, che i democratici controllano la Camera con l’elezione di Biden e, considerando che al momento dell’assalto a Capitol Hill la maggior parte dei membri del Congresso era in Campidoglio quando la folla ha fatto irruzione, molti potrebbero avere già l’idee chiare sulle “colpe” di Trump, il che li potrebbe indurre a procedere senza perdere ulteriore tempo.

Per quale motivo Trump rischia l’impeachment

I Democratici, che si stanno consultando per capire se è il caso di agire tempestivamente, prima che Trump lasci la Casa Bianca, pare stiano lavorando su capi di accusa che prevedono l’impeachment per abuso di potere. Adam Schiff, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato della California, ha definito Trump responsabile per avere “acceso la miccia che è esplosa in Campidoglio”. Il senatore Bernie Sanders, con un tweet, ha cercato poi di rispondere a chi, sui social e non solo, chiedeva perché mettere sotto accusa un Presidente a cui restano solo pochi giorni prima di lasciare la carica. “Deve essere chiaro che nessun presidente, ora o in futuro, può guidare un’insurrezione contro il governo degli Stati Uniti”, ha detto Sanders.

Joe Biden, nel frattempo, ha affermato di essere concentrato sul suo lavoro mentre si prepara a entrare in carica come nuovo Presidente degli Stati Uniti. A chi gli ha chiesto cosa pensasse dell’impeachment, ha risposto: “Questa è una decisione che spetta al Congresso prendere”.

Il portavoce di Trump, Judd Deere, di fronte alla possibilità di messa in stato di accusa ha invece dichiarato: “Un impeachment politicamente motivato contro un presidente con 12 giorni rimanenti nel suo mandato servirà solo a dividere ulteriormente il nostro grande paese”.

Si rischia davvero una guerra nucleare?

Nel frattempo, mentre molti membri dell’amministrazione Trump hanno ritirato il proprio sostegno, un gruppo di repubblicani alla Camera degli Stati Uniti, lo stesso che ha votato per certificare i risultati delle ultime elezioni, ha chiesto formalmente al nuovo Presidente eletto di intervenire per impedire alla presidente della Camera Nancy Pelosi di tentare di accusare nuovamente Donald Trump: “Nello spirito di guarigione e fedeltà alla Costituzione”, hanno scritto.

Al Congresso, però, i democratici non sono disposti a correre ulteriori rischi, anche se mancano pochi giorni per la fine del suo mandato. Il caos scoppiato al Campidoglio ha sbalordito il mondo e ha minacciato il tradizionale (e pacifico) passaggio di potere. Come se non bastasse, Pelosi ha parlato anche di un rischio concreto legato ai codici nucleari, tanto da convocare Mark Milley, presidente del Joint Chiefs of Staff General (organo leader del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti), per discutere sulle precauzioni a disposizione “per impedire a un Presidente ‘instabile’ di iniziare le ostilità militari o di accedere ai codici di lancio” per la guerra nucleare.

Il presidente in carica, infatti, ha l’autorità esclusiva per ordinare il lancio di un’arma nucleare, ma un comandante militare potrebbe rifiutare l’ordine se fosse ritenuto illegale. Trump non ha fatto pubblicamente tali minacce, ma molti sono i funzionari che non hanno escluso questa eventualità.

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