Decreto Sostegni, la delusione di imprenditori e partite Iva

Tramite le associazioni di categoria imprenditori e liberi professionisti hanno definito insufficienti le risorse messe in campo

In cima alle priorità degli aiuti previsti dal governo Draghi nel Decreto Sostegni appena varato ci sono le imprese: ben 11 miliardi di euro dei 32 a disposizione andranno alle aziende messe in crisi dalle misure restrittive a contrasto del Covid-19, in quest’anno di epidemia. In conferenza stampa il presidente del Consiglio ha dichiarato di partire con le erogazioni il prima possibile, già a partire dall’8 aprile. Ma alle dirette interessate non basta.

Decreto Sostegni, la delusione di imprenditori e partite Iva: il commento di Confesercenti

Tramite la voce di Confesercenti le imprese hanno infatti fatto sentire il loro dissenso per le misure contenute nel nuovo provvedimento: “Ennesima, grave delusione per gli imprenditori. Complessivamente – e ancora una volta – le risorse assegnate dal DL Sostegni per le imprese sono assolutamente insufficienti: anche considerando le tranche di contributi a fondo perduto arrivati lo scorso anno, si copre meno del 7% del fatturato perso dalle attività economiche nel solo 2020.

“Non solo: non arriveranno prima di fine aprile, e non c’è assolutamente niente per il primo trimestre del 2021, che invece di portare la pronosticata ripresa, ha visto aggravarsi ulteriormente l’emergenza delle imprese, ormai esasperate” scrive così l’associazione di categoria.

Secondo quanto previsto dal decreto, 11 miliardi andranno alle aziende e ai titolari di partita Iva con fatturato fino a 10 milioni, che hanno registrato una diminuzione del fatturato medio mensile di almeno il 30% tra il 2020 e il 2019.

Gli aiuti ammontano a un minimo 1000 euro per le persone fisiche e 2000 euro per le persone giuridiche per un massimo di 150mila euro. A seconda delle dimensioni delle aziende interessate i sostegni saranno ripartiti in 5 fasce di ricavi dal 60% delle perdite per le più piccole al 20% per le più grandi.

Soluzioni che però non convincono gli imprenditori. “Lo scorso anno la pandemia ha causato la perdita di oltre 300 miliardi di fatturato, come accertato dall’Agenzia delle Entrate. Sommando le risorse stanziate dal Decreto Sostegni a quelle distribuite precedentemente, si arriva appena 22 miliardi. Una cifra insufficiente a coprire pure i costi fissi: secondo le nostre stime servirebbero ancora altri 18 miliardi di euro anche solo per recuperare una soglia minima del 10% delle spese.” è il commento di Confesercenti.

“Una scarsità di risorse inaccettabile e che è evidente soprattutto per le imprese familiari, in media di minori dimensioni: sommando tutti i ristori, un’attività che fatturava 100mila euro nel 2019 e ne ha persi 80mila nel 2020 otterrà in tutto tra i 6 e i 7mila euro. E se per caso non avesse ricevuto le prime tranche, perché esclusa dal codice Ateco, riceverebbe in tutto appena 4mila euro: il 5% delle perdite” hanno spiegato ancora dall’associazione di categoria.

Decreto Sostegni, la delusione di imprenditori e partite Iva: i lavoratori autonomi

Sulla stessa linea, anche il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli che vede sul decreto ancora “forti limiti” così come la presidente del Colap, in rappresentanza delle partite Iva Emiliana Alessandrucci: “Le partite Iva – ha detto – sono state escluse ingiustamente dai ristori l’anno scorso e ora ci troviamo nella situazione in cui alcuni soggetti hanno preso doppi e tripli ristori mentre gli autonomi rimangono solo con questo sostegno. Per molte microimprese che non sono rientrate tra i beneficiari degli aiuti pubblici questo contributo, che sarà intorno ai 1.000 euro, risulta assolutamente iniquo”

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