Distanziamento e norme di sicurezza penalizzano le imprese: le stime

Ripartenza difficile e fatturati in calo: la ripresa economica tarda ad arrivare dopo il Coronavirus

Siamo stati chiusi in casa per più di due mesi, negozi ed attività (quelle non essenziali) hanno dovuto abbassare le saracinesche in questo periodo, rinunciando alle proprie entrate. La Fase 2 e l’inizio della Fase 3, quindi, rappresentavano per molti imprenditori italiani il punto di ripartenza: riaprire per provare a risollevare le proprie sorti, questo era il desiderio di molti. A poche settimane dalla riapertura dei pubblici esercizi, però, il distanziamento sociale e le norme di sicurezza penalizzano troppe le imprese, e le prime stime non sembrano dirci nulla di buono.

Pessimismo e fatturati in calo: ripartenza difficile per i pubblici esercizi

Secondo uno studio condotto dal Centro Studi FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), con l’inizio della Fase 2 (qui lo speciale di QuiFinanza) le imprese hanno fatto fatica a ripartire. Il senso di pessimismo e, in generale, il sentiment negativo dopo la prima settimana di lavoro è stato poi aggravato da un altro dato di fatto, ovvero un calo dei fatturati pari a 70%.

Gli imprenditori attribuiscono la colpa di questo calo alle regole per il distanziamento sociale e alle misure di sicurezza. Come riportato da FIPE, infatti, “nel 74% dei casi il bilancio complessivo della riapertura è valutato negativamente dagli imprenditori”, anche se i clienti sono stati disciplinati nel seguire le regole imposte.

Il vero problema, stando a quanto emerso dal sondaggio, è riuscire a lavorare con il distanziamento interpersonale e le altre misure anti covid-19, una situazione questa che ha creato non poche difficoltà.

Riaperture e paura per il futuro: imprenditori sempre più pessimisti

La maggior parte degli imprenditori, circa il 48% secondo FIPE, con l’inizio della Fase 2 ha deciso di riaprire già il 18 maggio, “circa il 35% lo ha fatto solo qualche giorno dopo” è stato poi spiegato, mentre “una minima parte, il 10,8% riaprirà il primo giugno e ancora meno, il 5,6%, ha rinunciato del tutto a riaprire a causa delle condizioni imposte ritenute economicamente svantaggiose”.

Chi pensa però che le difficoltà legate alla ripartenza coincidono semplicemente con un periodo di assestamento – purtroppo – si sbaglia.

Gli incassi della prima settimana di ripresa delle attività, come accennato sopra, sono calati del 70% ma secondo gli imprenditori la situazione non è destinata a migliorare nell’immediato. Degli intervistati, sette su dieci si sono detti pessimisti sul futuro e non prevedono miglioramenti significati. La soluzione? Sulla questione ha provato a fare il punto Aldo Cursano, Vicepresidente Vicario di FIPE dichiarando:

“I dati emersi dall’analisi di questa prima settimana di lavoro purtroppo parlano chiaro. Sapevamo che sarebbe stata una ripartenza lenta e che il processo di ripresa non sarà breve, a causa dei pochi clienti e della quasi totale assenza dei flussi turistici, linfa vitale per tutto il comparto. Per questo motivo siamo sempre più convinti che la vera sfida sarà riportare le persone nei locali, anche attraverso attività promozionali e di comunicazione che invoglino i clienti a tornare a consumare, anche facendo leva sul vantaggio economico. Si dimostra tuttavia che senza nuove ed efficaci azioni di sostegno molte imprese rischiano di non farcela”.

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