Covid, quanti contagi e morti ci saranno a luglio: la previsione

Il ricercatore Matteo Villa ha spiegato cosa dovrebbe accadere in Italia a luglio, quando dovrebbe cambiare il tasso di letalità del Covid per via dei vaccini

Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale con sede a Milano, ha rilasciato un’intervista al sito Quotidiano.net in cui ha spiegato quanti morti e quanti ricoveri ci potrebbe essere a luglio in Italia a causa della pandemia di Covid-19. L’esperto ha spiegato anche quali errori sono stati fatti nella campagna vaccinale, e come si sarebbe potuta contenere, almeno in parte, l’ultima ondata di contagi. La sua, ha precisato su Twitter, non si tratta di una vera previsione. Il numero di decessi che ci saranno nei prossimi mesi dipenderà infatti dalla circolazione virale. Per questo ha rimarcato di aver parlato di letalità del coronavirus, stimata su modelli matematici.

Covid, morti e ricoveri in calo a luglio? Cosa potrebbe succedere

Entro la metà di luglio di quest’anno anche l’Italia dovrebbe abbattere la letalità del Sars-Cov-2 del 90%. Nel nostro Paese è possibile infatti osservare già adesso un “crollo dei decessi”, ed entro la fine di giugno le fasce di popolazione più a rischio dovrebbero essere protette dal vaccino anti Covid. Per questo la malattia potrebbe diventare pericolosa “come l’influenza stagionale”.

Il ricercatore ha dichiarato nel corso della sua intervista di non essere d’accordo con Pierpaolo Sileri, sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, che prevede entro la fine del mese 15 o 20 morti di Covid al giorno. Per il ricercatore dell’Ispi sarebbe più realistico aspettarsene almeno il doppio, a causa della riaperture, arrivate con la circolazione del coronavirus ancora alta e molto in anticipo rispetto ad altri Paesi europei, come Germania e Regno Unito.

Secondo i modelli matematici di Matteo Villa, la possibilità di finire in terapia intensiva dovrebbe scendere del 75%, mentre quella di finire in ospedale in altri reparti del 65% entro la metà del mese di luglio. Se la circolazione del virus dovesse raggiungere i livelli di ottobre, invece di 4 mila pazienti in rianimazione, “ne potremmo avere solo mille“. Dovrebbe dunque calare la pressione sugli ospedali.

L’Ipsi aveva stimato inizialmente una flessione del tasso di letalità già alla fine di giugno, ma è emerso che i vaccini proteggerebbero dalla morte “non nel 99% dei casi, ma nell’85%” e le stime iniziali sono state poi riviste.

Covid, senza errori nei vaccini l’Italia avrebbe avuto meno morti

Secondo Matteo Villa, a gennaio l’Italia ha sbagliato la strategia sulle somministrazioni dei preparati, accelerando sui sanitari e lasciando i più fragili indietro. Così facendo sarebbe stato perso quasi un mese e mezzo. Con un diverso piano vaccini “avremmo evitato 13 mila decessi”, invece dei 7 mila stimati dall’Ispi. Tuttavia il nostro Paese sarebbe ora indirizzato sulla strada giusta.

Dopo la metà di maggio le vaccinazioni torneranno a regime. Nonostante i proclami, il monitoraggio dell’Istituto stima che attualmente vengano iniettate tra le 410 mila e le 420 mila dosi al giorno. Numeri comunque buoni, in particolare grazie al Comirnaty, il preparato di Pfizer e BioNTech, indispensabile a fronte delle mancate forniture di Vaxzevria da parte di AstraZeneca.

Nel primo trimestre del 2021 sarebbero dovute arrivare 28 milioni di dosi di vaccini anti Covid, ma l’Italia ne ha ricevute solo la metà. Nel secondo trimestre sarebbero dovute essere 56 milioni. L’Ispi stima che si arriverà solo a 40 milioni.

Covid, la previsione sul futuro: richiami come per l’influenza

Il ricercatore ha sottolineato che l’immunità di gregge, prevista per la fine di settembre, “è un falso obiettivo”. Il coronavirus continuerà a correre tra i più giovani e nei Paesi più poveri. Matteo Villa, che è a capo del Migration Programme dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, ha spiegato che in Africa circa la metà della popolazione ha meno di 19 anni e senza vaccini “continueranno a spuntare nuove varianti“.

Il report sui nuovi ceppi presenti in Italia, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, come il Regno Unito che “fa un lavoro meticoloso”, è pubblicato a cadenza mensile o più. Per questo ci accorgiamo delle varianti solo quando sono già arrivate. Anche se grazie al vaccino questo non dovrebbe preoccuparci particolarmente.

Nei Paesi ricchi, ha concluso il ricercatore nella sua intervista a Quotidiano.net, l’obiettivo dovrà essere quello di “salvaguardare”, attraverso richiami periodici, le persone più fragili, “come succede per l’influenza stagionale“.

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