Covid, cosa sappiamo della variante Delta che preoccupa il Regno Unito

Il ceppo del Sars-CoV-2 proveniente dall'India sta facendo risalire i contagi nel Regno Unito

Il Regno Unito sembrava per uscire dalla pandemia grazie all’efficace campagna vaccinale Covid-19, ma a pochi giorni dalla eliminazione delle misure restrittive anti-contagio, il governo britannico ha fatto un passo indietro, valutando un rinvio. Il motivo è la sempre più forte diffusione della variante Delta, anche detta “indiana”.

Covid, cosa sappiamo sulla variante Delta (indiana): la cautela di Johnson

“Se guardiamo ai dati oggi, di nuovo abbiamo un aumento dei ricoveri, un aumento dei casi, bisogna avere cautela”, ha dichiarato Boris Johnson parlando alla Bbc a margine del vertice del G7, confermando che il governo vuole “essere cauto” nel decidere se mettere fine alle restrizioni il 21 giugno, come stabilito prima del nuovo picco di casi di Covid dovuto alla variante Delta.

“È chiaro che la variante indiana sia più trasmissibile ed è anche vero che stanno aumentando i casi ed i livelli di ospedalizzazione – ha sottolineato il premier – non sappiamo esattamente fino a che punto questo comporterà nuovi decessi, ma è chiaramente una questione molto, molto preoccupante”.

Il ceppo indiano risulta essere tra il 40% e il 60% più contagioso rispetto a quello inglese, a sua volta il 50% più trasmissibile rispetto a quello originario del Sars-CoV-2, e sarebbe responsabile della risalita della curva dei contagi, arrivati nuovamente come a febbraio a 7mila al giorno: il 91% dei casi sarebbero provocati appunto della variante Delta.

Come è stato per la mutazione “inglese” che dalla fine dello scorso anno ha spinto la seconda ondata di contagi di Covid-19, si teme che quella indiana sia più trasmissibile tra i giovani, ma di questo non ci sono ancora certezze. Si sa però che la letalità non è maggiore rispetto alle altre versioni del coronavirus.

Covid, cosa sappiamo sulla variante Delta (indiana): l’efficacia dei vaccini

Ma nel Regno Unito la preoccupazione più grande è data dalla recente notizia che tra gli ultimi decessi provocati dalla variante Delta, in 12 casi si trattava di persone che avevano da completato da almeno 14 giorni il ciclo di vaccinazione contro il Covid-19.

Uno studio di laboratorio britannico avrebbe osservato che gli anticorpi nel sangue dei vaccinati, di fronte al nuovo ceppo, hanno un’efficacia 5,8 volte inferiore rispetto al ceppo inglese.

“I 12 morti nonostante il vaccino possono essere pazienti fragili. Esistono infatti persone che non rispondono nemmeno a due dosi per colpa di problemi al sistema immunitario o di altri disturbi di salute” ha precisato Fausto Baldanti, direttore del laboratorio di virologia del San Matteo di Pavia.

In Italia al momento la circolazione della variante Delta sarebbe molto bassa, con soltanto due focolai registrati a Brindisi e Milano, ma in quest’ultimo caso la persona contagiata in una palestra era vaccinata con due dosi.

“In Italia – spiega Massimo Ciccozzi, professore di Statistica medica ed epidemiologia al Campus Biomedico di Roma – il monitoraggio indica che la variante indiana è all’1%, ma si tratta probabilmente di un dato sottostimato. Per identificarla serve infatti il sequenziamento del genoma completo del coronavirus. È un’operazione complessa che da noi non viene svolta molto di frequente”.

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