Covid, spunta il costoso “prezzario” del San Raffaele per visite a domicilio: scoppia la polemica

Ospedale San Raffaele di Milano nella bufera. L'ospedale è finito al centro di grosse critiche per via del suo “servizio di telemedicina per Covid-19”

Ospedale San Raffaele di Milano nella bufera. L’ospedale, la cui Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale è guidata da uno dei volti più noti e contestati tra i virologi esperti di questa pandemia, Alberto Zangrillo, è finito al centro di grosse critiche per via del suo “servizio di telemedicina per Covid-19”.

Il servizio di telemedicina Covid del San Raffaele

L’ospedale milanese, privato, appartenente al Gruppo San Donato, 2 strutture in Emilia-Romagna e 19 in Lombardia, offre assistenza e diagnostica domiciliare per i pazienti Covid grazie alla telemedicina, si legge sul sito ufficiale.

Visto che le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) non funzionano, e in molti casi non sono nemmeno mai state attivate, ecco che alle lacune del pubblico sopperisce il privato. Stando ai dati ufficiali, ad oggi sarebbero solo 46 le Usca attivate in Lombardia rispetto alle 200 preventivate.

Il servizio del San Raffaele garantisce un supporto completo ai soggetti in isolamento domiciliare obbligatorio tramite video-visita ed esami diagnostici da eseguire a seguito della video-visita stessa presso la propria abitazione, in caso di necessità.

I prezzi del servizio privato per i positivi al Coronavirus

In cosa consiste questo servizio? Di fatto si tratta della possibilità di richiedere un consulto al medico per inquadrare lo stato di salute del paziente positivo a Covid-19 in isolamento a casa. Il consulto può essere video mediante la piattaforma di telemedicina dell’ospedale (ospedalesanraffaele.welcomedicine.it) o telefonico al prezzo in entrambi i casi di 90 euro.

Nel caso il medico riterrà opportuno effettuare gli esami di diagnostica per accertarsi dello stato di salute del paziente, quest’ultimo potrà prenotare il pacchetto di prestazioni di diagnostica domiciliare che prevede prelievo domiciliare, radiografia toracica domiciliare, misurazione della saturazione e consulto medico finale con refertazione. A quanto? A “soli” 450 euro.

Le critiche

A segnalare tra i primi il remunerativo servizio del San Raffaele è stato tra gli altri il consigliere regionale in quota Pd Matteo Piloni, con un post su Facebook che ha immediatamente fatto scatenare i lombardi, e non solo:

“Sei positivo al Covid e in isolamento? Le Usca non funzionano come dovrebbero? Tranquilli, ci pensa il privato. Se Ats o il vostro medico non vi chiamano o non rispondono, ci pensa il San Raffaele. Con un consulto video o telefonico a 90 euro e, se il medico lo riterrà, con 450 euro per un servizio di diagnostica a domicilio. Il pubblico arranca e il privato ingrassa”.

“Chi non può pagare può crepare, questa è la filosofia che domina nella nostra regione. Le USCA non funzionano? Nessun problema, ci pensano i privati”. Parole durissime quelle pronunciate via Facebook da Vittorio Agnoletto, medico e responsabile dell’Osservatorio Coronavirus che insegna Globalizzazione e politiche della salute all’Università Statale di Milano. “Il disastro della medicina territoriale è l’ennesimo regalo della Regione Lombardia ai privati, che infatti moltiplicano i profitti” attacca.

Contro i costi dell’assistenza domiciliare offerta dal San Raffaele si è scagliato anche Attilio Galmozzi, medico dell’ospedale di Crema, con un post che in poche ore è diventato virale: “Il business sul Covid no, vi prego. Risparmiate almeno quello”, e ha bollato tariffario dell’ospedale milanese come “un indecoroso affronto”.

La replica dell’ospedale San Raffaele

I responsabili del San Raffaele hanno replicato in una nota ufficiale che il servizio di telemedicina è stato implementato ben prima dell’emergenza sanitaria per Covid e nasce con l’obiettivo di portare l’ospedale a casa dei pazienti per mantenere la continuità di cura e dare l’opportunità a chi non può spostarsi di chiedere un consulto con gli specialisti dell’ospedale. Lo scorso ottobre la telemedicina è stata poi estesa anche all’emergenza Covid.

“In pochi mesi, oltre 20mila pazienti hanno aderito al servizio che mette a disposizione specialisti per 43 specialità cliniche” dicono. Nato come servizio dedicato inizialmente all’attività di solvenza, oggi la telemedicina è in fase di test per quanto riguarda l’integrazione con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

“Con un costo inferiore rispetto a una normale visita a pagamento in ospedale, il paziente può richiedere una video visita con un medico specialista in Covid e in base alla valutazione, se lo ritiene, richiedere al proprio domicilio l’esecuzione degli esami diagnostici” afferma l’azienda sanitaria.

Poi, se le condizioni del paziente necessitano un approfondimento clinico, il paziente viene indirizzato all’ambulatorio paucisintomatici con il Servizio Sanitario Nazionale. Se invece il paziente è ritenuto in condizioni severe, si avvisa il servizio 118.

La mail per parlare del Covid

Insomma, a fronte di una evidente, e gravissima, scarsità di medici e personale per le USCA, per le terapie intensive, per il tracciamento, per i pronto soccorso persino, qui, pagando una bella somma, ci si può curare, e bene.

Solo per dare un numero, il 67% dei pensionati ha un assegno pensionistico inferiore ai 750 euro, e dunque, considerato che gli anziani sono la fascia di popolazione più a rischio Covid, farebbe decisamente fatica a sostenere questi costi.

Ricordiamo che il San Raffaele è lo stesso ospedale che qualche giorno fa aveva preso le distanze da uno dei suoi docenti di spicco, niente meno che Roberto Burioni, che lavora in quella struttura in qualità di docente ordinario. Al centro della querelle c’è in particolare un post pubblicato da Burioni sui pronto soccorso presi d’assalto.

Ma non solo. L’ospedale ha infatti inviato una mail a tutti i suoi collaboratori in cui dice loro, di fatto, come parlare della pandemia e in quali termini, e toni, farlo. Parola d’ordine: rassicurare. Tanto che nella mail si fa esplicito riferimento all’operato del Governo: “Le scelte attuali fatte finora dal Governo sono tutte ragionevoli e i numeri lo stanno dimostrando” si legge.

I conti del San Raffaele

Un momento complicato per il San Raffaele, che non naviga affatto in buone acque. Il gruppo Rotelli, di cui fa parte, sta affrontando l’emergenza Covid con una grave perdita.

Da marzo, su richiesta della Regione Lombardia, il gruppo sta dedicando 17 dei suoi 19 ospedali al Coronavirus, arrivando a mettere in funzione ben 2mila posti letto (oggi sono 700), e facendosi carico, secondo i dati ufficiali, di 8mila pazienti curati, cioè il 12% della popolazione lombarda malata di Covid.

La Regione Lombardia, dal canto suo, rimborsa però le strutture con le stesse quote definite nel 2019, che non sono state aggiornate per l’emergenza sanitaria. E le strutture ospedaliere arrancano, anche quelle private.

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