Covid, l’allarme dell’Ats Milano: non riusciamo più a tracciare i contagi. Immuni obbligatoria?

Preoccupano, e disorientano, le parole pronunciate a Sky TG24 dal direttore sanitario dell'Ats Milano Vittorio Demicheli, e rinforzate dal direttore generale Walter Bergamaschi

Preoccupano, e disorientano, le parole pronunciate a Sky TG24 dal direttore sanitario dell’Ats Milano Vittorio Demicheli, e rinforzate dal direttore generale Walter Bergamaschi.

Non riusciamo a tracciare tutti i contagi, a mettere noi attivamente in isolamento le persone. Chi sospetta di aver avuto un contatto a rischio o sintomi stia a casa” ha detto.

Milano, situazione Covid già oltre il limite

Una situazione molto complicata quella che sta vivendo il capoluogo lombardo, dove oggi lunedì 19 ottobre, come dopo ogni fine settimana, i positivi sono in calo rispetto ai giorni lavorativi solo per via del minor numero di tamponi effettuati: nelle ultime 24 ore sono stati +1687 i nuovi casi positivi a Covid in Lombardia, la metà solo a Milano.

Aumentano i ricoveri in terapia intensiva e sono in costante crescita anche i casi positivi. La situazione è critica in Lombardia, ma in particolare a Milano e nella Città metropolitana. “Occorre l’aiuto di tutti i cittadini per fermare la corsa del virus”, ha detto Walter Bergamaschi, direttore generale dell’Ats.

“Quello che più preoccupa è che nelle prossime ore il numero dei soggetti positivi possa ulteriormente incrementare e mettere sempre più sotto pressione gli ospedali. Cercheremo di rafforzare il rapporto con i medici di famiglia, che hanno un ruolo decisivo nel segnalare casi sospetti e sorvegliare i pazienti fragili” ha spiegato.

In una pandemia, quando si raggiungono certi numeri, si deve interrompere la fase del contenimento e passare a quella della mitigazione, ha aggiunto Demicheli. “Quello a cui lavoriamo in questo momento è invitare le autorità a prendere delle decisioni un po’ più incisive: quando abbiamo chiuso le attività alle 18, nella curva epidemiologica c’è stata una frenata brusca”.

Ma ciò che preoccupa Milano è “che non sappiamo esattamente in una grossa metropoli la velocità con cui il fenomeno si può verificare”. Come Varese e Monza, anche Milano era stata colpita marginalmente. Ora, proprio nelle aree meno colpite durante la prima fase della pandemia, si sta assistendo a una circolazione del virus più veloce.

Per questo, l’invito ai cittadini è “fare ciascuno la propria parte: ciascuno dovrà rinunciare a qualcosa, perché in questo momento la fase del contenimento purtroppo è inefficace”.

Come funziona la procedura del contact tracing nelle Asl

Già, il tracciamento. Nota dolente. Anche su questo fronte il Governo sta meditando su come intervenire. Con il nuovo Dpcm, firmato dal premier Conte, già viene fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria locale di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività, accedendo al sistema centrale di Immuni.

Il passaggio del caricamento del codice dell’app di un contatto positivo è delegato alle Asl. Ma da maggio, dal lancio di Immuni, la procedura è stata eseguita in maniera completamente diversa in Italia. In Veneto, per esempio, le Ulss non hanno nemmeno mai caricato i dati delle persone risultate positive per personale non adeguatamente formato.

La procedura prevede che l’operatore dell’Asl, una volta comunicato al telefono a un soggetto il risultato positivo del tampone, gli chieda anche di comunicargli il codice monouso che appare nella sezione “Impostazioni” dell’app Immuni. Scegliendo l’opzione “segnala positività”, il soggetto, una volta comunicato il codice, dovrà aspettare l’autorizzazione dell’operatore sanitario prima di poter cliccare su “Prosegui”, e i dati verranno caricati dall’operatore nel sistema.

Resta comunque il problema che scaricare l’app Immuni non è obbligatorio. Il soggetto positivo potrebbe non aver installato l’app o decidere di non comunicare il codice.

Ma ora le cose stanno per cambiare. Perché nel Dpcm 18 ottobre 2020, al fine di rendere più efficace il contact tracing, viene fatto obbligo all’Asl di occuparsene. E secondo alcune indiscrezioni, il premier Conte starebbe pensando di far diventare Immuni obbligatoria per tutti. Scaricata da circa il 13% degli italiani, e finora in grado di “scovare” pochissimi casi di positività.

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