Denis Verdini in carcere per il crac del Credito cooperativo fiorentino

Per l'ex senatore la sentenza della Cassazione: la pena è di 6 anni e 6 mesi, si è già costituito a Rebibbia

Denis Verdini, ex parlamentare, si è costituito nel carcere di Rebibbia a Roma dopo la conferma della condanna nei suoi confronti a 6 anni e mezzo di reclusione da parte della Cassazione. In primo grado era stato condannato a 9 anni, mentre la Corte d’Appello aveva predisposto 6 anni e 10 mesi. La sentenza definitiva è invece arrivata al termine del processo per il crac del Credito cooperativo fiorentino (Ccf), la banca di cui Verdini è stato presidente per 20 anni, dal 1990.

Verdini in carcere dopo la condanna per il crac del Ccf

La Cassazione ha cancellato all’imputato 4 mesi di pena dichiarando prescritti i reati di truffa allo Stato sui contributi all’editoria: la condanna è quindi di 6 anni e 6 mesi. Verdini compirà 70 anni il prossimo 8 maggio e, non avendo ora problemi di salute, è dovuto andare in prigione: si è presentato a quello di Rebibbia, senza aspettare l’ordine di carcerazione, accompagnato dall’avvocato Franco Coppi.

Difficilmente, però, l’ex senatore sconterà tutta la pena in carcere: l’8 maggio 2021 compirà 70 anni, età che in alcuni casi consente di beneficiare dei domiciliari. Più complicato evitare invece i rimborsi milionari. Tutto è iniziato nel 2010, con il crac del Credito cooperativo fiorentino e il conseguente avvio dell’inchiesta dei pm di Firenze dopo la relazione dei commissari di Bankitalia che avevano denunciato gravissime criticità.

Verdini – come ha raccontato lui stesso nei processi – ha spinto sul mondo delle costruzioni, quindi sui mutui casa ai privati e sui prestiti al commercio che si ampliava nelle periferie recependo i fiorentini in uscita dal capoluogo, alla ricerca di abitazioni a buon mercato. Almeno fino alle operazioni spregiudicate degli anni 2000, tradite dal declino economico e da condotte penalmente rilevanti di numerosi imputati.

Perché Verdini è stato condannato a 6 anni e mezzo

Secondo le accuse, Verdini avrebbe provocato il dissesto dell’istituto di credito con sede a Campi Bisenzio, pochi chilometri da Firenze, attraverso numerose operazioni anomale, realizzate con una gestione “ambiziosa quanto imprudente” e in particolare con una pioggia di finanziamenti nel settore edile (oltre il 52% del credito), soprattutto nei confronti di società del gruppo Btp degli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei (anche loro condannati in appello).

La Cassazione ha inflitto condanne anche nei confronti degli altri imputati per la bancarotta, ad eccezione del costruttore Riccardo Fusi la cui posizione è stata stralciata. Prescrizione invece per quasi tutte le persone finite a giudizio per la truffa all’editoria (per due è stato disposto un appello bis), compreso l’ex parlamentare Massimo Parisi, fedelissimo di Verdini.

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