Covid, numeri record in Italia su aspettativa di vita e nascite: cos’è cambiato

La pandemia ha aggravato una situazione eccezionale già presente in Italia, che riguarda i fattori demografici e le diseguaglianze sociali

È stato presentato al Cnel il Rapporto Scientifico sulla Popolazione, curato dall’Associazione Italiana per gli Studi di Popolazione, che evidenzia come l’Italia sia un Paese con livelli demografici da record, come riporta Askanews. Numeri estremi, diventati ancora più eccezionali a causa della pandemia di coronavirus che si è abbattuta sul mondo lo scorso anno.

Covid, crollano speranza di vita e numero di nascite in Italia

Nel 2020 si è raggiunto il minimo storico di nuovi nati. Sono stati solo 404 mila. Il processo è stato accelerato dal baby bust, cioè il crollo delle nascite riscontrato in tutto il mondo in questo periodo di incertezze, ma rientra nei trend osservati negli ultimi anni in Italia.

Stiamo vivendo infatti un nuovo periodo di declino e incertezza innescato dalla crisi economica di dieci anni fa, che ha bloccato l’aumento nel numero di figli per ogni donna che era stato osservato dal 1995 al 2010.

La speranza di vita alla nascita prima del Covid ha raggiunto livelli molto alti, superando gli 83 anni nel 2018. La pandemia ha fatto scendere questo valore a livelli che non si vedevano dal 2011, anche per via di un numero di decessi di gran lunga superiore alla media dei cinque anni precedenti, oltre 100 mila.

La popolazione cresce grazie all’immigrazione, con il numero di stranieri residenti nel Belpaese quadruplicato negli ultimi 20 anni. I “nuovi italiani” sono l’8,8% della popolazione totale.

L’Italia è dunque caratterizzata da livelli demografici estremi, che riguardano la struttura invecchiata per età, la bassa fecondità e la lunga transizione dei giovani allo stato adulto. Non solo record negativi, però. Siamo un Paese in cui la durata della vita è molto lunga, in una società fortemente connotata dai forti legami familiari.

La proposta per uscire dall’eccezionalismo demografico post Covid

Proprio alla famiglia il Rapporto dell’Aisp dedica una riflessione importante riguardo la direzione che dovrà seguire la politica nel 2021 e negli anni a venire. Dovrà essere prestata più attenzione a solide politiche di welfare nei confronti dei giovani, resi più vulnerabili, scoraggiati e dipendenti dai genitori dei coetanei europei.

E permettere loro di creare nuovi nuclei familiari. “Non è un caso che la dimensione della famiglia sia associata inequivocabilmente al rischio di povertà, in modo particolare nel nostro Paese”, ha spiegato Cecilia Tomassini, consigliera del Cnel, ad Askanews.

“Cambiano i comportamenti familiari, ma il welfare italiano rimane eccezionale, in senso negativo, nell’incapacità di sostenere le famiglie numerose”, ha sottolineato.

Aisp fotografa anche le forti diseguaglianze nella Penisola, che non sono limitate a livello di istruzione ed età, ma anche al luogo di nascita e residenza.

Oltre allo storico divario tra Nord e Sud, negli ultimi anni si è assistito a forti differenze tra il centro e le periferie, con comuni e città in situazioni di sofferenza e altri che invece rinascono grazie alle amministrazioni più illuminate.

Dopo la pandemia sarà dunque necessario un altro ritorno alla normalità, o almeno a una demografia considerata in linea con gli altri Paesi occidentali, con politiche contro l’eccezionalismo dell’Italia.

I fondi provenienti dal Nex Generation Eu potrebbero dunque essere investiti sulle nuove generazioni e nel superamento dei gap territoriali, e solo così sarà possibile uscire davvero dalla crisi creata dalla pandemia e dai meccanismi che finora hanno bloccato la crescita del Paese.

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