Covid, qual è la variante predominante in Italia: il report Iss sulla diffusione

L'Istituto superiore di sanità ha reso noti gli ultimi dati sulla diffusione del coronavirus nel nostro Paese, in merito alle varianti e all'indice di trasmissione

La variante inglese del coronavirus è ormai diffusa in tutto il territorio italiano mentre l’ultima mutazione indiana, più temuta perché ancora poco conosciuta si mantiene al momento sotto i livelli di guardia. È quanto emerge dal report sulla diffusione dell’epidemia da Covid-19 nel nostro Paese, illustrato dall’Istituto superiore di sanità e realizzato tramite la nuova indagine rapida, riferita al 15 aprile, con i laboratori regionali del ministero della Salute e la Fondazione Bruno Kessler.

Covid, qual è la variante predominante in Italia: il report Iss

Secondo il nuovo report, aggiornato a metà aprile, in Italia la variante inglese del Sars-CoV-2 è predominante per il 91,6% dei casi, in crescita rispetto all’86,7% del 18 marzo, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 77,8% e il 100%.

Le altre varianti rappresentano in totale lo 0,5% dei casi, compresa la variante che imperversa sempre di più nel subcontinente indiano e la “nigeriana”. Fa eccezione quella “brasiliana” che si mantiene però a livelli molto lontani da quella inglese e riguarda il 4,5% dei casi, in leggera crescita rispetto al 4% dell’ultima indagine del 18 marzo.

Covid, qual è la variante predominante in Italia: i dati del monitoraggio

In generale la situazione epidemiologica in Italia è stata descritta con una “decrescita lenta della curva” dei contagi “in quasi tutte le regioni” anche se l’Rt a livello nazionale torna leggermente a crescere dall’0,81 della scorsa settimana allo 0,85 di oggi.

Nella conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio settimanale sul Covid-19 della Cabina di regia del ministero della Salute è stato comunicato che “l’incidenza calcolata a domenica scorsa vede una decrescita: 146 per 100mila abitanti mentre la settimana precedente era 157. Il flusso da venerdì a giovedì, quindi calcolato a ieri, indica un’incidenza a 148 per 100mila abitanti mentre la settimana scorsa era 159. Due flussi sono analoghi tra di loro con una decrescita lenta”.

Durante la presentazione il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro ha inoltre spiegato come si stia pian piano abbassando l’età degli ammalati di Covid-19: “l‘età media della prima diagnosi è scesa a 42 anni rispetto ai 43 delle settimane precedenti. E scende anche l’età del primo ricovero, 66 anni, rispetto ai 67. C’è una decrescita in tutte le fasce d’età”.

Un effetto della campagna vaccinale in Italia che determina “un calo costante dei casi nelle fasce d’età over 80, tra gli operatori sanitari, tra i primi ad essere immunizzati, e nelle Rsa dove i focolai rimangono bassi” grazie all’aumento del ritmo delle somministrazioni che “per la fascia over 80 hanno superato l’80%, si avvicinano al 60% nella fascia 70-79 anni”.

L’Istituto ha però sottolineato che “nel contesto italiano in cui la vaccinazione sta procedendo, ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate”. Per questo “è necessario continuare a monitorizzare con grande attenzione”.

Il presidente dell’Iss ha poi detto che “i ricoveri nelle aree mediche sono scesi ulteriormente e anche le terapie intensive sono in decrescita e a livello nazionale tocchiamo la soglia del 30%, quindi la pressione sta scendendo. E aumentano i casi raggiunti col tracciamento, a quasi 30mila casi”.

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