Coronavirus nei visoni anche in Italia: paura per la nuova mutazione

Il Sars-Cov-2 ha compiuto un nuovo salto di specie e si sta diffondendo tra questa specie di mustelidi allevati per le loro pellicce

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, da giugno 2020 sono almeno 214 gli esseri umani che in Danimarca hanno contratto varianti di Covid-19 legate ai visoni di allevamento. In 12 pazienti tra i 7 e i 79 anni è stata identificata una mutazione unica del coronavirus. I primi studi mostrano che i segnali clinici, la gravità e le modalità di trasmissione in questi casi non presentano particolari cambiamenti.

Tuttavia la variante da cui sono stati infettati, nota come Cluster 5, avrebbe una combinazione di mutazioni genetiche che l’avrebbero resa più resistente agli anticorpi. Se dovesse iniziare a circolare tra la popolazione, potrebbe vanificare gli sforzi fatti finora per trovare un vaccino. Per questo il governo danese ha deciso di agire e abbattere 17 milioni di visoni.

Insieme alla Danimarca, sono 6 i Paesi nel mondo in cui visoni di allevamento sono risultati positivi al Sars-Cov-2. L’Oms ha annunciato che tra questi c’è anche l’Italia. Gli altri sono la Danimarca, i Paesi Bassi, la Spagna e la Svezia. L’Oms ha fatto il punto sui rischi collegati agli allevamenti in questi stati, rimarcando l’importanza di seguire le linee guida per evitare il contagio.

Coronavirus: come si è diffuso tra i visoni e perché è pericoloso

Il nuovo coronavirus è stato identificato per la prima volta a dicembre 2019, contagiando, fino all’inizio di novembre 2020, più di 48 milioni di persone e uccidendone 1 milione e 200mila. La comunità scientifica ritiene che sia collegato ai pipistrelli, ma la sua origine e l’ospite intermedio che lo ha trasmesso all’uomo sono ancora ignoti.

Il Sars-Cov-2 si trasmette tra esseri umani attraverso i droplet e il contatto ravvicinato, ma esistono esempi di trasmissione tra umani e animali. Sono state riportati dall’Oms diversi casi di uomini che hanno infettato visoni, cani, gatti, leoni e tigri.

I visoni sarebbero stati infettati da allevatori positivi. Questi mammiferi sono tuttavia diventati riserve del virus, contagiando altri esemplari e mettendo sempre più a rischio gli esseri umani. È infatti altamente probabile che, con il salto di specie, il Sars-Cov-2 continui a evolvere, sviluppando mutazioni che potrebbero renderlo più mortale, infettivo e resistente alla profilassi e alle terapie.

Coronavirus nei visoni in Italia: il comunicato dell’Associazione Italiana Pellicceria

Il rischio che la nuova forma di coronavirus si diffonda anche in Italia, secondo l’Associazione Italiana Pellicceria, è tuttavia molto basso, come riportato in un comunicato. “Le Asl monitorano costantemente gli allevamenti. Nel nostro Paese ci sono state solo due analisi che hanno rilevato carica virale Covid bassa. La prima è stata fatta su un visone trovato deceduto, la seconda sulle feci a terra, sotto una gabbia vicina. L’allevamento in cui sono stati fatti questi due rilevamenti è stato monitorato da agosto a oggi: sui visoni sono stati eseguiti parecchie centinaia di tamponi in tempi successivi e sono sempre e tutti risultati negativi”.

La nota arriva “in relazione ai numerosi interventi sui media riguardo all’abbattimento dei visoni negli allevamenti danesi per contenere la pandemia di Covid-19, di cui i mustelidi sono accusati di essere serbatoi”. L’associazione sottolinea di essere e voler continuare a essere “in prima linea su tutti gli aspetti legati alla sicurezza, alle buone pratiche e alla tutela. In Italia gli allevamenti sono sicuri e molto distanziati tra loro, a differenza di quelli in Danimarca, che sono tutti nella stessa area. Un grazie sincero va quindi al Ministero della Salute, che ci sta aiutando nel difficile compito di fornire chiarezza e fare informazione fondata e corretta”.

Roberto Tandini, presidente dell’Associazione Italiana Pellicceria ha spiegato di voler fornire “la massima collaborazione alle autorità pubbliche per questa battaglia epica a tutela delle persone, dei nostri stessi allevatori e dei nostri animali, e insieme ai nostri allevatori stiamo approfondendo quanto succede in Danimarca. Abbiamo chiesto di avere lo studio che ha fatto da base alla scelta della Safety Agency danese in modo da analizzarlo con i veterinari esperti su questa specie. In questo momento ci vuole rigore, equilibrio e tempestività. Ci vogliono strumenti per agire con consapevolezza e non con emotività“.

“Siamo attentissimi agli aspetti legati alla biosicurezza, e negli allevamenti vengono applicati protocolli molto severi, condivisi con le autorità competenti. Apprendiamo da alcuni articoli che sarebbero stati video-documentati operatori al lavoro non equipaggiati in maniera corretta. Tralasciamo il fatto che le immagini siano state probabilmente riprese in violazione della proprietà privata”, ha dichiarato il presidente dell’AIP. “Vogliamo considerare lo scoop dal punto di vista giornalistico e legittimarlo come azione. Ma la trasparenza richiede che siano documentati data e luogo in cui il video è stato girato, cosa di cui al momento e salvo nostro errore non abbiamo evidenza”.

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