Covid, cosa sappiamo del caso dei tamponi falsi per i voli dall’India

Diversi passeggeri atterrati a Fiumicino dall'India risultati positivi al coronavirus hanno dichiarato di avere pagato un falso certificato di negatività

Circa trenta dollari per salire sull’aereo senza essere sottoposti a tampone per il Covid-19 e quindi potenzialmente infetti. È così che i passeggeri provenienti dall’India hanno aggirato i vincoli disposti dal ministero della Salute per arrivare in Italia. Il caso è emerso con il volo da Nuova Delhi sbarcato a Fiumicino mercoledì scorso con a bordo 223 passeggeri: il 9%, compresi due membri dell’equipaggio, è risultato positivo, nonostante avessero un certificato di negatività da Sars-CoV-2.

Covid, passeggeri dall’India pagano falsi certificati di negatività: il caso

Preoccupato dalla diffusione della variante indiana, il ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto il divieto di ingresso da India, Bangladesh e Sri Lanka, con misure di isolamento più stringenti per le persone autorizzate al rientro in Italia perché residenti nel nostro Paese.

I passeggeri di quel volo diretto di mercoledì da Nuova Delhi a Fiumicino, per la maggior parte di nazionalità indiana con occupazione in Italia, avrebbero dovuto perciò presentare un tampone negativo. Invece ai medici e ai funzionari della Regione Lazio, che li hanno sottoposti al test all’arrivo, in molti hanno dichiarato di aver pagato intorno ai 20-30 dollari un certificato falso per essere imbarcati.

In 23, compresi due membri dell’equipaggio, sono risultati successivamente positivi al coronavirus, anche se si devono ancora aspettare le verifiche dell’Istituto Spallanzani per sapere se si tratti effettivamente della variante indiana.

Covid, il trucco dei tamponi falsi per i voli dall’India: il fenomeno

Un fenomeno confermato dalle notizie che arrivano dalla stesso subcontinente asiatico. Secondo i media locali alcuni laboratori sono stati chiusi nello stato occidentale del Gujarat perché vendevano attestati di negatività al Covid-19 falsi e sono stati segnalati diversi casi di cittadini che hanno viaggiato liberamente trasgredendo le regole sulla quarantena e sui tamponi molecolari obbligatori.

Il timore è che si verifichi nuovamente quanto successo nell’estate del 2020, quando diversi contagiati sono riusciti a rientrare in Italia dal Bangladesh, nonostante anche in quel caso le ordinanze restrittive, provocando diversi focolai, in particolar modo nel Lazio.

È quello che preoccupa l’assessore alla Sanità della Regione Alessio D’Amato: “Davvero pensiamo che un lavoratore tornato dall’India legge l’ordinanza e di sua iniziativa decide di isolarsi? Serve un sistema del tutto differente, bisogna recuperare le liste dei passeggeri tornati dall’India, dal Bangladesh e dallo Sri Lanka, e inviarle alle varie Asl”.

Anche se non ci sino ancora evidenze scientifiche su una maggiore infettività o letalità della variante indiana del coronavirus, in India la situazione dei contagi sembra essere fuori controllo con il raggiungimento di un record mondiale di 400mila casi ufficiali nelle ultime 24 ore e 3.523 vittime registrate.

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