Covid, arrivano i test rapidi in farmacia: l’annuncio di Speranza

I test rapidi, anche questi naso-faringei ma che vanno a scovare proteine e non filamenti di RNA, consentono di dare una risposta in tempi estremamente veloci, dai 12 ai 15 minuti

Da lunedì 26 ottobre in Piemonte è possibile, presso tutti i laboratori pubblici e privati, sottoporsi, anche senza prescrizione medica, al test rapido antigenico per sapere se si è positivi al Coronavirus.

Questo speciale tampone impiega pochissimo per dare l’esito ed è possibile sia effettuarlo presso l’ambulatorio del proprio medico di base sia in farmacia, previa prenotazione.

Come funzionano i test rapidi

I test rapidi, anche questi naso-faringei ma che vanno a scovare proteine e non filamenti di RNA, consentono di dare una risposta in tempi estremamente veloci, dai 12 ai 15 minuti, con un’attendibilità pari al 98% ed è utilissimo per i bambini in età scolare per distinguere i sintomi del Covid da quelli di una normale influenzala stagionale.

In caso di positività al test, da protocollo il paziente viene successivamente sottoposto anche al tampone molecolare tradizionale.

Ora, il ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato che i tamponi rapidi si potranno fare prestissimo in farmacia, su tutto il territorio nazionale, dando il via a una fase di sperimentazione.

La prima sperimentazione a Trento

“In alcune Regioni si fanno già i test sierologici in farmacia. Proviamo a fare come sta avvenendo a Trento per effettuare gli antigenici anche in farmacia” ha detto.

La fase di sperimentazione del test rapido antigienico per verificare la positività al Covid nelle farmacie del Trentino è cominciata lo scorso 5 ottobre. Sono due le farmacie comunali in cui è stata avviata, adottato con l’obiettivo di scoprire il più rapidamente possibile se un caso sintomatico, da almeno 24 ore, sia effettivamente positivo al Covid e dunque vada messo in quarantena.

Secondo l’accordo la farmacia, che aderisce su base volontaria, deve individuare i locali nei quali effettuare il test e provvedere alla sanificazione degli spazi. Il problema è che il test, per essere somministrato, richiede la formazione specifica di personale infermieristico dotato dei dispositivi di protezione individuale adeguati. Che spesso sono difficili da trovare.

Cosa vogliono le Regioni

Sui test rapidi medici di famiglia, Conferenza Stato-Regioni e sindacati sono stati convocati per lunedì per raggiungere un accordo, che soprattutto i governatori si augurano vada in porto.

Soprattutto alcune Regioni avrebbero chiesto di estendere la possibilità ai cittadini di fare i tamponi in farmacia. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, avrebbe anche avanzato la richiesta di predisporre un protocollo per trattare a casa i pazienti con sintomi più lievi.

Obiettivo dichiarato scongiurare a tutti i costi l’intasamento nei pronto soccorso, che rischierebbero di mandare in tilt gli ospedali pubblici, con pesantissime ripercussioni sulla tenuta del sistema sanitario nazionale, che già in questo inizio di seconda fase pandemica si trovano in evidente sofferenza.

Speranza condivide con le Regioni anche la necessità di semplificare ulteriormente le procedure di tracciamento dei contagi Covid. “Abbiamo già ridotto la quarantena a 10 giorni ed eliminato il secondo tampone, siamo disponibili a trovare nuovi ambiti di intervento specifici”. Ancora non si sa quali saranno però.

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