Covid, rischio zona arancione per la Lombardia: ecco perché

La regione potrebbe finire nella fascia con maggiori restrizioni, tutto dipenderà dall'indice Rt

Con l’arrivo della stagione estiva, l’accelerazione sulla campagna vaccinale e le conseguenti riaperture programmate dal governo, l’Italia entra in una fase decisiva dell’epidemia da Covid-19. Le ultime stime sulle fasce di rischio alle regioni prevederebbero l’assegnazione della zona gialla. Ma nel prossimo monitoraggio della cabina di regia di Iss e ministero della Salute ce n’è una che potrebbe cambiare colore e fare un passo indietro nelle misure di contenimento dei contagi: la Lombardia.

Covid, rischio zona arancione per la Lombardia: i dati

La regione del governatore Attilio Fontana è in zona gialla dal 26 aprile ma dopo tre settimane di allentamento delle restrizioni con le riaperture di cinema, teatri, musei e il ritorno al servizio al tavolo in bar e ristoranti fino alle 22, anche se solo all’aperto, potrebbe risentire di quel poco di normalità ritrovata.

Se infatti l’ultimo monitoraggio della scorsa settimana assegnava alla Lombardia una classificazione complessiva del rischio “moderata”, nel consueto report dell’Iss atteso per venerdì non è da escludere la sorpresa di una retrocessione in zona arancione.

Questo perché l’incidenza dei contagi sulla popolazione è di 114 su 100mila abitanti, lontana quindi da quota 250 che farebbe scattare la zona rossa ma dentro i 50 casi su 100 mila della fascia arancione. Gli ultimi dati riportano inoltre un Rt a 0,92 , distante dalla soglia 1 ma in crescita e una pressione sugli ospedali ancora non del tutto in diminuzione.

Covid, rischio zona arancione per la Lombardia: il peso dell’Rt

Molto dipenderà allora dall’indice di trasmissibilità, sufficiente anche da solo a fare scattare le restrizioni: se dovesse raggiungere il valore di 1 e si realizzassero in contemporanea tutti i fattori di rischio necessario al passaggio di zona allora la possibilità per la Lombardia di finire in arancione non è da sottovalutare.

Ma a partire dal prossima monitoraggio l’Rt potrebbe non avere lo stesso peso. Da giorni infatti i presidenti di Regione stanno esercitando pressioni sul governo per cambiare i parametri di valutazione e anche gli esperti dell’Iss stanno analizzando l’effettivo valore dell’indice di trasmissibilità a questo punto dell’epidemia.

Nella giornata di oggi il ministro della Salute Roberto Speranza e la ministra per gli affari Regionali Mariastella Gelmini hanno discusso con i governatori proprio del riesame e dell’adeguamento del Rt.

“Oggi le Regioni hanno presentato al Governo la loro proposta per la revisione degli indicatori decisionali, offrendo la massima disponibilità a un’ulteriore interlocuzione con l’Esecutivo. L’obiettivo è quello di avere parametri chiari, fortemente semplificati e in grado di generare automatismi per quel che riguarda gli scenari che coinvolgono le attività sociali ed economiche” ha spiegato Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e del Friuli Venezia Giulia.

“A seguito della situazione pandemica contingente nel Paese è prioritario – ha aggiunto – superare l’attuale incidenza dell’Rt come parametro guida per determinare lo scenario nei diversi territori, a vantaggio del tasso di incidenza e del tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica”.

Una rivalutazione del sistema di assegnazione del rischio sul quale il ministro della Salute ha concesso delle aperture: “Il modello adottato in questi mesi ha funzionato e ci ha consentito di affrontare la seconda e terza ondata senza un lockdown generalizzato, ma con specifiche misure territoriali.”

“Ora, nella nuova fase, caratterizzata dal forte avanzamento della campagna di vaccinazione e dai miglioramenti dovuto alle misure adottate, lavoriamo con l’Iss e con le regioni per adeguare il modello immaginando una maggiore centralità di indicatori quali l’incidenza e il sovraccarico dei servizi ospedalieri” ha dichiarato Speranza.

Lo stesso presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha ammesso che “siamo in fase di transizione e ci stiamo avvicinando verso un nuovo scenario dove il numero persone vaccinate e protette sta crescendo rapidamente” e dunque “è chiaro” che anche il modello di valutazione del rischio e dell’allerta debba essere modificato.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Covid, rischio zona arancione per la Lombardia: ecco perché