Dietrofront province, Calderoli le vuole resuscitare: cosa può cambiare

Il ministro delle Autonomie vuole cancellare la riforma Delrio e reintrodurre l'elezione diretta di presidenti e consigli provinciali

Inversione a “U” sulle province: il governo Meloni ha in programma di mandare in cantina la riforma Delrio che nel 2014 aveva provato a eliminare questi enti locali in un percorso di gestione più centralizzata dello Stato voluto dal governo Renzi, ma senza successo. L’obiettivo del ministro degli Affari regionali e delle Autonomie, Roberto Calderoli, è adesso di tornare al passato, eliminando lo scheletro rimasto da quella legge di 8 anni fa e reintroducendo l’elezione diretta di presidenti e consigli provinciale.

Dietrofront province, il piano i Calderoli

Il ministro leghista ha comunicato di essersi confrontato nelle ultime ore in proposito con L’Unione province italiane (Upi) “un incontro in cui abbiamo riscontrato una totale convergenza sulla restituzione dell’identità alle Province, che si può realizzare soltanto attraverso un’elezione diretta del presidente della Provincia e del Consiglio provinciale. È idea condivisa sia dal ministro che dall’UPI che, alla luce di questo obiettivo, si debba procedere ad un aggiornamento delle funzioni delle Province stesse e dei relativi finanziamenti” ha scritto Roberto Calderoli in una nota.

“Ho poi riscontrato un atteggiamento positivo da parte delle Province sull’autonomia differenziata rispettosa dell’unitarietà giuridica ed economica del Paese” la materia principale al centro del lavoro del ministro leghista, che dovrebbe prevedere la concessione di più poteri alle regioni ordinarie, in particolare a Lombardia e Veneto che sul tema hanno fatto un referendum (qui avevamo spiegato cosa prevede il Governo Meloni sull’autonomia differenziata).

“Con la previsione – ha spiegato ancora Calderoli – che le ulteriori competenze, fra cui quelle amministrative acquisite attraverso l’autonomia differenziata, possano a loro volta essere devolute a Comuni, Città Metropolitane e Province”.

Il ministro degli Affari Regionali avrebbe quasi pronta la bozza sulla legge quadro per l’autonomia differenziata che punta ad approvare nel 2023 (qui abbiamo riportato i provvedimenti su bollette e aiuti presi dal Governo nel secondo Cdm mentre qui l’agenda politica della premier).

Dietrofront province, cosa prevedeva la riforma Delrio

Quella che prende nome dal predecessore di Calderoli, l’attuale senatore del Pd Graziano Delrio, è stata una riforma rimasta monca in quanto inserita nel più ampio processo di revisione costituzionale portato avanti dall’ex premier Matteo Renzi, che però è naufragato con il voto contrario del referendum del 2016.

Le province sono state svuotate solo a metà, con il risultato che pur senza presidenti e consigli votati dai cittadini (solo dopo anni sono arrivate le elezioni di secondo livello da parte di sindaci e consigli comunali) risorse e personale insufficienti, gli enti hanno continuato a gestire servizi pubblici essenziali come le scuole e la viabilità.

Come ricordato da il Fatto Quotidiano, si tratta di oltre 5100 edifici scolastici nei quali studiano più di 2,5 milioni di ragazzi e 130mila chilometri di strade, pari all’80% della rete viaria nazionale con 30mila ponti, viadotti e gallerie.

Dalle 107 province iniziali, dopo l’approvazione della legge Delrio le province nelle regioni a statuto ordinario sono diventate 76 più l’introduzione di 10 Città metropolitane, mentre nelle regioni a statuto speciale la riforma è stata applicata in ordine sparso.

In Sicilia, ad esempio, le 9 province si sono trasformate in 6 Liberi Consorzi e 3 Città metropolitane.

In Sardegna le 8 province sono rimaste in 4, con una città metropolitana, mentre in Friuli Venezia Giulia si è passati da 4 Province a 18 Unità territoriali.

“Il capitolo Provincia è la cosa più urgente” ha spiegato il ministro Calderoli, comunicando l’intenzione di rivedere con il Viminale il testo unico sugli Enti locali.

“Con Delrio abbiamo stabilito un sistema transitorio che prevedeva che fino all’entrata in vigore della legge costituzionale che abrogava l’ente, le stesse avrebbero dovuto esistere con l’elezione indiretta e la partecipazione dei sindaci. Per questo intendo riproporre l’elezione diretta di presidente e Consiglio provinciale” ha concluso.