Covid, che fine ha fatto il vaccino italiano? Il punto

Il punto sullo sviluppo del vaccino made in Italy da parte delle aziende biofarmaceutiche nostrane

Avrebbe dovuto essere pronto entro l’estate, ma del vaccino italiano contro il Covid-19 non c’è traccia. Nonostante le buone intenzioni con i finanziamenti di Stato, le diverse aziende biofarmaceutiche impegnate nello sviluppo di un preparato anti-coronavirus che ci rendesse indipendenti dalle forniture estere, si limitano a contribuire in parte alla fabbricazione delle fiale per le multinazionali.

Covid, che fine ha fatto il vaccino italiano? Le aziende di infialamento

Complice la necessità di concludere al più presto la campagna vaccinale, il governo si è concentrato sull’acquisizione dei prodotti già pronti dei colossi farmaceutici, piuttosto che concretizzare la produzione interna del principio attivo, i cui diritti sono stati acquisiti tramite intese strette con Big Pharma.

Di fronte ai progetti arenati, le aziende italiane si sono quindi dedicate, attraverso accordi privati, a partecipare al processo di fabbricazione dei vaccini già esistenti, nella fasi di infialamento e confezionamento.

È il caso, ad esempio, della Catalent di Anagni che, attraverso il lavoro degli 800 dipendenti dello stabilimento in provincia di Frosinone, prepara le dosi del vaccino AstraZeneca fino a un ritmo di 1,5 milioni al giorno e che realizza anche infialamento e confezionamento del preparato di Johnson&Johnson.

Per Pfizer, in Italia, riempie le fiale del vaccino anche l’americana Thermo Fisher nello stabilimento di Monza, con l’obiettivo di raggiungere i due miliardi di dosi entro il 2021, da destinare anche al mercato globale.

Covid, che fine ha fatto il vaccino italiano? Il punto sui progetti

Emblema del ritardo italiano sulla produzione di un vaccino è il progetto forse più promettente, quello portato avanti dall’azienda biotech Reithera. La società di Castel Romano, dopo aver ricevuto i finanziamenti del governo per lo sviluppo di un preparato anti-Covid made in Italy, è stata fermata dalla Corte dei Conti in merito “all’acquisto della proprietà della sede operativa della società, per un importo di 7,7 milioni”, insufficiente per “raggiungere la soglia minima di 10 milioni di euro per la validità dell’investimento produttivo”.

Se da un parte la ReiThera continua la sperimentazione in laboratorio, prosegue lentamente anche lo sviluppo di un altro vaccino italiano tra quelli considerati in fase più avanzata: si tratta del preparato anti-Covid della Takis, portato al livello dei test sui volontari dalla Rottapharm Biotech di Monza, la quale a sua volta sta lavorando a un altro vaccino con una tecnica sperimentale.

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Covid, che fine ha fatto il vaccino italiano? Il punto