Covid, cosa sappiamo della terza ondata africana e quali sono i rischi per l’Italia

Covid, la terza ondata investe l'Africa e preoccupa l'OMS: "si diffonde più velocemente, colpisce più duramente"

Un nuovo picco di casi Covid sta investendo l’Africa, ora alle prese con la sua terza ondata. Secondo l’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), “il virus si sta diffondendo più rapidamente” nel Paese e sta mettendo a dura prova il continente, che già deve fare i conti con la carenza di vaccini e un sistema sanitario allo stremo.

Terza ondata Covid in Africa, l’allarme OMS: “Si diffonde più velocemente, colpisce più duramente”

In Africa, “la terza ondata sta prendendo velocità, si diffonde più rapidamente e colpisce più duramente”, ha affermato il dott. Matshidiso Moeti, direttore regionale OMS per l’Africa. “Con un rapido aumento del numero di casi e delle segnalazioni di infezioni gravi, l’ultima ondata rischia di essere la peggiore fino ad oggi per l’Africa”, ha dichiarato lo stesso in conferenza stampa.

Secondo l’OMS, l’inizio della terza ondata coincidere con la data del 3 maggio 2021, quando i casi di Covid-19 sono aumentati per cinque settimane consecutive. Al 20 giugno l’Africa aveva registrato circa 474.000 nuovi casi, con un aumento del 21% rispetto ai primi 48 giorni della seconda ondata. Per questo motivo, “con l’attuale tasso di infezione, l’epidemia attuale dovrebbe superare quella precedente a luglio”, ha affermato l’OMS.

Dai pochi vaccini alla variante Delta: cosa ha scatenato la terza onda di contagi in Africa

Come riporta l’organizzazione delle Nazioni Unite, la pandemia sta riemergendo in 12 paesi africani per via di una combinazione di fattori che sta alimentando il diffondersi di infezioni, tra cui: le scarse misure di prevenzione e sanità pubblica, l’elevata interazione sociale e la diffusione delle varianti nel continente. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda, rispettivamente circa il 77% e il 97% dei casi diagnosticati sono correlati alla variante Delta (indiana). Questa mutazione del virus, identificata per la prima volta in India, è stata rilevata già in 14 paesi africani.

Non è un caso se una più aggressiva diffusione dei contagi si sta registrando in un paese dove i tassi di vaccinazione sono minimi. Stando ai dati OMS, solo “poco più dell’1% della popolazione africana è stata completamente vaccinata”, per cui è possibile oggi affermare la carenza di vaccini è la causa principale di questa nuova crisi.

L’Associated Press riferisce che, da un’analisi condotta recentemente sui morti per Covid in Africa nelle ultime settimane, è emerso che quasi tutti i decessi si sono verificati in persone non vaccinate. L’agenzia di stampa ha affermato inoltre che i risultati della sua valutazione sono “una dimostrazione sbalorditiva di quanto siano stati efficaci i vaccini” nelle persone che invece hanno ricevuto almeno la prima dose.

Terza ondata africana: perché è importante che i vaccini arrivino a tutti

La terza ondata in Africa, oggi, ci mette di fronte ad una amara verità: se i vaccini non arriveranno a tutti, nel mondo, difficilmente l’emergenza Covid potrà dirsi del tutto rientrata. Se i paesi ricchi non condividono i loro vaccini, infatti, la pandemia potrebbe estendersi per anni.

Dell’argomento se ne è parlato anche durante il G7, quando gli stati partecipanti (Italia compresa) hanno deciso di destinare un miliardo di dosi ai Paesi in via di sviluppo (anche se l’OMS aveva indicato che era necessario metterne a disposizione almeno 10 miliardi per poter arginare in parte i rischi).

“Se il mondo ricco continua ad accumulare vaccini, la pandemia si trascinerà forse per altri sette anni“, ha scritto il dott. Gavin Yamey, professore di pratica della salute globale e direttore del Center for Policy Impact in Global Health, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature.

Un focolaio nato in qualsiasi parte del mondo, ha spiegato poi il dottore, potrebbe di fatto scatenare una nuova diffusione del virus, allungando i tempi della pandemia, per questo è nel nostro interesse collettivo, nonché nell’interesse della comunità internazionale, iniziare a condividere le dosi.

Per affrontare questa iniquità vaccinale, una coalizione di organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità e i governi, ha creato un’organizzazione senza scopo di lucro, la Covax, nata nell’aprile 2020. L’idea era quella di creare una fornitura globale di vaccini per 92 paesi a basso e medio reddito.

A dicembre, l’organizzazione non profit ha annunciato di essersi assicurata l’accesso a circa 2 miliardi di dosi per il 2021 attraverso donazioni e impegni di alcuni produttori, ma non è ancora chiaro quante di queste saranno effettivamente consegnate entro l’anno.

Quali sono i rischi per l’Italia

Far arrivare il più rapidamente possibile il vaccino anche nei Paesi più poveri del mondo non è solo una questione di altruismo. I ritardi, infatti, espongono tutti, anche l’Italia, ad ulteriori mutazioni del virus e quindi a nuove ondate epidemiche che – in men che non si dica – possono raggiungere varie parti del mondo.

Lo abbiamo visto nell’ultimo anno, il Covid è già mutato e molto probabilmente, se non si interviene rapidamente, continuerà a farlo. Se nelle zone in via di sviluppo la gente dovrà aspettare anni prima di vaccinarsi e raggiungere l’immunità, il Coronavirus di fatto continuerà a diffondersi e a mutare, potenzialmente fino a uno status in grado di “bucare” i vaccini.

I vaccini che sono a disposizione oggi sono ancora efficaci contro le varianti, ma un territorio dove la percentuale di persone vaccinate è minima rappresenta anche un enorme rischio, in quanto terreno fertile per un nuovo Coronavirus, magari più aggressivo e potenzialmente letale. I vaccini quindi potrebbero non funzionare contro nuove varianti, a causa dei cambiamenti che avvengono nel codice genetico del virus.

Ciò significa che tutti continuerebbero a essere vulnerabili. Anche coloro che vivono in aree in cui la popolazione è già stata vaccinata non sarebbero totalmente protetti dal virus se il virus muta altrove. Non sarà realistico per i paesi che hanno vaccinato la propria popolazione chiudere i propri confini contro i paesi che non hanno vaccinato. A meno che non si chiudano completamente i confini a livello mondiale (anche questa ipotesi poco realistica), ci sarebbe sempre una certa interazione tra i cittadini dei paesi vaccinati e non vaccinati.

Se c’è una cosa che abbiamo imparato dall’inizio della pandemia ad oggi, infatti, è che con l’interconnessione di paesi e regioni di tutto il mondo, nessuna singola popolazione vive in totale isolamento. Nessuna popolazione in particolare è sicura a meno che tutte le popolazioni non siano sicure.

Questo coronavirus è facilmente trasmissibile da persona a persona attraverso l’aria. Qualsiasi nuova – e forse più letale – variante del SARS-CoV-2 potrebbe quindi essere più contagiosa e diffondersi facilmente in tutto il mondo. Proprio come il virus originale.

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