Covid, perché l’immunità del vaccino è migliore di quella naturale

Covid, l'immunità "naturale" non è più sicura del vaccino: ecco cosa dicono gli esperti

Quotidianamente medici e scienziati cercano di rispondere a domande come: “Chi ha già avuto il Covid può considerarsi immune? Deve o non deve fare il vaccino?“. Alcuni Governi, cercando di sopperire alla mancanza di dosi, hanno deciso di non vaccinare subito chi aveva già contratto il virus, altri hanno invece deciso di destinare solo una dose ai guariti. Ma l’immunità “naturale”, ovvero quella sviluppata da un paziente dopo la positività al Coronavirus, può essere paragonata a quella garantita dal vaccino?

Covid e vaccini: quando la risposta immunitaria è più forte?

Se volessimo fare un confronto tra immunità naturale e immunità da vaccino, al fine di capire quale delle due protegge meglio dal virus, dovremmo conoscere precisamente i dati relativi a quando, come e perché una persona genera anticorpi dopo essersi ammalato di Covid. Questo, però, non lo sappiamo ancora con precisione.

È un dato di fatto, però, che i vaccini anti Covid sono riusciti – con dati alla mano riscontrabili – a prevenire l’insorgere della malattia, quindi in termini statistici rappresentano una scommessa molto più sicura secondo gli esperti.

La diversità nella risposta immunitaria dall’infezione naturale, invece, potrebbe essere dovuta alle differenze nella quantità di virus nelle persone lo hanno contratto. Chi ha avuto il Covid in forma lieve, per esempio, può sviluppare una protezione immunitaria tale da prevenire una seconda infezione e – allo stesso tempo – ritrovarsi esposto entro pochi mesi. Al contrario, con un vaccino tutti ricevono la stessa dose, si conosce anticipatamente il trattamento somministrato e, soprattutto, quanto lo stesso sia efficace e tempestivo nel generare una risposta immunitaria.

Vaccino Covid, perché è più efficace dell’immunità naturale: lo studio

Secondo un recente studio dell’Università della California, Irvine (UCI), la risposta anticorpale indotta dai vaccini a base di RNA messaggero (mRNA) contro il Coronavirus – come Pfizer e Moderna –  è più forte e più variabile di quella dell’infezione naturale.

La ricerca, pubblicata sul server di preprint bioRxiv e sul sito internet dell’Università, ha utilizzato i dati degli studi di sieroprevalenza in corso a Orange County, in California, prima e dopo una campagna per la somministrazione di vaccini a mRNA.

I livelli di anticorpi indotti dal vaccino mRNA sono spettacolari e compaiono rapidamente entro pochi giorni dalla vaccinazione”, ha dichiarato uno degli autori dello studio, Philip Felgner (PhD, professore residente e direttore del Vaccine R&D Center presso l’Università della California). “Il vaccino funziona bene e può essere prodotto su larga scala, distribuito e somministrato a miliardi di persone in tutto il mondo in pochi mesi”.

Lo studio ha coinvolto 6.724 operatori sanitari dell’Università della California – Irvine Medical Center, che sono stati vaccinati entro 3 settimane durante la prima fase della campagna intensiva avviata il 16 dicembre 2020 negli Stati Uniti. Prima della vaccinazione, le possibilità di non contrarre il virus erano pari al 4,5% a maggio e al 13% a dicembre. Dopo la vaccinazione, la risposta immunitaria è salita al 78% nell’ultima settimana di gennaio, al 93% nell’ultima settimana di febbraio e al 98,7% nell’ultima settimana di marzo, dimostrando in questo modo che “i livelli di anticorpi indotti dal vaccino sono molto più alti dei livelli indotti dall’esposizione naturale e dall’infezione“.

I vaccini mRNA attualmente somministrati, inoltre, risultano ancora efficaci contro le varianti del virus, cosa che invece l’immunità naturale non assicura.

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