Covid, 5 nuovi farmaci in arrivo. Ma perché nessuna traccia delle cure domiciliari?

L'Unione europea ha annunciato che potrebbero essere presto disponibili per il trattamento dei pazienti Covid in tutta l'Ue ben 5 terapie

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica

Un’importantissima notizia giunge da Bruxelles riguardo al Covid. L’Unione europea ha infatti annunciato che potrebbero essere presto disponibili per il trattamento dei pazienti Covid in tutta l’Ue ben 5 terapie.

La Commissione ha recentemente concluso un appalto congiunto di anticorpi monoclonali (casirivimab e imdevimab) e potrebbe avviarne altri entro la fine dell’anno. L’obiettivo è garantire che le terapie autorizzate vengano prodotte in quantità sufficiente il prima possibile.

La strategia Ue contro il Covid

La commissaria Ue per la salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides ha dichiarato che “oggi stiamo facendo il primo passo verso un ampio portafoglio di terapie per il trattamento del Covid-19”. Il punto sembra piuttosto chiaro: il virus non scomparirà e, mentre la vaccinazione procede e deve continuare a procedere a velocità crescente, i pazienti avranno bisogno di trattamenti sicuri ed efficaci per gestire la malattia.

L’obiettivo europeo, accanto alla spinta sui vaccini, soprattutto con la diffusione capillare della variante Delta (qui le categorie più colpite e la previsione entro fine estate), è puntare a identificare più farmaci candidati all’avanguardia in fase di sviluppo e autorizzare almeno tre nuove terapie entro la fine dell’anno: “Questa è l’Unione europea della sanità in azione” ha annunciato Kyriakides.

La Commissione Ue elaborerà un portafoglio di almeno 10 potenziali terapie per il Covid entro ottobre, basandosi sul lavoro del nuovo gruppo di esperti sulle varianti. Visto che sono necessari diversi tipi di prodotti per diverse popolazioni di pazienti e diversi stadi e gravità della malattia, il gruppo di esperti identificherà le categorie di prodotti e selezionerà i candidati terapeutici più promettenti per ciascuna categoria in base a criteri scientifici.

Il portafoglio contribuirà all’obiettivo di avere almeno 3 nuove terapie autorizzate entro ottobre ed eventualmente altre 2 entro la fine del 2021. L’Agenzia europea per i medicinali avvierà ulteriori revisioni continue di terapie promettenti entro la fine dell’anno in base ai risultati della ricerca e dello sviluppo.

Quali sono i 5 nuovi farmaci anti-Covid in arrivo

I 5 trattamenti sono in una fase avanzata di sviluppo e hanno un alto potenziale per essere tra le tre nuove terapie Covid a ricevere l’autorizzazione entro ottobre 2021, l’obiettivo fissato dalla Strategia Ue, a condizione che i dati finali ne dimostrino la sicurezza, la qualità e l’efficacia.

Di questi, 4 sono anticorpi monoclonali in fase di revisione continua da parte dell’EMA, l’Agenzia europea per i farmaci, mentre l’altro è un immunosoppressore, che ha un’autorizzazione all’immissione in commercio che potrebbe essere estesa per includere il trattamento dei pazienti Covid.

Nello specifico, si tratta di questi farmaci:

  • nuova indicazione anti-Covid per un farmaco esistente:
    – immunosoppressore baricitinib di Eli Lilly: è un medicinale che riduce l’attività del sistema immunitario, in fase di valutazione la domanda di estensione dell’autorizzazione all’immissione in commercio per l’indicazione Covid-19
  • anticorpi monoclonali di nuova concezione in fase di revisione continua, strumento normativo per accelerare la valutazione di un farmaco promettente durante un’emergenza di sanità pubblica:
    – combinazione di bamlanivimab ed etesevimab di Eli Lilly: in fase di revisione continua
    – combinazione di casirivimab e imdevimab di Regeneron Pharmaceuticals. e F. Hoffman-La Roche: in fase di revisione continua
    – regdanivimab di Celltrion: in fase di revisione continua
    – sotrovimab di GlaxoSmithKline e Vir Biotechnology: in corso di revisione.

Perché si continua a non parlare delle cure domiciliari Covid?

Della traiettoria intrapresa dalla Commissione europea sorprende, tuttavia, che non si faccia riferimento alcuno alle terapie domiciliari in uso in diverse parti d’Italia e degli altri Paesi europei, super efficaci e ampiamente risolutive contro il Covid grave.

Tutti i dati clinici in possesso dei principali comitati rivelano in maniera evidente che, se presi in tempo e curati con i giusti farmaci, praticamente tutti i casi di positività al Coronavirus si risolvono favorevolmente, nel giro di pochi giorni. Eppure, anche in Italia, rispetto a questi trattamenti c’è da inizio pandemia un silenzio assordante.

Lo stesso ministero della Salute guidato da Roberto Speranza, il CTS e l’AIFA, nonostante le pressioni di alcuni medici e consulenti, continuano a suggerire la formula – per nulla magica e anzi pericolosa – “tachipirina e vigile attesa”. Il Covid è invece una malattia che deve essere affrontata ai primi sintomi nella propria casa, evitando così in molti casi un peggioramento verso una forma più grave che costringe al ricovero in ospedale.

Le esperienze del Comitato Cura Domiciliare Covid e di Ippocrate.org

Lo scrive chiaramente il Comitato Cura Domiciliare Covid sul suo sito di presentazione, che invitiamo tutti a consultare qualora aveste bisogno di aiuto o supporto. Il Comitato nasce da un gruppo informale di cittadini e medici creato per fornire supporto ai cittadini durante l’emergenza Covid, per scambiarsi informazioni cliniche e mettere a punto un protocollo di cure domiciliare in assenza di direttive specifiche.

L’idea è partita dall’avvocato Erich Grimaldi del Foro di Napoli, che a marzo 2020 ha creato il gruppo Facebook #esercitobianco a sostegno di medici e infermieri. Grimaldi ha attivato un rapporto sinergico tra la medicina territoriale di tutte le regioni italiane e ad aprile 2020 ha aperto secondo gruppo Facebook denominato #terapiadomiciliarecovid19 in ogni regione, con importanti confronti tra i medici dei territori sulle terapie domiciliari precoci per la cura dei positivi.

Ne fanno parte, tra gli altri, il prof. Luigi Cavanna di Piacenza, il prof. Luigi Garavelli di Novara, il prof. Claudio Puoti di Roma, il dott. Andrea Mangiagalli di Milano, in rappresentanza dei 150 “Medici in prima linea” della Lombardia, il dott. Riccardo Szumski di Santa Lucia di Piave (Treviso).

Un gruppo di medici volontari in continua crescita in tutte le Regioni, che prestano il proprio servizio in maniera totalmente gratuita a distanza, con consulenze e assistenza H24 via telefono. Un approccio, medico e etico, che dovrebbe essere la norma in un Paese come il nostro, rispetto al quale invece moltissimi medici di base hanno clamorosamente abdicato.

Il Comitato da mesi chiede che venga stabilito un protocollo nazionale di cura domiciliare e che venga rafforzata la medicina territoriale, anche attraverso la creazione in ogni Regione delle unità mediche pubbliche di diagnosi e cura domiciliare del Covid, le famose USCA previste dalla legge nazionale ma istituite solo in alcune Regioni e finite nel dimenticatoio della gestione pubblica dell’emergenza sanitaria.

Stesso lavoro, gratuito, viene portato avanti con estrema professionalità dall’associazione Ippocrate.org fondata dal dott. Mauro Rango, e da altri team di ricerca, come quello del prof. Remuzzi (delle terapie adottate e dei farmaci da assumere vi abbiamo parlato approfonditamente qui).

L’esperienza sul campo dice che il covid si può e si deve curare tempestivamente e a casa, iniziando appena appaiono i primi sintomi. Le persone vanno visitate, personalizzando le cure con l’utilizzo di farmaci già in commercio. Perché quando i pazienti arrivano in ospedale, può essere troppo tardi.

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